Ham ammett

hammamet

Ham ammett che piacciono i leader con le ombre. Con la mano lunga che fanno cadere le briciole per sfamarci di illusione.
Ham ammett che sono figli nostri, del nostro sogno di essere così. Dominatori e finti magnanimi per dare un balsamo al nostro animo.
Ham ammett che i padri padroni che amiamo sono da idolatrare sempre. Anche quando ne escono le cattiverie o peggio ancora i reati. Che siano leggi razziali, che siano mani pulite, che siano amicizie con la mafia, che siano parentele con le banche, che siano verdi di odio fino a riempire 49 milioni di buco.
Ham ammett che giustifichiamo i peccati dei capipopolo per giustificare i nostri.
Ham ammett che la Storia non insegna tanto se non che si ripeterà.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Tredici

tredici

Tredici è il numero degli scommettitori. Numero di antica memoria, di schedine al Totocalcio e domeniche di serie A. Di radio, del calcio minuto per minuto. Di Ciotti e Ameri. Tredici per vincere un futuro o almeno sognarlo per novanta minuti. Tredici: il numero degli scommettitori. E di chi forse, come loro (o noi), scommette, ancora e per sempre sull’Amore.

Abbiamo bisogno di scommesse e di amore. Del brivido dell’imprevedibile. Di un futuro da costruire e ricostruire. Di una emozione improvvisa, di un gol al novantesimo, fuori casa, che sblocchi il risultato. Di adrenalina. Di amore e adrenalina. Abbiamo bisogno anche di Dalila e – pur se meno – di Michele. Di un amore e di un futuro da disegnare insieme. E loro così fanno. Di una sopravvivenza universitaria, tra libri, amori, liti e mani che vogliono creare. Mani divine. E di una officina che prende forma e viaggia nel mondo reale. Ma è qualcosa da sogno.

Un tredici che nasce nella città. Anche se i nostri eroi sono eroi nostrani. Eroi come tutti coloro che resistono alle intemperie. Alle paure.

Il mare di Salerno, ottobre, il tramonto e un romanticismo che non ti aspetti. Un pezzo di legno che traspare vita.  “Può diventare qualcosa”. Dice uno dei due. 

E allora la schedina per il tredici comincia a essere compilata durante la passeggiata, mano per la mano. Forse. Ma di certo cuore nel cuore. Come chi sa di essere amato e di amare.

“Iniziamo ad intrecciare il filo di ferro”. E allo stesso tempo intrecciare le vite. Imparano l’uno dall’altra. Dallo stappare la birra con un accendino, all’unire dei pezzi di stoffa con ago e filo. Chi insegna cosa a chi, è facilmente deducibile.

“Lo scatolone si riempie, l’officina prende forma. È ora di uscire allo scoperto”. Lo urlano a loro stessi. Poi agli altri.

Febbraio dell’anno scorso, tredici ovviamente, ecco “OFFICINATREDICI”. Il lavoro che diventa amore. O viceversa, i confini sono labili. Indefiniti.

“Tredici perché è la maglietta che indossavo quando riscaldavo le panchine”, lo dice lui. Tredici perché è una scommessa ma loro, troppo giovani e troppo innamorati non lo possono sapere. Ancora.

Officina perché si usano le mani e “poi perché suonava molto bene. E nel caso fortunato è meraviglioso che voi incontraste un nostro lavoro, un nostro progetto, non avrete di certo difficoltà a riconoscerlo. Sarà quello brevilineo, grezzo, poco arrogante, che assomiglia ad una cosa fatta con amore, amore inteso come un mazzo di poesie non ancora scritte e una discreta predisposizione ai baci, insieme. Mal che vada, e a conti fatti, ci saremo divertiti, sul serio”.

Come è giusto quando si compila una schedina del Totocalcio, la guardi ancor prima che inizino le partite e ti sembra talmente buona da essere già vincente, tanto che vorresti ritirare il montepremi sin da subito. E sogni per quella scommessa che potrà cambiarti la vita.

La scommessa dell’Amore.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Personaggio dell’anno 2019: Michele Gentile

michele gentile

Sognatore, visionario, un po’ Don Chisciotte e un po’ Willy Wonka, Michele Gentile, l’ideatore del “Libro sospeso” e lo scambio libri con la plastica è l’uomo dell’anno per il giudizio insindacabile della Mosca.

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

La favola di Natale 2019. Gennaro l’eroe. E i suoi aiutanti

COVER_DEF.jpgTutto ebbe inizio in un freddo 29 ottobre. Gennaro venne alla luce tra pianti e sorrisi, come ogni bimbo che si rispetti. Ma non sapeva, il nostro protagonista, di essere un eroe. Di essere come una formica, forte e tenace.

Lo saprà dopo. O ancora non lo sa e continua a esserlo.

