La brochure turistica del Vallo di Diano

ATENE LUCANA

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MONTESANO SUL TAMIGI

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POLLA – IL TANAGRO

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SAN PIETRO

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SAHARA CONSILINA

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SANZAEST

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SAN RUFO – CENTRO SPORTIVO

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La leggenda dei falò e della montagna


10450851_789305127775903_3406009570340642935_n (1)*foto Roberta Franco

Persa nel tempo, da un mondo che fu, sopravvive un’antica leggenda. La leggenda della montagna e dei falò.

In un mondo lontano, in una terra vissuta da vetuste tribù ogni matrimonio era combinato. Ogni amore disegnato. O meglio designato. E doveva avvenire tra persone dello stesso villaggio. La razza del villaggio non si doveva intaccare e l’altro – quelli dell’altro villaggio – era visto come un nemico.

“Sempre è stato così e sempre sarà così”, tuonavano gli anziani. A Lei questa regola non andava giù. Stupenda ed elegante, sinuosa e sorridente non voleva la mano del figlio del capo. Voleva ribellarsi. Credeva nell’amore quello vero. E se non fosse arrivato, si accontentava di riscaldarsi vicino al falò. Ribellarsi, sì. Ma come? Le mancava un ultimo tassello per capire cosa bisognava fare. Un giorno – per caso o per destino – andò a prendere l’acqua al fiume e lo vide. Era la prima volta. Ma sembrava si conoscessero da tempo. Lui faceva parte dell’altro villaggio. Era diverso. Meravigliosamente diverso. Appena si guardarono capirono che le regole sono muri da infrangere se non ritenute giuste. Da infrangere come la montagna che divideva i due villaggi. Lei provò a dirlo al padre e anche Lui ai saggi del suo villaggio. Ma senza risultato. E così, quasi come calamiti, si incrociavano solo al fiume. Innamorandosi ogni giorno di più. E fu l’amore il tassello mancante. Ebbero la forza di ribellarsi. Di dire no. Ma furono imprigionati e fu vietato loro di vedersi. Per sempre. Il diverso fa male all’altro. Antico mantra che portava i due villaggi all’odio. E all’estinzione.

La storia arrivò all’orecchio della protettrice della montagna. Sentiva quell’amore che superava la montagna. Che penetrava i suoi boschi e impregnava le foglie. Decise di aiutarli. “Vi amate?”, chiese. “Si”, risposero. “E allora stanotte sarete uniti”, promise. La notte senza luna avvenne la magia. Lei e Lui si trasformarono grazie alla protettrice della montagna, una fata dal sorriso sempre disegnato sul volto.

I due amanti divennero falò. Uno a lato del montagna e uno all’altro. Il vento cominciò a spingere il fumo. Fin sulla cima della montagna. Lì i fumi dei due falò si unirono in una danza. Sembravano anime.  Erano uniti, assetati l’uno dell’altro. Una danza di passione e d’amore con il fumo che divenne unito. Unico. E quei due falò che pareva sorridessero. Sì, sorridevano. Per la prima volta con il cuore.

Questa è la leggenda della montagna e di come gli ostacoli si possono superare. Ma forse, leggenda non è. Chi è fortunato, chi è tanto audace o semplicemente chi è innamorato potrà trovare ancora oggi quell’antica terra e scovare le scintille dei due falò che ancora ardono come se fosse il primo giorno. E i due fumi che continuano a essere uniti.

Una sola anima.

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Un mazzo di Primule d’oro per ringraziare tutti

*istruzione per l’uso. Questo è un post che parla solo di me, quindi potrebbe annoiare. Non leggere eventualmente. 

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“Mi scusi mi dà le classifiche?”

“Le leggerai domani sul giornale”

“Beh, sarei io il giornale. Almeno credo”.

Così ha avuto inizio la mia “carriera” giornalistica, scrivendo di una corsa podistica a Perugia, che arrivava lungo corso Vannucci e della quale dovevo scrivere 15 righe e poi mettere tutti i nomi. “Perché i nomi vendono”, diceva il mio primo capo, Roberto Sabatini. Era il 2002.

Il premio Primula d’oro oltre a darmi gioia e felicità è anche una “scusa” per ringraziare. Mi piace dire grazie perché le persone aiutano a essere ciò che siamo e ciò che facciamo. E siccome mi piace quello che sto facendo e ciò che sono, senza queste persone non lo avrei mai potuto fare e non sarei potuto essere quello che sono.

