Con Cussione e con Nivenza

Questa è una favola. Anzi, no. Questa è una storia vera ma un po’ romanzata. E non può essere una favola perché non ha lieto fine. Questa è la storia di Cussione e Nivenza. Di due persone che facevano finta di non amarsi ma che alla fine stavano sempre insieme, in un rapporto quasi morboso. Forse malato, forse d’interesse. Ah, certo. Perché sia una storia c’è bisogno di un tempo e di un luogo. Allora il tempo è il nostro e il territorio? Pure. Il nostro, il Vallo di Diano. Ma potrebbe essere il vostro. Questa quindi è una storia di oggi (ma è stata anche di ieri e purtroppo lo sarà pure di domani) che si svolge tra le strade di casa nostra e non comincia con il classico “c’era una volta”. Cussione è una persona che ama apparire, magari indossare una fascia, mettere una divisa, un camice bianco, o qualsiasi altra maglia che abbia stimmate statale. Cussione ama avere un ruolo importante, solo così si può sentire vivo. Cussione ha stile, ci sa fare, sorride sornione, ne sa più di tutti, o almeno così ne pensa, e si sente intoccabile. Cussione a casa propria non è così sicuro di sé, teme che il suo bluff venga scoperto un giorno, ma l’immagine è importante e non lo darà mai a vedere. Sorride, ha un cerchio magico attorno, e sempre un amico da aiutare. Che poi amico è una parola grossa. Ha sempre qualcuno della sua pasta da sostenere, salvare, chiamare: che sia per un abuso, per un lavoro da favorire, per rifiuti da far scomparire. E chi più ne ha più ne metta. E poi c’è Nivenza. Nivenza è più timida, spesso abbassa lo sguardo o gira la testa. E’ proprio questa una sua grande caratteristica, quando c’è da vedere qualcosa, lei è bravissima a non vederla. Non proprio non vederla, a far finta di non averla vista e poi dimenticarla, praticamente un attimo dopo. Nivenza però ha anche un’altra peculiarità, a voce, perché a voce è molto brava, critica sempre Cussione, i suoi modi, “fa fermata, è illegale”, dice senza ma fare qualcosa. Lo dice, per lei già basta. E poi un’altra volta, di fronte a un fatto reale, abbassa lo sguardo, gira il volto, e quasi invidia quel potere manifestarsi al suo fianco. Nivenza, anche se non lo ammetterà mai, vorrebbe essere Cussione, e questa cosa la lacera dentro. Per questo a un certo punto pare quasi di aver il coraggio di denunciare l’ennesimo abuso, ma poi si ricorda che avrà bisogno anche lei di Cussione per un lavoro, un fastidio in meno e torna a essere pavida e tollerante. Questa non è una favola perché non c’è il lieto fine, c’è solo il fine. Questa è la storia di oggi, poteva essere di ieri e potrà essere di domani. Questa è la storia di come nel Vallo di Diano (o ovunque si legga questa storia) con Nivenza e con Cussione si continuerà sempre a vivere nell’abuso. Di potere e di viltà.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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