E’ un eroe e da vero eroe neanche nella giornata di oggi vuole lasciare i suoi amici del Bambin Gesù. Si, è vero, aveva scritto a Babbo Natale per tornare finalmente a casa e trascorrere il primo Natale a casa coi suoi, ma Santa Claus ha deciso che dovrà restare ancora un po’ con i suoi amici per dar loro la forza di resistere.

Tutto ebbe inizio, dicevamo, in un freddo 29 ottobre del 2018 che – a dir la verità – subito si scaldò di fronte a quegli occhi grandi come perle. E all’inizio gli Dei della rarità lasciarono stare un po’ Gennaro, il nostro eroe in miniatura. Gli fecero gustare i piacere dell’essere un bebè normale, quasi con la malignità di fargli sapere cosa potesse perdere. Se non fosse stato Gennaro l’eroe, ovviamente.

Dopo un mesetto, ecco il primo cenno, il primo ghigno degli “Dei della cattiva rarità”. Gennaro pian piano comincia a diventare giallo. I pediatri, all’inizio, dicono che è ittero fisiologico che passerà. Ma ci sono degli aiutanti nella storia del nostro piccolo guerriero della Luce: sono mamma e papà. Capiscono che qualcosa non va e allora non cedono di un passo e a Lagonegro trovano il problema che gli Dei maligni della rarità hanno riversato su Gennaro: l’atresia delle vie biliari. Gennaro praticamente non ha i tubicini all’interno del fegato dove passa la bile per andare nell’intestino. Un bel guaio per un bambino che a soli 40 giorni di vita dovrà effettuare un primo intervento. La nostra storia ci porta al 19 dicembre quando un bebè che ha la forza di un gigante entra in sala operatoria per la prima volta per effettuare un intervento assai delicato. Che non tutti … bhe avete capito. Anche gli eroi più forti rischiano. Ma Gennaro ha una vitalità innata, stupenda. Invadente e coinvolge genitori e sorellina, parenti e amici. Sono tutti più forti grazie a lui.

Tuttavia il nostro eroe ha bisogno di un altro aiuto per battere il Male, un fegato nuovo ma a quell’età come potrebbe fare. Già come potrebbe fare? Alza gli occhi il piccolo e guarda negli stessi, ma più grandi, del padre. La nostra favola al giorno quando prima il suo papà e poi Gennaro entrano in sala operatoria, un intervento lunghissimo perché in sala operatoria sono insieme e la mamma vive ore d’ansia fuori. Ma gli eroi sono due, il papà, infatti, nel frattempo ha cambiato stile di vita e il suo fegato è perfetto. L’intervento riesce perfettamente. Le sfide però per il nostro immenso Gennaro non terminano qui. Deve affrontare ancora, con gli uomini in bianco che forse lui vede come nemici ma che lo aiutano nel far ardere quella scintilla che gli brucia dentro, sfide complesse. E’ un anno arduo, il primo di vita di Gennaro. I muri dei dei maligni aumentano e Gennaro aumenta la forza per abbatterli, distruggerli, annientarli. E’ un supereroe come quelli dei fumetti, è un esempio per chi lo vive e per chi lo conosce anche in modo indiretto.  Gli ostacoli non smettono di essere messi sul cammino della sua vita. Poi piano piano, passettini, passettini, Gennaro è pronto per essere trasferito in reparto dopo un mese di sala intensiva. Ma ancora altri guai e altri muri da abbattere. E’ un super eroe forte e paziente il nostro amico, non c’è che dire.

Il 14 agosto finalmente esce dalla ospedale purtroppo per pochi giorni. Ma tutti cominciano a conoscere l’identità di un esempio così piccolo e così grande. Altro ricovero, altra prova di forza. Il 23 settembre si esce dall’ospedale e si torna nell’amata Sala Consilina. E’ una festa. Per tutti e gli Dei del Male sono invidiosi. Non si stancano mai e allora un altro ricovero. Proprio a pochi giorni dal Natale.

Gennaro scrive a Babbo Natale per vivere il primo Natale a casa, ma ancora una volta Santa Claus o forse il Grinch, o chissà chi per loro, ha un disegno diverso per Gennaro. E anche oggi sarà in ospedale con i genitori e gli amici, gli altri eroi di questa favola che ancora non ha il lieto fine ma ha una morale: gli eroi sono ovunque ci sono esempi e l’esempio di Gennaro e della sua famiglia è un fuoco vivo.

L’esempio di quanto la vita sia meravigliosa, e di come Gennaro con la sua vitalità debba trascinarci nel vivere un Natale e una vita di sorrisi, mettendo da parte falsi problemi e lamenti pretestuosi.

Buon Natale.

