Scrivi una cosa bella

Scrivi una cosa bella. Sembra facile. Mi verrebbe da scrivere di un ricordo d’infanzia. Che ne so, la pizza da Zi’ Salvatore, la margherita perché non c’era tanta alternativa e la coca cola al piano di sotto con tre amichetti, sempre gli stessi, Paolo, Nicola, Giuseppe, perché di sopra andavano le famiglie. Ma non è una cosa bella, è nostalgica. E allora forse il primo bacio, a 14 anni, ma quando l’ho ricordato a lei, dopo anni e vite oramai lontane, lei manco se lo ricordava. Manco questo è una cosa bella, beh devo ammetterlo. Una cosa bella per superare il momento mi si chiede e mi chiedo. I mondiali del 2006, quelli da scrivere sono una cosa bella, lontana 14 anni, con errori personali, la vidi con persone estranee a Perugia e abbracciai me stesso, pure se avevo amici poco lontani. Allora Grosso diventa un esempio di un calcio di rigore da lui segnato, da me sbagliato. Ma sta cosa bella la devo trovare. Il Capodanno del 2003 o forse del 2004, quando ho iniziata, spero, a conquistarla, ecco questa è bella. Devo ringraziare più Rino Gaetano che mi ha donato un canale di comunicazione che ci unisse più che le mie doti comunicative. Ecco dovrei scrivere di questo, ma questo preferisco viverlo più che scriverlo. E allora il 2 ottobre 2000, Anna sul pullman con me, seduta al mio fianco per la stessa avventura e mamma che fingeva di non piangere sotto, prima della partenza. L’università. Bel ricordo, ma anche questo malinconico. A 18 anni capii veramente quanto i miei genitori tenevano a me e quanto io a loro. Sono sempre stato un ritardatario. Anche di anni. Allora la doppietta, unica e sola sul campo di Monte San Giacomo. Ma posso essere felice da calciatore estremamente scadente e panchinaro nel Dna anche in Terza categoria? Un sorriso però me lo strappa. Scrivi una cosa bella, il primo film al Cinema, Rambo, a Polla. Poi guardo quel cinema sconfitto dal tempo, e non è una cosa bellissima, ma un affettuoso ricordo. No no, racconto delle ranocchie che mi accompagnavano prima di dormire nelle estati pollesi, mi sembra da scadente film americano. Ma quelle ranocchie ancora mi fanno stare bene. Un’impresa difficile scrivere una cosa bella: il primo articolo, nel 2002, una corsa podistica, chiesi le classifiche e gli organizzatori mi dissero che le avrei letto il giorno dopo sul giornale, e chi glielo spiega che il giornale sarei stato io. Guarda tu in che groviglio dovevo cacciarmi per non scrivere di covid e di sei mesi difficili per tutti e per rispondere a un invito: “Scrivi una cosa bella”. Forse, forse…forse non so scrivere una cosa bella, ora, ma ho scritto della mia vita, che potrebbe essere la vita di chiunque, con esperienze, emozioni e paure. Ma comunque da vivere, da rivivere e alla quale regalare nuovi giorni per rispetto di chi non c’è più e di chi ora rischia di perderla. Vivere e rispettarla, ovvero viverla ora con l’attenzione per l’altrui vita e poter un giorno poterla viverla senza questa paura che ci circonda. Non so se è una cosa bella, ma è la vita, la nostra vita e comunque merita di essere scritta.

*foto bella di Williams Antonio Lamattina.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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