Il mondo fantastico di Brachetti

FB_IMG_1575103028641.jpgNel suo mondo. Anzi no. In un altro mondo dove tutto è possibile.  Dove puoi volare, dove le tue ombre diventano luce, dove puoi essere chi e ciò che vuoi. Dove forse sei semplicemente te stesso. Finalmente.  Senza alcun giudizio e pregiudizio.

Nel suo mondo che poi diventa il tuo ti senti libero, fanciullo, coinvolto. Solo, sì, ma con le fantasie che ti fanno compagnia. Che ti prendono per mano. In quel mondo chiuso tra pareti di una casa fatta di ricordi si apre la mente, si apre il cuore e le fantasie diventano emozioni.

Come quando canti con il phon in mano e ti senti Freddy o Micheal. Anzi lo sei davvero e dallo specchio appannato spuntano un ricciolo e un guanto bianco. Eppure sei nudo e calvo. Forza della fantasia.

Nel mondo parallelo, nel mondo della fantasia viaggi e affronti meglio quello reale. Anche se confonderli, fonderli, renderli entrambi parte di te sono l’unica via verso la felicità. Un viaggio che diventa vita. Il viaggio che Arturo Brachetti ha reso possibile in un’ora e mezza di spettacolo onirico. Un viaggio dove la fantasia fa da pilota e il fanciullo che è dentro di te bussa più volte per uscire. E ce la fa.

Così il suo viaggio è diventato il viaggio di tutti gli spettatori.  Un viaggio che andrebbe fatto spesso, alla ricerca delle emozioni pure. Di danze con cari che non ci sono più,  di giochi con oggetti lasciateci in eredità da nonni ispirati. Un viaggio di pura, meravigliosa, fantasia. Tra sorrisi perenni e bocche semi aperte per lo stupore. Un viaggio tra mondi di granelli di sabbia che diventano storie e animali che conquistano le ombre. E alla fine l’ombra dell’essere sempre realista evapora sotto i colpi dolci della luminosa fantasia.

È stato tutto questo e molto più “Solo”, lo show di un artista internazionale che ha riempito di luce il PalaDianflex e gli occhi di chi lo ha ammirato.

Personalmente mi ha trasportato nel mondo delle fantasie che aleggiano in me, in un mondo dove il fanciullo che ero e, ancora un po’ sono, ride felice e non ha ombre. Quel mondo dove mi trasformavo in un telecronista di partite di calcio tra automobiline diventate calciatori, quel mondo dove con la maglia bianconera numero 10 diventavo Platini. Quel mondo dove tutto era possibile. Quel mondo in cui voglio credere ancora.

Con questo spirito sono tornato a casa dopo lo spettacolo. Ma una cosa strana mi è successa appena prima di chiudere la porta. Sul muretto di fronte casa un ragazzo un po’ fumoso mi ha salutato sorridendo. Mi è sembrato di riconoscere Giupeppe – rigorosamente senza “s” – il mio amico immaginario che ha accompagnato le avventure fantastiche e fantasiose della mia infanzia.

Potere di Brachetti. Potere della fantasia.  Potere soprattutto di un mondo che continua a essere vivo in ognuno di noi.

Va solo vissuto di più.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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