Da Roberto Sabatini e Mauro Barzagna, da quella squadra magnifica della redazione sportiva del Corriere dell’Umbria ho rubato ogni cosa. E non come pensavano Maurizio Muccini e Lorenzo Fiorucci perché meridionale.  Ovviamente scherzavano e mi facevano sentire un giornalista anche dal primo giorno di lavoro. Dentro e fuori la redazione. Dandomi consigli e urlandomi ogni cosa. Con Biagio e Carmen abbiamo combattuto per anni in questa palestra giornalistica che apriva ogni giorno ma soprattutto la domenica dalle 14 a mezzanotte inoltrata, fino a quando la magia della rotativa inebriava. Il primo grazie va a loro.

Poi il viaggio verso la Maremma, la lavatrice nella Micra e Mattia davanti a tracciare la strada. Al lavoro dal primo giorno, tra quelle sconosciute cronache della nera e della giudiziaria. Senza zia Cristina Rufini sarei annegato in quel nuovo mondo giornalistico. Lei di un giornale concorrente mi ha spiegato più di chi era nella “mia” squadra. Grazie zia.

Quasi due anni in  Maremma e poi il ritorno verso casa. Falliscono le aziende. Pagano i precari.

Tornare a casa dal punto di vista professionale è stato un problema. Che fare? A distanza di nove anni però devo dire che è stata una fortuna. Le mie doti professionali non mi permettono di essere un giornalista da Espresso o da Report ma sono felice di essere sentinella di un territorio che amo. I giornalisti locali hanno il compito di vigilare su territori, che il giornalismo nazionale non ha interesse mediatico. Almeno me ne convinco per sembrare più importante di quello che sono. Una citazione della collega Sara Manisera, si occupa di inchieste internazionale e disse che il mio lavoro era importante quanto il suo. Se non di più. Parole sue.

Qui, a casa mia, i ringraziamenti sono molti di più. Sono per Gianni Molinari che fidandosi di un colloquio e di un curriculum mi ha affidato il Vallo di Diano realizzando il mio sogno da bambino, scrivere su “Il Mattino” . Qui, a casa mia ho potuto godere della piena libertà professionale. Una fortuna non per tutti e ho dato vita allo sfogatoio personale che il blog “La Mosca del Mattino”. Un’avventura che va a gonfie vele e spesso a dare il vento è quel genio del mio amico, Williams Antonio Lamattina. Grazie a lui. Tanto.

Nel tempo ho avuto la fortuna di poter entrare a far parte della grande famiglia di Italia2tv e qui ho trovato “la Carmen” che mi ha accompagnato per dieci anni a Perugia: Federica. Collega e amica. Supporti necessari per il mio essere caratterialmente e professionalmente non proprio perfetto.  Nell’ultimo anno con quell’altro genio del mio amico, Gianluigi Loco Casella ho avuto la fortuna di girare “Il Vallo perduto”. Ed è stata adrenalina pura. Grazie a loro.

Poi lo sbarco a Radio Alfa, altra grande novità nella mia vita professionale dopo un approccio amatoriale ma bellissimo. Io che leggo e parlo veloce, che ho dovuto faticare per capire l’importanza del respiro. Per fortuna quella palestra amatoriale di Radio Movida con Carlo, Nicolangelo e Nicola mi ha dato i primi supporti. Poi Alfa. E un approccio più professionale tra i consigli di Pier e la co-conduzione soprattutto con Annavelia. Italia2tv e Radio Alfa hanno un tratto in comune. L’essere famiglia professionale. Stupendo. Grazie a loro, senza queste due redazioni sabato non avrei potuto provare la felicità di quel premio.

Ecco al di là di tutto, al di là del peso di ogni premio c’è l’emozione. E io ho provato felicità. Pura.

Grazie ai migliaia di voti e di commenti successi. Non per il premio. Ma perché mi avete fatto felice.

 

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Le 20 cose che non sapevi de “Il Vallo perduto”

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Quest’anno su Italia2tv, emittente televisiva per la quale lavoro, ho avuto la fortuna di poter creare e portare avanti la trasmissione “Il Vallo perduto”, alla ricerca di storie, strutture e luoghi abbandonati del territorio. Cicatrici di un territorio martoriato. Un programma che ha riscosso un discreto successo anche e soprattutto grazie a Gianluigi “Loco” Casella, regista, cameraman e soprattutto compagno di avventura e ricercatore di verità.

Ma ci sono curiosità che non sono note di questi sei mesi di programma. E se interessano. Eccole.

