Giancarlo e l’età dei sogni

Esistono quelli bravi. Sono tanti. Esistono, poi, quelli con il talento. Sono un po’ di meno, ma ce ne sono. E infine esiste chi ha il Dono. Una rarità.

Questa è la storia di Giancarlo. Un cacciatore di sogni. Ha 69 anni, capelli bianchi come la neve, corti, pelle resa ebano dal sole maremmano e occhiali fucsia, per un tocco di eccentricità che non gli si darebbe. Ha vissuto avversità e tensioni nella sua lunga vita, ha intrapreso una strada, non era sua, ed è sobbalzato di fronte a buche e ostacoli inattesi. Rischiando di andare fuori da quella strada e perdersi chissà dove. Il lavoro da operaio si è sgretolato sotto i piedi, la disoccupazione sopraggiunto in età avanzata ha offuscato il futuro, la balbuzie infantile per un fratello perso in fasce frenato l’autostima. E un Dono, quello della scrittura, che è aleggiata nelle sue dita sin dall’adolescenza senza mai diventare davvero concreto. Almeno fino a qualche giorno fa.

Lo ha scoperto nel corso degli anni, in articoli di giornale di provincia, di estrema provincia. Ma lui sapeva, e sa, raccontare le storie, far vivere le emozioni, far vedere lo scritto come pochi altri. Anche se solo di una partita di calcio di Terza categoria. Quel dono, quello della scrittura, cominciava a essere energia vogliosa, quasi disperata di aver l’orgasmo del libro. Ma a quasi 70 anni di età, due figli, due matrimoni, una vita resa difficile dal lavoro che scompare all’improvviso, si può ancora sognare? E soprattutto cercare di realizzarlo quel sogno? Giancarlo, una sera di inverno, mentre era seduto davanti alla sua scrivania, ha sentito un tuono e la porta che è tremata sotto le vibrazioni del boato. Ha capito che il Dono non poteva più essere trattenuto e ha scritto. Senza freni, senza soste. Ha creato e incantato. Ha realizzato il suo sogno.

“Il Viaggio – i giorni di Erto”, edito da Heimat, è nato così, da un Dono, quello della scrittura che ha sempre corso nelle vene di Giancarlo Mallarini, da un tuono che ha permesso che esplodesse e dalla convinzione che deve essere di tutti noi che sognare si può sempre. E inseguire i propri sogni pure. E io quando l’ho letto ne sono rimasto incantato, ho dovuto mettere il cappotto quando ha parlato della neve perché mi ha fatto sentire il freddo. E’ questo il suo Dono. E’ questo il suo sogno diventato realtà.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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