L’anima dell’infermiere

 

FB_IMG_1587902187837Alfonso. Ma si sarebbe potuto chiamare Gerardo, Alfonso, Sonia, Enzo, Carmela. O qualsiasi altro nome di medico o infermiere di un Pronto soccorso italiano.

Alfonso è seduto, stremato, su una sedia all’esterno delle tende pre triage dell’ospedale di Polla. L’ennesimo turno di notte è alle spalle, le tensioni del lavoro, il timore di affrontare il mostro invisibile, di portarselo a casa dalla moglie e dai figli, la consapevolezza di aver portato a termine un lavoro che è diventata una missione. Anzi lo è sempre stata, anche prima del Coronavirus ma in pochi se ne accorgevano. In pochi ce ne rendevamo conto.

Alfonso supporta il peso della responsabilità, della fatica, di una tuta che sembra essere d’astronauta e lì fuori, all’esterno delle lenti, sembra davvero ci sia un mondo extraterrestre. Incrocia le mani, la testa si piega in avanti, con il fardello del tutto che diventa per un attimo insopportabile. Ma è solo un attimo perché mai come in questo caso non c’è tempo per riposare, per lasciarsi andare, per abbassare la guardia. E Alfonso non l’abbassa, prende a pugni il mostro e lo affronta con rispetto ma senza paura.

Li stiamo chiamando eroi, li stiamo descrivendo in prima linea, in trincea, li stiamo raccontando per quel che meritano. Ma non dimentichiamo che sono uomini e donne. Semplicemente. E vivono di paura e stanchezza, di paure e coraggio.

Io non so come definirli, posso solo ringraziarli. Mio padre è un infermiere in pensione e quindi per me gli infermieri sono stati un esempio sin dalla nascita. Ora lo sono un po’ per tutti. Non dimentichiamocene domani.

Per descriverli ora come meritano, allora le parole potrebbero essere vane, vuote, retoriche. Per descrivere Alfonso e tutti gli infermieri e i medici dei Pronto Soccorso d’italia allora basta uno scatto di un altro infermiere da “trincea” con il talento della Fotografia.

Gerardo Esposito cattura l’anima degli infermieri in uno scatto perché quell’anima, lui, ce l’ha dentro di sé. E la riconosce immediatamente.

Un altro turno di notte è finito, è alle spalle, non è finita la missione e i camici bianchi non hanno nessuna intenzione di arrendersi. Resistono al peso di fatica e paura. La loro missione era prima del Covid, lo è ora e lo sarà dopo.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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