  1. In venti puntate abbiamo percorso 1.020 chilometri circa.
  2. Abbiamo spesso inquadrato la Peugeot 308 non perché pubblicizzati ma perché è la mia auto. E senza di lei era impossibile fare questo programma. Quella di Loco è rotta. Sempre.
  3. Nella puntata di Monte San Giacomo ho fatto un volo di circa tre metri a causa di una asse di legno che è ceduta. Ho riportate ferite alle gambe e al petto.
  4. Nella puntata delle Terme di Montesano siamo stati controllati dai carabinieri dopo 5 minuti dal nostro arrivo. Avevano segnalato la nostra presenza.
  5. La puntata delle Terme di Montesano non doveva andare in onda nei nostri progetti perché non eravamo riusciti ad entrare nella struttura. Poi è stata tra quelle più viste.
  6. Se non fosse stato per Amerigo e Pepinho ancora staremmo nella contrada Mandranello di Padula. Abbiamo bucato, stava imbrunendo e non sapevamo come fare.
  7. Nella puntata della centrale idroelettrica di Pertosa a farsi male è stato Gianluigi Loco Casella. Tra rovi e fossi ci stava rimettendo una gamba. E’ ancora vivo.
  8. Dopo le nostre puntate è stato chiuso l’accesso della chiesa del Rosario (molto pericoloso) e sono intervenuti – chiudendo purtroppo – sulla strada Roscigno-Sacco.
  9. Abbiamo avuto diversi accompagnatori-amici nel corso delle puntate. Alla fine il viaggio è stato anche un modo per confrontarci: Angelo, Eliseo, Marco, Roberto, Amerigo, Pepinho, Marco. E’ stato un vero piacere.
  10. Dopo la puntata sullo sconosciuto di Petina, ci ha contattato l’associazione Penelope la quale, con il sindaco di Petina, ha scritto alla Procura per avere informazioni.
  11. Dopo la puntata su Isabella Panzella siamo stati contattati da alcuni giornalisti della Rai per avere maggiori informazioni e l’associazione Aretusa si è interessata – ancor di più – al caso.
  12. Siamo stati gli unici giornalista televisivi ad entrare nello spiazzale della Treofan una volta chiusa. La fortuna di trovare un cancello aperto. Ma per loro, i 78 dipendenti è ancora chiuso.
  13. La puntata più vista è stata quella sulla Sicignano-Lagonegro. Sospensione dolorosa.
  14. La musica e le atmosfere sono state scelte da Gianluigi Loco Casella. Stranamente ispirato.
  15. Il luogo che mi più mi ha affascinato è stata quello dello Scialandro a Montesano (un bosco architettonico di salici piangenti ferrosi e pilastri come pini inermi). Mi ha emozionato entrare nella chiesa di Santa Maria a Polla e ho provato dolore nell’entrare nella casa di Isabella Panzella. Luogo dove probabilmente è stata uccisa. Così come studiare la piscina di Buonabitacolo dove fu ucciso Antonio Pascuzzo.
  16. Non c’è stata alcuna censura. Solo un video è scomparso – per colpa della telecamera – che raccontava lo schifo della stazione di Sala Consilina. Ci torneremo.
  17. Torneremo l’anno prossimo. Abbiamo avuto oltre 100 segnalazioni dal solo Vallo di Diano e Alburni.
  18. Abbiamo rischiato che la trasmissione si concludesse alla terza puntata. Gianluigi si lamentava troppo. Poi l’ho picchiato.
  19. Per ora non abbiamo ricevuto denunce. Qualche “consiglio” interessato che non abbiamo ascoltato.
  20. La grafica del microfono con le scritte che sembrano scivolare è un colpo di fortuna. La pioggia ha bagnato la scritta e ha provocato questo effetto.

Le puntate sono tutte visibili sui canali YouTube di Italia2 e sulla pagina Facebook de Il Vallo perduto. https://www.facebook.com/IlValloPerduto/

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“Scegliete da che parte stare”. Nel ricordo del carabiniere Claudio Pezzuto

downloadFebbraio 1992. Il 12. Falcone e Borsellino sono ancora in vita, la Mafia sta progettando il loro martirio. Diventeranno eroi. Loro malgrado. Diventeranno esempi da seguire, storie di persone che hanno scelto da che parte stare. Storie da raccontare per continuare a scegliere la parte giusta. Ma sono ancora vivi, quel giorno. Quel giorno che due carabinieri persero la vita trucidati da due camorristi. Falcone e Borsellino erano dalla parte giusta già quel giorno.

La parte dove, stava – da tempo – Claudio Pezzuto.  Un salentino, di vicino Lecce, che aveva indossato la divisa per difendere gli altri. Aveva scelto l’Arma per tutelare i diritti, non tralasciando l’hobby della fotografia. Viveva di amore e passione, Pezzuto, l’amore per la divisa, per la moglie Tania, per gli altri. E per suo figlio appena nato. Innanzitutto.

