Anna

Questa è la storia di Anna, questa è una storia di migrazione e sentimento. Questa è una storia che non ha un lieto fine.

La casa a migliaia di chilometri. L’affetto, la famiglia distanti dal cuore, dagli occhi. Da quegli abbracci che tanto mancano. Partita venti o trent’anni prima, Anna, aveva deciso, come tante sue amiche e compagne, di provare a regalare un futuro a quella casa. Lavorare, di solito badante o – come si diceva una volta – donna di fatica, per racimolare uno stipendio onorevole. Il giusto per vivere in Italia, il giusto per costruire il futuro a casa sua per i cari, i familiari. Là, a chilometri di distanza, doveva vivevano e dove ogni giorno mancavano gli uni all’altra. Nell’est d’Europa. Anna così ha fatto per anni, per decenni. Riuscendo nel suo intento. Anzi, ha fatto ancor di più. È diventata un po’ italiana e un po’ ucraina. Ha costruito, giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, risparmio dopo risparmio, due futuri. Quello a casa sua, in Ucraina dove la sua famiglia ha potuto progettare, costruire, vivere e non sopravvivere, quello in Italia, che casa sua un po’ lo è diventata, dove ha vissuto anche la sua passione: aiutare gli ultimi. Forse per questo da un po’ di tempo era entrata in una cooperativa, ed era diventata un faro per i progetti, gli aiuti, per colleghi e colleghe. Anna ha sempre sorriso, allungato la mano e lo sguardo. Che siano stati gli ultimi, che sia stata la sua famiglia che viveva lontano da lei. Ecco la mano verso l’Ucraina, Anna, l’ha sempre allungata anche solo con il pensiero verso l’est dell’Europa per toccare, carezzare, i suoi affetti. Quanto le mancava non poterli abbracciare. E quanto la pandemia ha acuito tutto questo. Per questo, Anna, era al settimo cielo quando è stata accompagnata all’aeroporto di Napoli. L’aereo pronto a partire, l’Ucraina sempre più vicina, l’abbraccio con la figlia a un battito d’ali dopo anni di attesa. Sorrideva, Anna. La vita è crudele a volte. Quell’abbraccio è restato un’immagine imprigionata negli occhi chiusi di Anna, un pensiero, un sogno. Perché Anna, a 60 anni, non ce l’ha fatta a partire, a volare a casa sua. Anna ha avuto un malore in aeroporto, è morta a poche ore dal ritorno a casa sua. È morta facendo piangere i suoi affetti in Ucraina, e i suoi affetti in Italia. Perché Anna aveva due case, ed entrambe oggi sono a lutto.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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