La storia del bambino che non poteva giocare e dello spirito del Natale

Gli occhi per viaggiare. L’unico modo, forse l’unico biglietto, per andare verso un mondo diverso. Migliore. L’unico modo per rompere quelle barriere che lo circondano sin dal suo primo vagito. E che lo circonderanno per sempre.

Gli occhi per viaggiare, per parlare, per piangere, per ridere. E soprattutto per giocare. I bambini non possono non giocare. E’ un diritto inalienabile. Ma lui, il piccolo protagonista di questa storia, non poteva giocare, ingabbiato da sbarre invisibili ma indistruttibili. Solo Babbo Natale, o il suo spirito, avrebbe potuto riuscire nel regalo più bello.

Siamo nel 2019. Lui, il protagonista, un bambino tutto speciale, vive circondato dall’amore della famiglia, circondato dalle difficoltà di una vita in gabbia, una gabbia trasparente ma insormontabile, circondato da tubicini che lo fanno continuare a vivere, circondato, soprattutto, da una voglia estrema di giocare. Forse la letterina a Babbo Natale la scrive con la mente, forse ci pensa sua mamma. Forse è il destino a metterci lo zampino. O semplicemente il web, una delle nuove strade usate da Santa Claus per conoscere i bisogni dei bambini. La sua storia, la storia del nostro bambino, il suo desiderio viaggia sull’etere. E c’è solo un modo per rompere quelle sbarre disegnate con materiale che pare indistruttibile: una stanza sensoriale da ideare, costruire, allestire, nella sua casa. Un sogno enorme, soprattutto perché qualcosa del genere ha un costo eccessivo, che neanche le strutture pubbliche spesso possono permetterselo. Ma è l’unico modo. Impossibile.

O forse no.

Bisogna credere a Babbo Natale, al suo spirito, alla sua forza. E bisogna credere anche alle nuove strade che potrebbero percorrere le letterine a lui indirizzate e le piste che traccerà la sua slitta. Qualsiasi forma abbia.

Il desiderio di giocare del nostro piccolo protagonista viaggia a sua insaputa, prima su un aereo che gli permette di volare regalandogli le ali per curarsi in modo opportuno , poi sul web per realizzare un altro bisogno vitale: il gioco. E’ lì, sul web, che un imprenditore di nome Giuseppe, ma che in realtà è un travestimento di Babbo Natale, conosce il desiderio e anche il bisogno del piccolo protagonista. Una stanza che faccia giocare chi è ingabbiato, che faccia viaggiare gli occhi, la mente di quel piccolo. Una stanza magica, pregna di spirito di Natale.

Impossibile. A Natale nulla è impossibile.

Babbo Natale si muove un po’ prima delle feste natalizie del 2019, la sua slitta è in realtà una stupenda auto e le renne sono diventati cavalli rombanti di un motore che scava l’asfalto come fosse neve del Polo nord. Babbo “Giuseppe” Natale si trova di fronte un’impresa complessa. Ma ha due elfi speciali come aiutanti e ha nelle mani la magia del Natale. Non si arrende, non si piega alle difficoltà. Il primo elfo lavora con la mente. Ha capelli che sembrano pettinati con i petardi e fantasia che si perde oltre confine. Il secondo elfo ha mani callose di chi sa lavorarci e creare dal nulla. Loro due e il supporto fondamentale di Santa Claus fanno sì che la stanza magica prenda forma. Giorno dopo giorno.

E Babbo Natale esiste per davvero, perché il 25 dicembre del 2019, appena spunta il sole, quella stanza diventa vita. Vitale. Il nostro piccolo protagonista vede esaudire il suo desiderio. Può giocare. Davvero. La stanza magica è realtà. I suoi occhi, gli occhi del piccolo, viaggiano, giocano. Vivono ancor di più.

Babbo Natale esiste. O meglio il suo spirito esiste e si impadronisce delle persone che hanno il cuore aperto ad accoglierlo.

Giuseppe e i suoi elfi bevono il latte rimasto sotto l’albero, assaporano i biscotti al cioccolato e volano via. Sorridenti. Lasciano Samuele può finalmente giocare.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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