Febbraio 1992. Il 12. Le 20 circa a Faiano di Pontecagnano. Una jeep è parcheggiata in piazza Garibaldi. Ha una targa di cartone. Claudio Pezzuto e Fortunato Arena sono di pattuglia, notano l’incongruenza e decidono di controllare. Pochi secondi. D’inferno. Oltre 50 colpi vengono esplosi da due camorristi, uno era in auto, l’altro in una cabina telefonica. Arena muore sul colpo, Pezzuto fa da scudo a due giovani, salva loro la vita e poi cade.

Ma no. Non cade. E’ ancora in piedi. Sono entrambi ancora in piedi, Arena e Pezzuto. Pezzuto l’ho visto oggi in piedi, fiero nella sua divisa, con un sorriso quasi timido. Guardava nel volto gli studenti che ascoltavano la sua storia. L’ho visto negli occhi di sua moglie Tania che non si è arresa mai da quel 12 febbraio 1992. L’ho visto soprattutto nelle parole quasi sottovoce ma nette, dure di Tania. Parole che sono arrivate al cuore. Hanno zittito il brusio degli studenti e fatto mettere sull’attenti Pezzuto al fianco di sua moglie. Della moglie che indossa la sua medaglia d’oro al valore militare. La moglie che ha affrontato parole distorte di ministri sbadati, la moglie che è morta dentro quel 12 febbraio, la moglie che ha sempre saputo da che parte stare e che anche oggi portando la testimonianza di quanto accaduto, di due eroi normali, ha indirizzato quegli studenti di Atena Lucana e Sala Consilina verso la parte giusta. Quella di Pezzuto.

L’ho visto oggi, quando Tania ha salutato gli studenti ed è andata via. Era al suo fianco. Fiero. E con un sorriso quasi timido.

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*L’evento è stato organizzato ad Atena Lucana nell’Istituto comprensivo Sala Consilina con la dirigente scolastica Patrizia Giovanna Pagano, e le collaboratrici della Dirigente Michelina Siciliano, Rosa Mega.

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Renzi a Sassano l’ho visto così

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Oltre cinquecento persone ad applaudirlo, più di un’ora di fila per farsi firmare il libro “Un’altra strada” e un one man show di circa 60 minuti per parlare del futuro e dei “disastri” messi a segno dal governo. Matteo Renzi, per la prima in assoluto, sbarca nel Vallo di Diano e lo fa a “casa” del presidente del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Tommaso Pellegrino, “renziano” della prima ora: ovvero a Sassano. Matteo Renzi è arrivato nel cineteatro intitolato a Totò scortato dall’onorevole Maria Elena Boschi. Se sui social il suo arrivo è stato accolto con diversi insulti e contrarietà nella vita reale invece solo strette di mano, selfie e applausi. “Sono molto legato a queste terre, da ragazzo – racconta Renzi sul palco in camicia bianca e circondato dai bambini di Sassano – con mio padre rappresentante commerciale attraversavamo l’Italia fino in Sicilia e ci fermavano sempre in queste zone, soprattutto tappa fissa a Salerno, per San Matteo. Ben prima che fosse San De Luca”. E’ solo una delle battute con le quali Renzi racconta il suo libro, cerca di affabulare il pubblico e criticare il governo Salvini-Di Maio. Dal premier della Lega, “Salvini – rimarca con Pellegrino seduto in prima fila – è uno che cambia idea sempre, da giovane era comunista, ora è quello che vediamo, tra dieci anni sarà marinaio di una nave Ong per salvare i migranti. La sua idea di futuro è quella della paura, del buio e del pessimismo, bisogna evitare la deriva salvinista” a quello del Movimento 5 Stelle, “Con Di Maio lancio una sfida di italiano e gli concedo tre congiuntivi di vantaggio. La macchina economica dell’Italia già sbuffa e le loro promesse si stanno dimostrando vane”. Battute e slogan ma anche progetti su un futuro politico fatto di positività hanno caratterizzato l’intervento di Renzi. “Dobbiamo ripartire da sindaci come Tommaso Pellegrino, da amministratori che amano il proprio territori e fanno di tutto per arricchirlo, dobbiamo partire dall’accoglienza giusta e non dalla ‘è finita la pacchia’ e poi migranti di 14 anni perdono la vita in mare”. Le pagine del libro scivolano tra i parallelismi soprattutto sportivi e portano alla fine del libro che sembra tanto essere un inizio per un nuovo capitolo di campagna elettorale pur se “supporteremo Zingaretti e i suoi”, dice in merito al Pd. Renzi pungolato a termine delle firme parla del territorio, smentisce che lo sblocca Italia avrebbe potuto nuocere a un territorio come il Vallo di Diano con l’incubo incombente – da parte della popolazione – dell’arrivo delle trivelle “ma serviva per aprire i cantiere e far muovere l’Italia, con decisione certe e non tentennanti tra un ministro di un colore politico e uno di un altro”. Sulla questione del Tribunale di Sala Consilina invece il senatore del Pd interviene lontano dai microfoni ricordando che si è trattata di una decisione di un governo tecnico. Medesima posizione per l’onorevole Boschi. “I tagli dall’alto senza tenere in considerazione il territorio sono sbagliati e occorre attenzionare quanto avvenuto ed eventualmente porre rimedio”. La Boschi ricorda anche i tanti finanziamenti da parte del governo Renzi destinati alla provincia di Salerno. “Abbiamo dato cura alle aree interne con finanziamenti previsti per le scuole a Polla, ad esempio, oppure – continua – per strutture a Sapri. Molti sindaci hanno potuto godere delle nostre azioni”. L’onorevole Boschi è stata indicata da Renzi, dal palco, ricordando anche gli eventi dei genitori. “Sia chiaro – dice Renzi – se i miei genitori verranno giudicati colpevoli dovranno pagare, ma per ora le uniche sentenze sono contro Travaglio. Anzi un bonifico è arrivato proprio ieri”. E giù applausi. Di cinquecento persone che hanno assistito alla presentazione-comizio del libro di Renzi che pur se esordisce dicendo “non sono qui per chiedere voti”, sembra voglia pensare a un futuro prossimo targato Matteo. Renzi, nel suo caso.

