Giuseppe

E’ un giorno di festa, forse una domenica. Fa freddo, il vento taglia il viso. Non il sorriso di Giuseppe. La piazza è quella di un tempo, per il passeggio, per lo struscio, per la corsa dei bambini. Non un parcheggio come ora. Giuseppe sorride perché gli hanno promesso un sogno. Ancora non sa che il destino sta per svelare il suo avvenire. Sorride con Salvatore, il fratello. Sono insieme. Il freddo è pungente, Giuseppe quando ripensa a quel giorno, ancora lo sente nelle vene il gelo di una sera d’inverno del suo paese. Giuseppe e Salvatore sono protetti da Cosimo, il loro papà. Stringe loro i giubbotti, li prende per mano e va. Vanno. Arrivano davanti alle scale, a Giuseppe che avrà sei o sette anni, sembrano lunghissime. Legge una scritta “Adriano”. Poi l’altra “Iris”. Poi vede una foto, un manifesto. C’è un signore elegante, “in smoking” gli dice il papà, che punta la pistola proprio verso i due fratelli. Ma quell’uomo ha uno squadra rassicurante, quasi ammaliante. Giuseppe gli sorride, gli ricambia lo sguardo e quasi lo vede uscire fuori dal manifesto. “Che strano papà, si chiama con un numero”. E legge: “Zero, Zero, Sette”.

Il freddo scompare quando si chiude la porta alle loro spalle, quando l’odore di pop corn riempie le narici e anticipa allo stomaco quale sarà il prossimo piatto. Giuseppe alza la testa, toglie il cappello e guarda la sala. E’ piccola ma sembra immensa. Si siede, il cuore batte forte, stringe la mano al padre e guarda davanti. Vede il momento preciso in cui la luce bacia la tela bianca di fronte, spuntano le immagini, e il suono di una musica emozionante lo avvolge. Poi spunta una sorta di imbuto dallo schermo che fa cornice a lui. A James Bond. All’agente 007. All’ultimo Sean Connery. Giuseppe esce dal cinema entusiasta, coinvolto, sconvolto.

L’odore del pop corn nelle narici, il loro sapore in bocca, la musica nelle orecchie e il Cinema negli occhi. Nel cuore. E’ già innamorato di quel mondo. Acquista alla prima bancarella, in piazza, una pistola giocattolo. Si sente l’agente 007, si sente invincibile. Gioca con Salvatore. E sente nelle vene crescere un’energia che non sa spiegare al momento. Una magia che forse avrà capito su un tappeto rosso, vestito elegante come quel signore sul manifesto, alla Festa del Cinema di Roma, quando ha conquistato il pubblico e la critica con un film, il terzo, da lui girato. E’ l’Arminuta, è la magia che si ripete, il ritorno a quella domenica nel suo paese, a quel freddo rimasto nelle vene, a quel Cinema che è germogliato nel suo essere.

*Giuseppe Bonito è un regista di Sala Consilina, ha tre lungometraggi in carriera, l’ultimo è “L’Arminuta”.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...