Vivere al di là della frana di Auletta

Da “Il Mattino” di giovedì 11 ottobre

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Circa 750 metri di una stradina non asfaltata, irta, che taglia terreni privati, che non è segnata sulle cartine “ufficiali” e che permette di dribblare la frana ma mettendo a serio rischio ammortizzatori, pneumatici e pazienza dei residenti, oppure circa dieci chilometri tra provinciale, autostrada e strada statale per raggiungere il centro di Auletta, salvaguardando, sì, le auto e la pazienza ma non certo il tempo e il portafoglio per il carburante consumato. Sono queste le due opzioni che le famiglie al di là della frana, purtroppo storica, di Auletta possono scegliere per poter andare in “centro”. Per poter usufruire dei servizi del municipio o anche, semplicemente, di una farmacia. A cinque anni di distanza dalla frana che ha interessato la strada statale 19 che fiancheggia il fiume Tanagro nulla è cambiato per quella decina di famiglie che sono, loro malgrado, al di là della frana. Sembra quasi di trovarsi su di un’isola staccata quasi di netto dal resto del paese. Una repubblica autonoma. E mentre i vari enti preposti si rimbalzano le responsabilità, le modalità di recupero e ricostruzione, con bandi che vengono fatti e rifatti, i residenti soffrono le difficoltà del semi isolamento. E in alcune abitazioni la situazione peggiora con il tempo. Perché quelle case, quelle al di là, hanno anche delle difficoltà strutturali, con leggeri lesioni che quasi assecondano la frana e che sono frutto della terra che continua a muoversi. Una frana che ha tagliato fuori una decina di abitazioni e che costringe a peripezie per portare avanti una vita normale. La strada è crollata per una lunghezza di decina di metri, colpa dell’erosione del fiume che la lambisce qualche metro più giù e da allora nonostante pressioni, richieste, lettere su lettere, nulla è stato fatto. La frana ha festeggiato i cinque anni di vita. Vita, sì, perché ha continuato a muoversi in modo lento ma inesorabile. La stradina che viene usata come via alternativa, è un percorso provvisorio che rischia, però di diventare definitivo. Come troppe cose da queste parti. Una stradina bianca e con un manto di pietre dove non passano più di due vetture una al fianco dell’altro, allestita approfittando del dover costruire un passaggio di alcune condotte interrotte dalla frana, con il consenso dei proprietari privati. Una bretella sfilacciata che non può essere definitiva e che non elimina i disagi di chi, vivendo al di là della frana, è costretto ad affrontare il tragitto oppure a fare un giro eterno anche solo per acquistare dei medicinali o del pane. La frana – viva da cinque anni – sembra essere una ferita sempre sanguinante nella terra di Auletta, ma più che altro appare un monumento all’immobilismo di chi dovrebbe intervenire per eliminare un disagio che rischia di diventare permanente. Come troppe cose da queste parti nel sud della provincia di Salerno.

Al di là non solo della frana. Ma anche dei monti Alburni.

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Nonna Rosetta conquista il web. Anche senza regalare le “Rossana” – L’intervista