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Cosa resta dell’otto marzo? La risposta delle donne del Vallo di Diano

Politica, scuola, sociale e imprenditoria. Claudia Colitti (membro del Pd nazionale), Tania Esposito (presidente della consulta delle amministratrice), Giusy Salerno (consigliera comunale e operatrice sociale), Liliana Ferzola (dirigente scolastica) e Micaela Spinelli (imprenditrice con la Cervati Vivai) rispondono a sei domande sulla situazione delle donne nel Vallo di Diano.

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Qual è la sua opinione sul ruolo della donna nel Vallo di Diano, dal punto di vista politico, lavorativo e sociale?

CLAUDIA COLITTI: “Le donne nel Vallo di Diano stanno dimostrando di non essere solo una quota stanno dimostrando che tutte insieme unite in maniera sinergica possono raggiungere grandi risultati. La consulta delle amministratrici del vallo di diano e alburni ha dato prova di impegno e serietà col documento redatto per la questione del punto nascite di polla. Ci stiamo facendo apprezzare per impegno e tenacia i primi frutti tangibili della nostra dedizione sono tangibili con le primarie Pd 2019 con oltre me, Gaetana Esposito, Carmen Costa, Concetta Pinto originaria del Vallo”.

TANIA ESPOSITO. A” mio avviso purtroppo nel nostro territorio la donna occupa in ambito politico, lavorativo e sociale un ruolo ancora troppo marginale, si parla tanto di parità di genere ma a mio modesto parere tutto ciò non viene messo in atto concretamente, siamo tenute sempre a dimostrare quando valiamo quello che sappiamo fare e questo non è assolutamente giusto, noi non dobbiamo dimostrare niente a nessuno proprio come fanno gli uomini, dobbiamo solo impegnarci e lavorare bene per svolgere al meglio il nostro mandato amministrativo, dobbiamo essere portavoce dei nostri elettori e sostenitori per cercare soluzioni alle varie problematiche che ci vengono sottoposte e soprattutto dobbiamo interfacciarci in modo continuo e costante con la nostra gente, questo vuol dire fare una buona Politica, sono però convinta di una cosa, le donne con la loro sensibilità e caparbietà riusciranno a ritagliarsi dei ruoli importanti sia politicamente che lavorativamente, noi siamo molto pazienti sappiamo aspettare e sono sicura che tra non molto tempo tantissime poltrone saranno occupate da Donne e questo accadrà anche nel nostro territorio”.

