Giovanna e Annamaria, il lavoro nero e la sconfitta di un territorio

montesano

Abbracciate, Giovanna stretta da Annamaria. Morte in poco più di cinque minuti, asfissiate dall’incendio che stava distruggendo il materassificio. Giovanna aveva sedici anni, Annamaria 49. Sono morte il 5 luglio del 2006 nel bagno di in un seminterrato a Montesano sulla Marcellana. Lavoravano in nero, completamente, lavoravano senza alcuna nozione dei pericoli che correvano e su come potevano affrontarli, in un ambiente completamente fuori legge per preparare materassi, lavoravano per 400 euro al mese, poco più. Due euro all’ora, circa. E sono morte in cinque minuti, si erano rifugiate nel bagno del piccolo laboratorio, per sfuggire alle fiamme che stavano divampando tra materassi, materiali plastici, e tessuti. Sono morte asfissiate, lo diranno le autopsie, impossibile salvare pure se i vigili del fuoco fossero arrivati in meno dei trenta minuti che ci hanno impiegato. Questo è quando stato detto dalle varie sentenze a carico di Biagio Maceri, il proprietario del materassificio, un calabrese condannato a otto anni per omicidio colposo plurimo e varie e gravi mancanze del luogo di lavoro. Giovanna Curcio, di Casalbuono, e Annamaria Mercadante, di Padula, sono state per un periodo un punto di riferimento per la lotta allo sfruttamento del lavoro, sotto pagato e senza protezione nel Vallo di Diano. Lo sono state soprattutto per opera di un sindacalista, Enzo Faenza, un gigante buono di Eboli che aveva trovato una seconda “abitazione” a Pertosa e nel Vallo di Diano. E proprio a Pertosa aveva ideato il premio dedicato alle due donne morte in cinque minuti e per due euro l’ora. Un premio sulla buona impresa, su chi punta sui giovani, su chi combatte il lavoro nero, sottopagato e senza sicurezza. Un premio durato diversi anni e che stava crescendo, con Faenza traino anche di altre esperienze in diversi comuni. Ma il lavoro nero, quello sfruttato, è una piaga per il Vallo di Diano, una piaga nascosta ancora oggi e non sempre chi lotta contro questo sfruttamento ha successo e proseliti. La dimostrazione la si è avuta quando Enzo Faenza è morto prematuramente per un problema cardiaco. Nonostante le promesse degli amministratori di Pertosa che il premio sarebbe continuato, anche il premio è volato via come Enzo e come le due donne alle quali era dedicato. Nel corso del tempo – occorre dire – si è tenuta conferenza per parlare delle due, del lavoro nero, è stato anche girato un bel film “Due euro l’ora” che si ispira alla storia ma non racconta le vicissitudini storicamente, e poco altro. Troppo poco per due donne morte prematuramente, una ragazzina e una mamma, morte per due euro all’ora. Una ferita che a distanza di 14 anni ancora sanguina nel Vallo di Diano e forse per questo non si vuole ricordare. Ancora ci sono delle situazioni non molto chiarite su questa vicenda. L’azienda lavorava da diverso tempo in quel seminterrato, era nota, come mai nessuno sapeva nulla? Una ex operaia aveva anche scritto una lettera denuncia. Una serie di ombre che a distanza di di 14 anni non vengono illuminate e che stanno avvolgendo anche la memoria di Giovanna e Annamaria.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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