Dal Mattino di tre giorni fa…

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Ha 85 anni, la risposta sempre pronta e milioni di visualizzazioni sui vari social. Nonna Rosetta è diventata una stella del mondo del web e poi è stata protagonista di trasmissioni in tv e in radio. Rosetta Rinaldi, nata a San Giorgio a Cremano nel 1933 ma trasferita a Sala Consilina per amore è forse – in questo momento – la nonna più famosa del mondo del web. Lo è grazie ai ragazzi di Casa Surace, la casa di produzione valdianese-partenopea, che da qualche anno è sulla cresta dell’onda con video da milioni e milioni di visualizzazioni. Nonna Rosetta è realmente la nonna di uno dei protagonisti del “miracolo” Casa Surace. Ovvero di Beppe Polito, lo scenografo del gruppo. Ma è anche la nonna acquisita della stella indiscussa dei video, l’attore Andrea di Maria, del “temerario” Daniele Pugliese e del commercialista del gruppo, Luca Andresano. “Loro quattro – racconta con un dolce sorriso la nonna salese – sono amici e stanno insieme da quando hanno due anni. O uno?”. Gira la testa e chiede al suo vero nipote, Beppe che le è a fianco, l’approvazione. “Beppe da quando siete amici? Da sempre, vero? E da sempre – tornando a raccontare il suo ruolo di nonna – io li porto con me. Al mare, in montagna, in campagna, a fare la vendemmia. Ho tanti nipoti e ne sono felice”. Dalla realtà di una tranquilla nonnina di provincia alla notorietà il passo è, a sorpresa, breve. Casa Surace in molti video – diventati poi virali – affida delle parti ai nonni (oltre a Rosetta c’è anche nonno Andrea anch’egli di Sala Consilina). Spesso girano le scene nel Vallo di Diano e tra una scena e l’altra il regista, Simone Petrella, nota che nonna Rosetta che assiste al tutto, è spigliata e segue con attenzione le battute. Nasce l’idea. Nonna Rosetta dovrà “semplicemente” interpretare se stessa. E così diventa un personaggio principale dei video e soprattutto raccoglie centinaia di migliaia di consensi. “Faccio quello che mi chiedono di fare – spiega ancora – ma lo faccio a modo mio. Da nonna insomma”. Il suo rapporto con i fan è particolare. “Ogni volta che i fan la salutano – racconta il nipote – lei è sempre disponibile, poi si gira verso di me e mi chiede chi è”. Lo ha fatto anche di recente a Milano, durante un tour di Casa Surace con migliaia di persone incontrate in tre giorni e che hanno innalzato a idolo Rosetta. Vedova da quasi trent’anni, Nonna Rosetta, è stata sempre appassionata di teatro (come spettatrice), e ha trovato in questa avventura “un modo per divertirmi con i miei nipoti, quello vero e quegli altri”. Non solo. Oltre a essere stata ospite di Barbara D’Urso e a essere guest star a radio Kiss Kiss, Nonna Rosetta ha incontrato molti personaggi famosi. “Sono come me li immaginavo. Però loro vengono a salutare me”. Oltre a essere una brava attrice, Nonna Rosetta è molto abile ai fornelli e le sue specialità spesso diventano protagoniste dei video. È stata anche protagonista di un contest culinario durante il quale ha incontrato Cracco. “È venuto da me e ha detto che mi conosceva. Poi ha assaggiato la mia pizza, l’avrebbe venduta a 50 euro. Gli ho risposto che a casa mia è gratis. Perché una nonna del sud cucina per amore di chi mangia. Come io faccio l’attrice nei video, lo faccio per amore dei miei nipoti. Beppe, gli altri, e anche chi ci guarda. Sono milioni? Dovrà cucinare un po’ di più. Ma non mi preoccupa”, conclude con un sorriso che riempie il cuore.

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De Luca nel Vallo di Diano. Il ritorno

Vincenzo de Luca boccia la Città Vallo.
“Non è tanto la Città il problema…ma è del Vallo che non so cosa farmene”.

La reazione di Carmelo Bufano, primo firmatario per il referendum

Vincenzo de Luca nel Vallo di Diano. È venuto comunque più volte Enzo Avitabile.
E di certo ai suoi concerti c’è molto più pubblico.

Non tutti i sindaci del Vallo di Diano sono stati invitati al pranzo con Vincenzo de Luca.

Solo quelli del Pd.

Servivano il bollito a tavola.

E’ la seconda visita di De Luca nel Vallo di Diano da quando è governatore.

“Cosa è rimasto dall’ultima volta?”

 

http://www.italia2tv.it/2018/10/08/padula-de-luca-inaugura-il-nuovo-asilo-nido-e-boccia-il-comune-unico-citta-vallo-di-diano/

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Hanno fatto bene ad arrestare Domenico Lucano

 

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Domenico Lucano doveva essere arrestato. Finalmente.

Finalmente la Giustizia si muove, il procuratore (che “potrebbe aver sbagliato”) ha indagato e poi “fatto” arrestare il sindaco di Riace.

Finalmente un arresto risolutivo. In manette una di quelle persone che sfrutta, non per far soldi ma per mera umanità, i migranti. Non come i caporali pugliesi. Ad esempio.

Hanno fatto bene ad arrestarlo. Ha dato una gestione diretta dei rifiuti, credo con due asinelli, ai migranti. Non come chi sfrutta i migranti nello smistamento della monnezza a pochi soldi e per 12 ore al giorno. Succede a pochi metri da noi. Anche nel Vallo di Diano.

Hanno fatto bene ad arrestarlo. Colpevole di umanità. Grave colpa in questa fase storica, dove il prossimo è il nemico e il nemico è il mezzo per raggiungere il potere.

Se ha infranto le leggi – non lo si sa già da un arresto – deve pagare. Leggo un ossimoro a lui dedicato: un “fuorilegge onesto”. Ma in questa fase della vita gli ossimori mi sono talmente cari che credo siano l’energia della vita stessa.

Comunque – scusate la divagazione – hanno fatto bene ad arrestarlo. Lui ha fatto il male d’Italia. Non ha favorito gli italiani, ma gli ultimi. E quando noi saremo gli ultimi, pagando questa distrazione dai problemi che ci renderanno tali, che sorgerà il problema. Chi ci aiuterà?