LILIANA FERZOLA. “Parlare della donna è una semplificazione ma necessaria. Tranne poche eccezioni ancora oggi chi svolge ruoli non convenzionali è guardata con una lieve diffidenza- Malgrado la presenza di più donne nei consigli comunali continuano a svolgere ruoli gregari rispetto a quelli svolti dagli uomini Di solito: servizi sociali scuola assistenza ecc… Cioè i ruoli di cura tradizionalmente svolti dalle donne in ambito familiare. Sono solo una estensione dei ruoli svolti in famiglia. Temo una regressione di natura culturale, non legata ai casi eclatanti ‘ maltrattamenti fisici o ricatti sull’uso del denaro ecc…’ ma decisamente peggiore perché attiene alla quotidianità. Ci sono donne dirigenti scolastici ma in proporzione decisamente inferiore al numero di presenze femminili nel mondo scolastico. Anche per questo le retribuzioni non sono equiparate alle altre dirigente pubbliche di pari livello”.

GIUSY SALERNO: “Sono tante le donne che, sul territorio, esprimono talento, potenziale e competenze a più livelli e in più settori. Se sul piano formale esiste un riconoscimento perché imposto dalla legge, sul piano sostanziale non sempre è cosi. Penso che il vallo di Diano sia culturalmente impreparato ad esprimersi in merito al riconoscimento del ruolo della donna in termini di diritti e di opportunità e a prescindere dall’impegno pubblico o sociale che questa riveste. Siamo ancora lontani dal principio civico e civile della parità di genere”.

MICAELA SPINELLI: “Da donna ritengo che la figura femminile nel Vallo di Diano abbia avuto un’evoluzione nel corso degli ultimi anni. Sono sempre più le figure imprenditoriali femminili, attive e capaci, che non hanno niente da invidiare a quelle maschili”.

 

Secondo Lei perché non c’è nessun sindaco donna?

CLAUDIA COLITTI: “Il sindaco donna il Vallo di Diano lo ha già avuto a San Rufo con l’avvocato Gianna Pina Benvenga che ha dato prova di grande capacità impegno e dedizione. A Padula poi Caterina di Bianco alle ultime elezioni è stata candidata a sindaco”.

TANIA ESPOSITO: “Non c’è nessun Sindaco donna perché fino a due anni fa, soprattutto nei nostri territori si è sempre vista la figura maschile come rappresentante politico, quindi anche nell’immaginario collettivo vedere una Donna Sindaco era alquanto impensabile. Oggi le cose stanno iniziando a cambiare e sono sicura che se noi Amministratrici continuiamo a svolgere e portare avanti il nostro lavoro così come abbiamo fatto finora ben presto anche nel Vallo di Diano ci saranno Sindaci Donna”.

LILIANA FERZOLA: “Non ci sono sindaci donne perché si propongono meno le donne stesse: in parte perché non possiedono totale autonomia rispetto alla famiglia di cui devono continuare a prendersi cura ma anche perché nei giochi di potere sono ancora meno attrezzate a non farsi fregare nelle strategie. Le donne che si occupano di ruoli tipicamente maschili conservano sensi di colpa che ne inibiscono l’espressione piena, questo perché anche i compagni più emancipati non contribuiscono spontaneamente , sostituendosi alla donna quando il bambino ha la febbre o manca il lane o la nonna deve andare dal medico ecc…”.

GIUSY SALERNO: “Credo sia sempre legato ai condizionamenti culturali e stereotipati del contesto di appartenenza. Ma sono abbastanza fiduciosa in un’inversione di tendenza. Spero di vedere presto un sindaco donna. Più di uno”.

MICAELA SPINELLI: “Dal punto di vista politico forse siamo ancora indietro, essere sindaco vuol dire mettersi continuamente a disposizione della comunità e viverla pienamente, una donna che decide di realizzarsi come madre e lavoratrice non credo possa riuscire pienamente in questa missione”.

 

Cosa pensa delle quote rosa?

CLAUDIA COLITTI: “L’introduzione delle quote rosa inizialmente non vista di buon occhio perché imposta, si è rilevata una felice intuizione del legislatore la donna abituata all’impegno su più fronti lavoro casa famiglia può dare un valore aggiunto alla politica e con impegno e sensibilità può sicuramente concorrere al ben amministrare portando equilibrio”.

TANIA ESPOSITO: “Partiamo dal concetto che non mi sento assolutamente una quota rosa, ma una donna capace di affrontare con la propria testa e le proprie capacità il mio mandato amministrativo, devo però precisare che dobbiamo ringraziare il Ministro Delrio perché grazie a lui tante Donne hanno iniziato a muovere i loro primi passi nel mondo della politica, ora tocca a noi conquistare ruoli sempre più importanti”.

LILIANA FERZOLA: “Delle quote rose penso ancora oggi bene, mi rammarica il fatto che non siano effettivamente rispettate: le donne partono da una condizione di svantaggio culturale che può essere parzialmente recuperato offrendo loro qualche chance. È vero che con.le quote molte i che hanno avuto spazio ma è altrettanto vero che di cretini che ricoprono ruoli importanti ce ne sono tanti. Che vi sia qualche donna , anche cretina, sarebbe indice di parità.  Chiaramente sto generalizzando”.

