La speranza e il temporale

ddc4f0f6-4327-4086-8edd-06c37fb2ca83

La nube sembra un enorme grumo di panna montata alla liquirizia. Riempie il cielo. Copre l’ultimo raggio di sole.  Fa buio tutto attorno. Le prime gocce arrivano solitarie e distanti l’una dall’altra. Sembrano i primi bambini in fuga dalla scuola dopo il suono della campanella. E infatti il gruppo, folto e rumoroso, arriva subito dopo. Gocce pesanti che si schiantano senza pietà su ciò che trovano sotto. Fredde e grandi come un polpastrello, sono lacrime pesanti su una giornata già nera per Mimmo.

Mimmo alza la testa e le vede arrivare sempre più forte. E’ poggiato sul muro del municipio di Atena Lucana, le mani incrociate all’altezza dei reni, le gambe accavallate, gli occhi tristi e la testa coperta dal cornicione. Le sue lacrime si confondono con le gocce del temporale. Un pomeriggio triste. L’ennesimo e non per quella pioggia che sta rendendo fiumi le strade. L’ennesimo senza lavoro per Mimmo, l’ennesimo alla ricerca di un futuro per sé e per la sua famiglia. Ricerca vana da mesi.

La nube si fa sempre più simile a quelle astronavi da film apocalittici. Spuntano anche lampi che tagliano il cielo senza ferirlo. Il vento sposta l’acqua ma le gocce sanno già quale è il loro destino e puntano dritto al suolo. Senza paura. Con adrenalina. Un brivido di paura, imprevisto, scivola sulla schiena di Giuseppe. Sta uscendo dal municipio di Atena Lucana quando viene sorpreso da un frastuono. Un tuono. Si desta, scrolla le spalle e guarda l’auto dall’altra parte della strada. Toccherà fare uno scatto per dribblare gocce e pozzanghere. E così fa. Ma gocce e pozzanghere sono più rapidi di lui e in auto ci arriva fradicio. Prova ad asciugarsi con il riscaldamento e con la coda dell’occhio le vede. Vede gocce di acqua che bagnano un viso già umido. Vede Mimmo.

“Vuoi salire? Vuoi un passaggio”. La voce arriva all’improvviso quasi quanto il tuono di pochi istanti prima. Mimmo abbassa il volto e vede quel ragazzo offrirgli un aiuto da un finestrino abbassato appena un dito. Riguarda in alto e pensa che quella nube si è affezionata a quell’angolo di cielo e non se ne andrà facilmente. Decide di accettare. E’ più rapido di Giuseppe ma lo stesso perde la gara dei dribbling con pozzanghere e gocce. Sale in auto e approfitta anche del riscaldamento.

Giuseppe gira la chiave e dà un colpo di gas, si affida ai tergicristalli e alle luci. Si avvia verso la parte bassa del paese. Guarda Mimmo e gli sorride. Lui ringrazia con un sorriso. Si avviano. Le gocce si infrangono sul vetro e rompono il normale silenzio che regna tra due sconosciuti. E fanno da colonna sonora fino a quando Giuseppe quasi senza accorgersene gli chiede. “Che fai da queste parti? Senza di me ti bagnavi come un pulcino”.

“Cerco lavoro, da mesi e non trovo nulla, speravo di trovare qualcosa oggi, ma niente. Farei qualsiasi cosa ma non sono fortunato o sono incapace”. Mimmo guarda fuori dal finestrino. Ha sputato quello che ha detto più come sfogo che come risposta a Giuseppe. Poi se ne è vergognato. E ora si aspetta il silenzio o le solite parole vuote di conforto.

Giuseppe si sente spiazzato, ma quelle parole sono arrivate come il lampo di poc’anzi. E poi giunge il tuono. “La mia azienda cerca personale da tempo, ma abbiamo difficoltà nel trovarlo”. Guarda la nuca di Mimmo e come se folgorato capisce che può essere la persona giusta. Non si sa spiegare il perché ma sente che è così. Mimmo gira lentamente il volto e lo fissa negli occhi. Sorridono. Poi guarda nello specchietto e trova un arcobaleno che ha interrotto il temporale e dissolto la nube nera fatta di panna e liquirizia.*

Ieri Mimmo ha cominciato il suo nuovo lavoro. In bocca al lupo.

*tratto da una storia vera.

La speranza è un sentimento complesso da provare e portare avanti. Ma è da coltivare sempre. Anche oggi, anche sotto la pioggia e il temporale. Anche nel Vallo di Diano. Anche in Italia. La speranza deve esistere negli occhi altrui, in incontri fortuiti, nella caparbietà, nello scacciare l’odio, nell’affrontare il temporale non attendendo che smetta. 

** foto di Gianluigi Casella

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...