Rocco

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Non avrebbe mai voluto morire, lasciare la sua famiglia. La sua famiglia, i figli, i nipoti, la moglie e tutti i cittadini di Polla. Sì, non con tutti aveva buoni rapporti, non era amato da tutti e forse non gli stavano simpatici tutti, ma per 45 anni li aveva visti come suoi familiari e cercava di aiutarli da buon padre di famiglia. Non avrebbe mai voluto lasciarli. Ve lo assicuro. Ve lo assicura chi lo ha criticato, chi con lui ha avuto scintille ma anche sorrisi e momenti piacevoli.

Non avrebbe mai voluto morire perché c’era sempre qualcosa da fare, per Polla, per il futuro. Una battaglia da vincere. Recentemente aveva combattuto per difendere il punto nascita, non far arrivare i rifiuti, nuovamente, a Polla, per far pulire il Tanagro. E poi, è stato in prima linea per combattere contro il Coronavirus. Ha rinviato l’operazione per poterlo fare. Si è sentito male sul campo, a pochi metri dall’ospedale. Aveva sempre voglia di progettare per il suo paese (anche se non dimenticava di essere natìo di Brienza). Aveva progetti, praticamente sempre. E sogni.

Non avrebbe mai voluto morire, gli piaceva la vita, gli piaceva lo stare insieme, essere chiamato sindaco, riconosciuto, ovunque. Gli piaceva essere salutato e salutare. Gli piaceva avere le stimmate da leader e battere gli avversari politici. Gli piaceva giocare con i nipoti, gli piaceva guardare la sua Polla, gli piaceva trascorrere il sabato mattina da Carletto il barbiere, gli piacevano troppo i saluti con chiunque incrociasse i suoi passi. Gli piacevano le cene con gli amici e i caffè con gli avversari.

Non avrebbe mai voluto morire. Avrebbe voluto essere per molto tempo il portatore dei valori della Prima repubblica, lui che dal 1975 era in politica, avrebbe voluto essere il decano dei politici del Vallo di Diano, il punto di riferimento per le giovani leve.

Non avrebbe mai voluto morire. Gli piaceva migliorare Polla e se non ci riusciva non disperava. E ricominciava.

Non avrebbe mai voluto morire, ma voleva continuare a parcheggiare la sua auto, intorno alle 9 del mattino nella piazza del centro storico, salire nel suo ufficio e lavorare per ore. Stare lì fino alle 22, rispondere al telefono, cercare di modernizzarsi ma restando legato al passato.

Non avrebbe mai voluto morire, avrebbe voluto continuare a essere il “presidente” – così lo chiamavano i migranti – del paese dell’accoglienza. Lo diceva con orgoglio spesso.

Non avrebbe mai voluto morire, sapeva di essere un pilastro, un punto di riferimento, il simbolo di un’era politica che forse, anzi sicuro, non c’è più.

Non avrebbe mai voluto morire, ma sono sicuro che se avesse dovuto scegliere un modo lo avrebbe fatto con la fascia tricolore al collo, restando sindaco. Il Sindaco. E così ha fatto, se ne va da sindaco. Il Sindaco.

Non avrebbe mai voluto morire. E non credo lo sia. Ma ci sarà sempre.

 

Rocco Giuliano (1945-2020). Sindaco di Polla dal 1990 al 2005. Dal 2013 a oggi. E domani. 

 

*foto Giuseppe Metitieri (all’insaputa del sindaco).

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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