GIUSY SALERNO: “Il principio delle quote rosa, sempre sul piano formale, rappresenta lo strumento normativo finalizzato a tutelare la parità di genere all’interno degli organi rappresentativi. Quando è stato concepito, certamente ha avviato un processo di cambiamento necessario. Ma nella sua attuazione pratica mi impone qualche riserva. Mi viene da pensare ad un principio che rischia di diventare paradossalmente e ulteriormente discriminatorio”.

MICAELA SPINELLI: “Il Vallo è pieno di donne preparate, tenaci e volenterose che non necessitano di privilegi per trovare un occupazione lavorativa”.

 

Ha incontrato particolari difficoltà nella sua vita lavorativa e politica legate all’essere donna?

CLAUDIA COLITTI: “Personalmente non ho mai avuto difficoltà derivanti dall’essere donna. in qualunque ambito mi sono approcciata con umiltà coerenza e dedizione caratteristiche che mi hanno portato a raggiungere buoni risultati”.

TANIA ESPOSITO: “Sinceramente non ho incontrato particolari difficoltà nella mia vita politica e lavorativa per il solo fatto di essere Donna, devo dire che avendo un carattere molto forte e ben delineato è davvero difficile che mi possa trovare in determinate situazioni anche perché se devo far valere quelli che sono i miei diritti lo faccio con la forza e la determinazione di una guerriera”.

LILIANA FERZOLA: “Si ho incontrato serie difficoltà non per il lavoro Ma quando svolgeva dei ruoli amministrativi e politici , sinceramente non perché fossi percepita bene o male o con pregiudizi, semplicemente perché non avevo riferimenti reali, esempi al femminile. Ero io a dover superare i pregiudizi nei miei confronti in quanto donna. Poi , se ricopri incarichi di grande potere non ti vedono donna ma come persona che può esercitare il proprio potere a vantaggio di chi ti sta accanto. Un altro problema consiste nel fatto che da donna non puoi sbagliare. Se sbagli ti giochi tutto. Un uomo può fare il galante se è al potere, anzi sembrerebbe essere una caratteristica che rende più suggestivo il ruolo. Se lo fa una donna può essere anche brava e competente ma tutto quanto c’è di buono viene offuscato dallo pseudo controllo sociale.  Di questi problemi non ne ho avuti quando sto abbastanza avvenente, un po’ facevo paura, nessuno voleva rischiare. Ma devo confessare che mi sono sentita molto più a mio agio man mano che con gli anni ero meno avvenente”.

GIUSY SALERNO: “In ambito lavorativo no. Piuttosto il contrario. D’altra parte lavoro in un contesto on cui l’ 80% dei lavoratori è donna. In ambito politico devo ammettere che, a fasi alterne, ho incontrato delle difficoltà. Ricoprire un ruolo istituzionale non è condizione sufficiente per vedere garantito il proprio diritto alla partecipazione. È il discorso delle quote rosa. Se rimane un principio imposto da una legge e non viene accompagnato dal riconoscimento pratico e concreto del diritto a determinarsi dal punto di vista decisionale, rimane una funzione solo strumentale e, dunque, oltremodo discriminante. Ho vissuto esperienze in cui ho dovuto fare molta fatica a trovare una collocazione e a dare il mio contributo”.

MICAELA SPINELLI: “Minime sono state le difficoltà riscontrate all’inizio della mia attività lavorativa legate all’essere donna”.

 

Cosa rappresenta per lei l’otto marzo? 

CLAUDIA COLITTI: “L’8 marzo è la.giornata dedicata alle donne che meritano rispetto tutto l’anno questa giornata deve essere una giornata di riflessione sul ruolo.e le capacità della donna”.

TANIA ESPOSITO. “Per me l’8 marzo rappresentanza la forza delle donne, la donna non ha bisogno di essere festeggiata ma di essere celebrata per le numerose battaglie portate avanti negli anni per conquistare i propri diritti e la propria libertà e lo sta’ continuando a fare con la stessa grinta e la stessa sensibilità che da sempre contraddistingue il fatto di essere Donna”,

LILIANA FERZOLA: “L’otto marzo mi infastidisce. Da adolescente e da donna impegnata per le donne lo vivevo come un impegno emotivo e fisico , mi sentivo responsabile , di dare esempio, di favorire li freddo di altre donne nella vita politica ecc. Tanti ideali sono serviti ma tanti altri mi hanno generato una grande sofferenza. Preferisco ignorarlo”.