Ma lui, a Riace, ha cominciato la distruzione dell’Italia. Poco conta che siano cadute le accuse più gravi nei suoi riguardi: i cinguettii del premier in pectore, hanno già condannato i buonisti e i loro simili. Ha cominciato a sgretolare le certezze di una Italia che non offre lavoro ai giovani, che non taglia i costi del lavoro e che al di là della sicurezza (che pur serve) non sembra aver al centro dei movimenti social d’Italia quella di un futuro certo. Certo il modello di accoglienza va rivisto; certo, chi sbaglia vada davvero in galera; certo, le cooperative grigie devono essere punite e, certo, occorre comprendere meglio il fenomeno migranti e accoglienza con una Europa davvero protagonista. Ma non partendo da Riace. Anzi sì. Partendo da Riace ma non con le manette ma con il copia e incolla.

Lui, tornando a Domenico Lucano, ha sfruttato i migranti per crearsi un impero elettorale, parlando di matrimonio di comodo. Il mio problema è proprio questo. No, non il matrimonio. Il mio problema è che un impero (economico) italiano taglia – senza garanzie contrattuali per chi scrive – del 60% alcuni i miei contributi (azienda italiana a collaboratore italiano) e, cazzo, Domenico Lucano non fa nulla.

Ma ho divagato ancora. Alla fine hanno fatto bene ad arrestarlo. Ha infranto la legge. E deve marcire in galera. Lui, Riace, il modello di accoglienza preso da esempio in tutto il mondo, i migranti sugli asinelli e pure coloro che appoggiano questa politica dell’accoglienza.

E quindi, alla fine, dovrò io stesso marcire in galera. Ma sarà un bel marcire se è per una giusta causa.

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Solo

Occhi bassi accecati dal display, un saluto fugace, con un leggero cenno della testa.  Il mondo attorno pare che non ci sia. Non c’è. E tu che lo attraversi con bici e sandali ai piedi non entri nel mio.

Solo. Solo lo hai attraversato. Tra un caffè e un messaggio in vetrina. Solo tra capelli fluenti e sguardi sbiechi. Ti vedevo diverso. Ti vedevano diverso. Diverso da cosa poi. Da me? Dal mio mondo in un display? Diverso perché in quel coro di persone che si autodefiniscono normali non sei mai voluto entrare.

Solo, soli. Soli siamo pur se attorno abbiamo cinquemila anime, pur se ci salutano con un cenno di testa, un’alzata di mano. E soli ce ne andiamo, con decisione che sono nostre e nostre devono restare. Giudichiamo, criticano, urlano. Ma solo tu lo puoi sapere. E solo tu hai il diritto di sapere.

Il rischio di restare soli in un mondo di milioni di persone è ovunque. Dietro l’angolo di un paese, tra le porte tutte uguali di un palazzo formicaio, in una rubrica di un cellulare, tra un amaro offerto e una presa in giro a bassa voce.

Solo. E soli ce ne sono tanti. A pochi centimetri dal display che acceca, dal mio mondo virtuale. “Diversi” senza un perché.

Solo come chi combatte battaglie senza far vedere di essere in trincea.

L’essere solo è un attimo. E rischia di durare tutta una vita. Solo un attimo che vale una vita.

solo *foto di Williams Antonio Lamattina

 

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Buoadway (il musical di Buonabitacolo)

Polemiche e musica a Buonabitacolo. E’ Buodaway

Il sindaco Giancarlo Guercio usa le caprette per rispondere alla critiche

L’autore Rai, Eppe Argentino, difende l’operato del sindaco…

…e attacca i cittadini di Buonabitacolo

I cittadini rispondono ad Eppe in due modi…

E…

Alla fine, la morale è…

 

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Io non riesco a ricordare Giancarlo Siani

Giancarlo Siani-4-4.jpgIo non riesco a ricordare Siani guardando chi fa giornalismo per apparire, chi campa con altri lavori e dice di essere giornalista per hobby. Chi sfrutta un lavoro nobile per affari personali. Cancri del giornalismo.

Non riesco a ricordare Siani quando a conferenze stampe su cacio e fichi è pieno di giornalisti e ai processi o lungo la strada in cerca di notizie non ne vedo.

Non riesco a ricordare Siani quando si omettono nomi e azioni solo perché “potenti” o peggio inserzionisti.

Non riesco a ricordare Siani quando prima ci definiscono giornalai e poi chiedono di sostenere una qualche loro causa.

Non riesco a ricordare Siani quando non si è onesti intellettualmente. Giornalisti per opportunità.

Non riesco a ricordare Siani quando non ci facciamo pagare per il nostro lavoro.

Non riesco a ricordare Siani quando diventiamo tifosi. Non lo siamo. Non possiamo esserlo.

Non riesco a ricordare Siani quando il 24 settembre lo si dimentica.

Non riesco a ricordare Siani quando abbassiamo la testa. La schiena. E chiudiamo gli occhi.

Poi ricordo Siani e mi ricordo perché il giornalismo, quello vero, non morirà mai. Io spero di rispettare quel ricordo.

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