La sirena dell’amor perduto

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L’ora era quella giusta. Il sole era spuntato, da poco, dai monti lucani,  non era caldo. Ancora. Le nuvole vibrarono spinte da quel suono che non aveva tempo.

Lui, scarpe grosse e vestiti lisi, sempre gli stessi, era sveglio da un po’. Nella piccola borsa mise il pane e l’acqua in una bottiglia di vetro. Sorrise alla giornata appena iniziata, sorrise al primo passo dopo aver varcato la porta per andare a lavorare nei campi. Sorrise a quell’idea che lo rendeva felice. Che rendeva felice le sue mattine, i suoi pomeriggi. I suoi giorni. “Mi penserà al suono della sirena,  me lo ha promesso”. Pochi minuti dopo, lui camminava verso sud, lì dove c’erano i terreni dei signorotti. Non era la vita che avrebbe voluto, ma sapere di vivere quell’amore rendeva tutto migliore. Tutto sopportabile. Anche la fatica. Pochi minuti e sentì il suono della sirena. Arrivava dal campanile di San Nicola, quella dell’orologio che segnava il tempo del paese. La sirena della chiamata al lavoro.

Lei era sveglia dal primo raggio di sole. Affaccendata tra cose di casa e preparativi per i fratelli che avrebbero raggiunto il suo Lui ai campi. Non sapevano, loro, ufficialmente, del loro Amore, ma ne sorridevano  gioiosi. Gelosi sì ma felici di saperla felice. Lei immaginò il suo viso.  Lo faceva sempre. Immaginava la sua bocca, la sua voce che le prometteva amore eterno. L’immaginava sempre, da quando, un anno prima si erano dichiarati i loro sentimenti. Era una domenica di primavera. E da un anno – nelle difficoltà di vedersi – si erano promessi di dirsi “ti amo” ogni qualvolta la sirena del Lavoro riempiva il cielo sopra il paese. Con qualsiasi condizione meteorologica e in qualsiasi stagione. Che fosse Natale, che fosse Ferragosto.

La sirena era lì da tempo immemore. Ben prima di questa storia. Era un appuntamento fisso. Alle 8 per la chiamata al lavoro. A mezzodì per ricordare ai contadini della pausa pranzo.  Anche se la fame ci pensava già da sé. E alle 17 (o alle 18 in estate) per annunciare la fine della giornata di lavoro. Un suono non proprio armonico ma che scandiva le giornate ed era atteso con ansia. Sempre. Era un tempo senza orologi e cellulari, un tempo senza tempo. Un suono per ricordare a chi lavorava nei terreni o nelle aziende i ritmi di quelle giornate. Un’abitudine che piaceva.

E così loro due si dicevano “Ti amo” a ogni suono di sirena. Tre volte al giorno, al termine dell’urlo meccanico, lui guardava in direzione della casa di lei. Lei puntava lo sguardo verso i campi e insieme, sussurravano “ti amo”.

Lo fecero per anni, negli anni del corteggiamento, del fidanzamento, fino al matrimonio. Era il loro rito d’amore. Quel rito d’amore che nel corso del tempo aveva saldato  sempre di più il loro legame. Continuarono a farlo anche quando cambiarono lavoro, quando cambiarono abitudini ma quella sirena scandiva i tempi del paesello, accompagnando le lancette dell’orologio e scandiva il loro “ti amo” sincero.

Erano così legati a quel suono che decisero di sposarsi a mezzogiorno all’ombra dell’orologio nel momento in cui la sirena riecheggiò sopra il piccolo paese. Una magia.

Passarono gli anni e si capì che quell’amore sarebbe durato per sempre. Anche oltre il Tempo. Anche oltre il  loro Tempo. A ogni suono di sirena l’Amore echeggiava senza soluzione di continuità. Si promisero, prima di andare via, che anche in un altro mondo, in un’altra dimensione si sarebbero amati e si sarebbero detti “ti amo” a ogni urlo della sirena.

Così fu per tempo, decenni, forse secoli.

Fino a oggi. Però. Fino a quando, una persona dall’animo maligno, dall’amore interrotto, indispettita da quel sentimento eterno, decise di rompere quell’incantesimo. Con rabbia e violenza, senza che nessuno intervenne, tolse la voce alla sirena che provava a urlare ma restava muta. Afona e disperata perché l’amore non poteva continuare a essere dichiarato, perché Lui e Lei a un certo punto non poterono più dire “ti amo”. Anche l’orologio si fermò.

La fine dell’Amore.

Questa storia non ha un lieto fine. Questa storia è ancora viva, perché il sortilegio della sirena incombe ancora su Polla privata della sirena storica, la sua voce interrotta senza un perché, tagliando così un legame con la storia del lavoro. La sirena era un monumento sonoro di un tempo che fu. E se la storia d’amore tra Lui e Lei è frutto di fantasia (forse), non  lo è certo la storia d’amore  tra un paese e il suo passato. E allora che qualcuno spezzi questo sortilegio e faccia tornare subito quel suono storico. Di amore sì. Verso la storia di un paese. Il mio.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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