La saracinesca

saracinesca

È il rumore della saracinesca la sirena del risveglio. Il soave suono della ripartenza. Un rumore brusco, graffiante, che però, stavolta, ha qualcosa di magico, di romantico, quasi. Un sospiro di un innamorato. Ma allo stesso tempo, quel rumore potrebbe trasformarsi in incubo, in un punto di non ritorno, nel futuro prossimo.

Si ritorna, si riparte. Ma con paura, con il timore di non farcela, di chiuderla definitivamente quella saracinesca e non riaprirla più.

La sveglia suona verso le sette, forse anche prima, come non faceva da mesi. Ci si riprende la vita in mano dopo che lei, la vita, ci ha fatto penare per settimane intere, dopo che il virus ha deciso per noi cosa fare. La sveglia suona, i vestiti sono già pronti dalla sera prima, un po’ come la sera prima del primo giorno di scuola. I vestiti e le paure in realtà sono pronti dalla sera prima. Si possono chiamare Giuseppe De Rosa, Mario il barbiere, Thanja la barista, Armando il rappresentante, Concettamaria, Luca, Francesca e il papà Giuseppe, i fratelli Antonio e Angelo, Daniela delle bomboniere. O ancora Carlo e Silvia, Immacolata e gli abiti. E tutti i nomi dei “nostri” commercianti che vi vengono in mente in questo momento. Da Auletta fino a Casalbuono, dalle Valle d’Aosta fino alla Sicilia. Aggiungeteli nella vostra mente, perché ora diventano loro gli eroi, i pistoni di un motore che deve ricominciare a rombare.

Tutti loro, questa mattina, hanno fatto risuonare il rumore della saracinesca, il rumore del lavoro. Quanto è dolce il rumore del lavoro. I cuori, immagino, palpitavano. Da quando hanno lasciato la propria casa, da quando hanno ritrovato il mai tanto amato traffico, fino all’arrivo a destinazione. Il brusco rumore della saracinesca e la vita che ricomincia. Ma con paura, estrema. La paura nascosta dietro a mascherine e visiere, presa in mano da guanti di lattice e resi scivolosi da detergenti per le mani. La paura che quella saracinesca, se non si troverà la soluzione tra affitti, tasse, bollette, mancate vendite, sussidi fantasma, promesse mancate e tutti i fardelli che si stanno accumulando, si possa richiudere per sempre. Schiacciando il futuro, i sogni, i progetti, la vita.

Poi entra il primo cliente, si serve il primo caffè, si taglia la prima barba, si vende il primo maglioncino e la paura per un attimo scompare, perché alla fine è un mondo di eroi quello che oggi ha ricominciato a vivere.

 

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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