Sara. La giornalista.

Ore, giorni, settimane a seguire il profumo dell’acqua. Le gocce che svaniscono davanti ai suoi occhi e a quelli della sua operatrice. Davanti alla telecamera e sotto il microfono. Rabdomante di notizie più che di sorgenti, ma che proprio parlando di acqua, anzi della sua assenza, è potuta volare dall’entroterra del sud Italia, che ha riscoperto da poco, fino alla Grande Mela. A New York per essere celebrata.

Questa è una storia di una giornalista intrepida, che non molla la presa e che fa del racconto la sua ragione di vita. Che siano le violenze sulle donne nel medio oriente, la carenza di acqua in Iraq, lo sfruttamento del cibo e del lavoro lungo la Penisola, il chicco di grano della sua terra. Questa è la storia di Sara, che ieri è stata quasi costretta a indossare un abito che forse non rispecchia il suo essere ma la sua nobiltà professionale probabilmente sì. Un abito da sera per ricevere un premio giornalistico legato all’inchiesta sulla carenza di acqua in Iraq con la videomaker Arianna. Questa è anche la storia di una giornalista che tenta di raccontare il mondo attorno e di viverlo. Quando si trovava in Libano, parlava di quell’angolo (ampio) di mondo. Quando si trovava in Lombardia scriveva di quell’angolo (un po’ meno ampio) d’Italia. Da quando si trova nell’entroterra salernitano scrive di quest’angolo (molto più piccolo) del Sud. E continua a seguire tutte le sue storie. A viaggiare in Medio Oriente per non perdere il filo del racconto, che non è social ma giornalistico. A seguire le storie di lavoro e sfruttamento. A seguire qualsiasi cosa fa notizia. La sua notizia.

Questa è la storia di uno fisico minuto, di due occhi chiari assai vivi, di una giornalista senza timori di fronte alle difficoltà, che non ha paura di affrontare le spine del giornalismo, siano esse le minacce che arrivano da chi non vorrebbe i suoi occhi e la sua penna addosso o dagli investimenti poveri di un modo di fare giornalismo sull’acchiappa clic e il “copia e incolla”. Sara per questo motivo sta anche portando avanti, senza indugio, un crowfounding sul progetto “La terra mi tiene” nel quale racconta il grano e chi di grano vuole ancora vivere. E può farlo.

Ovunque sia, lei racconta. Ma stavolta è lei il centro della notizia, vestito da sera e sorriso. Il premio giornalistico tra le mani e già la voglia di cercare una nuova storia all’orizzonte.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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