*il fumetto che raffigura Gennaro è di Emanuele Sabatino, uno dei fumettisti più bravi della Provincia di Salerno. Un talento del Vallo di Diano che ha visto così il nostro SuperGen

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Il buio di Natale

Lontano da casa, sperduto chissà dove. Mi perdo nel mio mondo, perché il vostro mondo mi ha emarginato ben prima. Sì, anche il mondo di un paesello sperduto tra monti e una immensa vallata. Ovunque ci possiamo perdere, pur se circondati da un migliaio di abitanti e pur dove diciamo di conoscerci tutti. Ma mi perdo, mi perdo lo stesso. Il mio Natale è buio, l’albero non ha luminarie ma rami rotti.

Lontana da casa. Mi chiamo Giovanna, ho 16 anni. Lavoro in questo sottoscala e faccio materassi. Li faccio per un po’ di soldi e per affrontare meglio la vita. Il mio Natale non c’è più da oltre dieci anni. A casa mia il posto me lo conservano, sempre, nel cuore e forse a tavola, ma non sarà mai un Natale felice. Per un lavoro sottopagato e un datore di lavoro senza scrupoli. Come tanti.

Dove è la mia casa? Mi sento perso tra alberi e oscurità. Non ricordo come ho cominciato. Mi annoiavo forse tra piazze tutte uguali e paesi troppo piccoli. Lo facevo con gli amici, lo facevo per l’indifferenza che mi circondava e ora non riesco più a smettere. Ne ho bisogno. Sono perso e ho solo un modo per ritrovarmi e il mio Natale lo trascorro tra una bottiglietta di acqua e un acido di felicità.

Lontano da casa, portata via da mia mamma fino in Russia e mio padre non so dove sia. Vorrei stare con entrambi, sono i miei genitori e invece litigano per me. Si, lo fanno per me, è colpa mia. E piango. Abbraccio mio padre solo in un Tribunale. Abbraccio mia mamma di nascosta. Mi chiamo Sofia e mi manca Teggiano.

Lontano da casa. Ho superato il mare e sono arrivato qui da solo. Mamma non la vedo da anni e papà è stato ucciso in una guerra che non ha motivo. Almeno per me. Vivo tra occhi che mi guardano di sbieco, anche se in un paesino dove in tanti sono andati via. Hanno fatto come me, non hanno superato il Mediterraneo ma le Alpi o forse l’Oceano, eppure sembriano alieni. Il mio Natale è vissuto da solo. Senza un sorriso a riscaldarmi.

No, quest’anno non è Natale. Hanno rubato gli attrezzi di lavoro di mio marito e mia figlia deve lottare ogni giorno per arrivare a vedere quello successivo. Ha bisogno di cure, ha bisogno di umanità. Voi non lo siete stati.

Mi sfruttano, da due anni non mi pagano e hanno licenziato tutti gli altri. Non so che ci faccio qui. Quando mi pagavano dovevo anche restituire parte dello stipendio. E’ il Vallo e così funziona dicono. Poi nella vita che mostrano dicono di essere pure lottatori di diritti. I vostri. Maledetti.

L’ombra attraversa i miei occhi e in questi giorni che per gli altri sono di festa, torna sempre più minacciosa. Vai via, puttana. Non voglio smetterla e tu però insisti, ombra. Smettila, voglio resistere, voglio vivere. Ombra, cazzo, se fai così mi affascini.

Il Natale buio è attorno a noi, è nel Vallo di Diano, tra storie da favole e lumiarie scintillose, tra tavole imbandite e vestiti profumati. Il buio è tra noi e noi non lo vediamo solo perché ci fa comodo così.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

L’uomo della rivalsa

andrea di maria

Alzi la mano chi, anche solo per un attimo, non abbia avuto un pizzico di orgoglio nel vedere una persona che conosce, che “sape”, in tv, sulla Rai, fare cose da artista vero. Cose straordinarie, farle con Vincenzo Salemme e farle in diretta. Non solo una persona del proprio territorio, ma proprio uno che quando lo vedi in tv, dici “questo lo conosco, è un mio amico”.

Ecco la forza di Andrea. Andrea è davvero il ragazzo della porta accanto. Anzi conoscendolo al meglio, il ragazzo del tavolino del bar a fianco, quello che alza il bicchiere di birra e invita al brindisi con un sorriso sornione. Magari da provolone (ma badate bene solo nella fase single).

Ecco la forza di Andrea, almeno nel Vallo di Diano, è l’essere quello sorridente e a disposizione. Fuori dal Vallo, invece, il suo muscolo più grande è il talento artistico. Il talento che però non è stato lasciato crescere in modo selvaggio, ma coltivato con studio e attenzione. Quel talento che lo ha portato lontano da casa a soli 14 anni inseguendo un sogno chiamato Teatro. E lo ha fatto da solo, a Napoli da adolescente, da 14enne sprovveduto e forse impaurito. Il forse è d’obbligo perché Andrea ha un aspetto del suo carattere: non fa vedere il suo lato debole. Questo perché lo si è abituato a vedere protagonista, stella della serata, ovunque vada. Magari io l’ho visto così quando a un carnevale, aveva 12 anni forse, era mascherato da preservativo. Una testa di ca…volo. E invece, invece questo proprio non è.

