Il medioevo ritrovato e smarrito: San Severino di Centola

Un gradino dopo l’altro guardando sempre verso l’alto. Verso la meta. Verso un sentore di romanticismo che si auspica di trovare al termine della fatica. Il romanticismo del tempo perduto e da riscoprire, di un luogo che visto da laggiù, dalla strada che porta al mare, ha sempre affascinato. Incuriosito. San Severino di Centola padroneggia lo sguardo di chi va verso Palinuro o Marina di Camerota. E’ sempre stato un appuntamento rimandato per chi fa il turista del mare della domenica, di quelli che la mattina guardano in alto e dicono: “Alla prima occasione veniamo a vederlo quel paese”.

La prima occasione – colpa mia per questo ritardo – è arrivata dopo anni di viaggio domenicale verso il mare. Arrivarci, a San Severino di Centola, è semplice. Molto più facile di come da giù immaginavo. Poche curve, si parcheggia e ci si può incamminare lungo la scalinata. L’ingresso, la “porta” verso le scale e i tanti gradini che attendono il viaggiatore, non è proprio di quelli che possono definirsi medievali. Non è un varco nel Tempo, come potrebbe essere quello che porta verso un viaggio anche “soltanto” temporale, ma almeno si nota bene. E considerando altri luoghi “simili” visitati è almeno un buon inizio.

Poi c’è l’affascinante lunga scalinata. Affascinante perché ogni gradino fa aumentare l’aspettativa, il desiderio di scoprire ciò che non si conosce. La parte del castello, dove porterebbe il primo “bivio” è chiusa per lavori. Ben vengano per riconsegnare ciò che era. Ben venga il ricreare quello che era per farlo tornare Presente. E allora non resta che visitare l’altro lato, quello non soggetto a lavori. Da tempo purtroppo.

Il viaggio nel medioevo è affascinante, i luoghi che raccontano il proprio vissuto portano consapevolezza e suggestione. Resti di una vita che fu, di avi, di amori vissuti tra vicoli e scorci a strapiombo. Magari un primo bacio dato alla luce di luna piena, con un panorama di stelle e di vastità di fronte. Questo romanticismo, tra i ruderi di San Severino l’ho provato. Così come camminare nell’unica area rimessa a posta, quella che porta alla chiesa madre. Ma il resto, però, è cornice infausta. Tra erba, ruggine, scale abbandonate, insegne di un presepe vivente che sarà o che è stato e che ha lasciato troppi segni nel già segnato paese. Il Tempo è vissuto. Fin troppo.

Resta però il fascino di un paesaggio da scoprire e riscoprire, un paesaggio che vorrò visitare di nuovo, magari a lavori ultimati e non solo dell’area del castello. San Severino è stato un appuntamento in ritardo che sono felice di aver portato a termine. Ma in ritardo è anche chi dovrebbe averne più attenzione. E allora spero che – come ho fatto io – quel ritardo sarà colmato e si possa tornare a parlare e scrivere solo della possibile storia di quel bacio al chiaro di luna in uno splendido scorcio di un paese medievale.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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2 risposte a Il medioevo ritrovato e smarrito: San Severino di Centola

  1. fusco antonio ha detto:

    ……il pericolo che si corre visitando questi luoghi della memoria è credere che la vita degli antichi abitanti fosse tutta pace,rose e fiori. Così non è come non lo è oggi la vita dei cilentani e degli abitanti delle zone interne che sono dei vere e proprie >”riserve indiane” Cerchiamo di restare con i piedi per terra.

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