GIUSY SALERNO “Una commemorazione. E come tutte le commemorazioni rimanda al ricordo di eventi drammatici. Ovviamente a episodi gravi di violenza, discriminazioni e abusi sulle donne. Da tempo il concetto di commemorazione è stato reinterpretato con l’attribuzione di un significato diverso. Si parla di festa e si scambiano gli auguri. Un po’ come con voler dimenticare. E questo un po’ mi spaventa. Il tema della violenza di genere è più che mai al centro dell’attenzione e va affrontato. Dimenticare, divenire omertosi, silenti, ci rende solo complici”.

MICAELA SPINELLI: “Trovo banale l’otto marzo riempire le donne di mimose quando ogni giorno in tante vengono maltrattate se non uccise”.

 

Cosa propone per rendere il Vallo di Diano maggiormente rappresentato da donne?

CLAUDIA COLITTI: “Il legislatore ci ha consentito di essere presenti, sta a noi dimostrare sul campo le nostre capacità affrontando le problematiche con impegno e trovando soluzioni condivise che nascano da un confronto quotidiano serio e costruttivo .Invito quindi le donne a proporsi e farsi avanti con coraggio e convinzione e a non arrendersi mai”.

TANIA ESPOSITO: “Io sono la Presidente della Consulta delle Amministratrici del Vallo di Diano e Tanagro un organo istituzionale composto da 54 Amministratrici nato proprio per tutelare a 360 gradi la figura della donna, Noi stiamo portando avanti varie battaglia e la nostra soddisfazione sta’ nel fatto che tante persone stanno iniziando a prendere coscienza del nostro operato, dobbiamo continuare su questa strada perché solo in questo modo i nostri elettori inizieranno a capire che la politica fatta da Donne porterà una svolta positiva al nostro territorio. Un piccola vittoria l’abbiamo conseguita il 3 Marzo con le primarie del Partito Democratico infatti sono due le donne Amministratrici che sono state elette rispettivamente al nazionale e al regionale, una delle due sono Io e ne sono particolarmente fiera, cercherò di rappresentare al meglio le esigenze del mio territorio cercando con un lavoro onesto e duro di ridare un nuovo volto al PD”.

LILIANA FERZOLA. “Dipende da quello che le donne vogliono per sé e come impegno sociale e politico. Ne vedo tante che passano il tempo propendendo le labbra nei selfie…Ma fortunatamente ne vedo tante altre che perseguono obiettivi nobili- Penso ancora che la nostra società e il nostro pil possono migliorare con una maggiore presenza femminile nei luoghi di potere. È l’unica rivoluzione non ancora tentata. A provare non ci sarebbe nulla da perdere. Comunque una riflessione sulla mia vita . Le esperienze non convenzionali mi hanno consentito di crescere ed hanno rappresentato una possibilità per altre donne ma ho pagato un prezzo”.

GIUSY SALERNO: “Altra domanda difficile. Sarebbe facile rispondere con un invito alle donne ad una maggiore partecipazione. Ma, come ho già detto, non basta. E sarebbe retorica. Non ha senso sedere su una poltrona se non si matura prima la consapevolezza dei propri diritti e della responsabilità ad essi legata. Se gli uomini, con le dovute eccezioni ovviamente, non sono culturalmente preparati a concepire una visione della donna diversa dai propri stereotipi mentali, molto spesso e’ la donna stessa a rimanere imbrigliata in meccanismi stereotipati che non le consentono di autodeterminarsi .
Penso ci sia tanto da fare. Sarebbe utile promuovere momenti di sensibilizzazione, di apertura ai confronti. Io credo molto nel principio della sorellanza, della cooperazione. Credo che sia questa la strada giusta. È nato di recente nel vallo di Diano un comitato di libere cittadine che ha avviato le prime riflessioni sul tema della donna e del ruolo che riveste nella società in cui viviamo. Penso possa partire da lì una nuova rivoluzione culturale che spinga alla consapevolezza dell’uguaglianza di diritti senza scadere nelle lotte di supremazia. Questo è bene sottolinearlo. L’idea che le donne vogliano usurpare diritti o poteri all’uomo, in qualsiasi contesto, è una favola senza fondamenta, tirata fuori all’occorrenza nel misero tentativo di inibire processi di cambiamento. Il cambiamento spaventa. Ma tali processi vanno favoriti. Percorsi di crescita sociale e istituzionale vanno favoriti con il contributo di tutti, insieme, camminando affiancati e seguendo lo stesso passo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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