Non lo è perché mi va di rilevare un po’ di aspetti da dietro le quinte. Di chi, due anni fa ha rischiato di chiudere il sipario. Era Capodanno e per poco Andrea non ha lasciato spazio alla sua controfigura. Per sempre. Non una piega, non un selfie del lamento, che tanto vanno di moda. L’ho visto, piegato perché non ce la faceva a stare in piedi, non negare un selfie a un infermiere o a un altro paziente. Certo non è famoso come Savino o Leo, ma certo è non vuole essere da meno su un palco, dietro una telecamere, su un video web e soprattutto tra la gente.

Andrea ha sofferto fisicamente ma – pur se non lo ammetterà mai – soprattutto nell’anima nell’affrontare i guai, che ovviamente, ognuno di noi affronta. Tuttavia il cielo stellato nel quale brilla viene visto come un mondo magico, incontaminato. E allora vi racconto di quando ha gioito nell’essere stato scelto da Ermanno Olmi. E’ come se – se sei un giocatore di talento – per una partita di calcio importante, uno come Ferguson decidesse di metterti titolare. Oppure di quando ha sofferto all’ennesimo provino andato bene, essere stato scelto come secondi. “Per il regista sei ok, anzi saresti il top, ma…”. Ecco il ma non lo completo ma il mondo del Cinema è come il mondo del Giornalismo o qualsiasi altro mondo, spesso dietro un ma si nasconde un cognome importante, o una raccomandata non postale ovviamente. Oppure ancora quando ha capito di essere diventato un protagonista importante di Gomorra e di essere sfuggito alla Mattanza per fiction e per verità.

Andrea si è messo tutto nel suo bagaglio, si è messo le scintille che non ti aspetti, i rivali che pensavi essere colleghi, i cambi di destino dietro un ciak mancato o un click aggiunto e ha attraversato la quarta e la quinta parete insieme. Ha sbalordito critica, Salemme e pubblico con il suo Rocco Pellecchia (anche se a teatro l’ho visto interpretare il “Tronchetto della felicità” ed è stato ancor più divertente di Vincenzo nazionale), è entrato dalle tivvù nelle nostre case ed è stato ancora una volta Andrea, quello che conosco, quello che beve con me. Quello che ride e fa ridere. E mai una persona che combatte ogni giorno per portare in alto il suo nome ma anche quello di un territorio intero.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

La ragazza dei sogni

Conosco alcune persone solo dopo. Dopo, quando sono ricordo e dolore, quando i loro profili sono delineati da lacrime e racconti. Lo faccio per lavoro, è uno dei punti più bui del mio mestiere: raccontare chi era una persona senza conoscerla davvero. E ancor più difficile, nel mio caso, è che la maggior parte di quelle persone avrei voluto conoscerle, dopo aver saputo chi fossero.

La ragazza dei sogni, Mariapia. E’ uno degli esempi. Mariapia l’avrei voluta conoscere prima, come Finestrino, come Annamaria, come Giovanna, come Mariano, come tanti altri ancora che hanno attraversato la mia penna o quella dei miei colleghi. Purtroppo.

Per raccontare le persone, dopo, si incontra e si parla con chi ha avuto la fortuna di conoscerle prima. Ecco, la definizione che mi hanno dato su Maria Pia mi ha colpito:  “era una ragazza piena di sogni”.

La ragazza dei sogni. I sogni che si frantumano dopo una frenata, mentre l’auto si schianta. I sogni che si sgretolano in un attimo. Tremendo. Struggente. I sogni di Maria Pia però continuano. Devono continuare. Come? Maria Pia e i suoi genitori ieri hanno permesso di continuare a far vivere i sogni di un’altra persona. Pochi istanti dopo l’ultimo saluto a Mariapia è arrivata una chiamata di urgenza. Serve il fegato, altrimenti. Altrimenti c’è un’altra persona da raccontare, dopo. E così la scelta di Maria, la scelta dei suoi genitori ha soffiato sui sogni di un’altra persona permettendo che continuassero ad ardere. Ancor più forte, perché racchiudono la forza di due. E così anche gli altri organi di una ragazza da sogno che viveva per gli altri. Ecco, i suoi sogni continueranno con quelli degli altri. Come i sogni di Giosi o di Giuseppe o di altre persone che vivono ancora. Anche se non ci sono più.

E così per chi ha avuto la fortuna di conoscerla ancora sorridente, per chi ha avuto la sfortuna di conoscerla solo dopo, e per chi potrà sognare ancora grazie a lei, Mariapia, potrà essere per sempre la ragazza dei sogni.

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento