I giorni

tramonto

Sono lunghi i giorni. Giorni di attesa del nulla, di qualcosa che non puoi vedere se è già arrivato e sapendo che quel nulla ti può far male. Ti può uccidere. Sono eterni i giorni durante i quali, chiuso in casa, pensi a chi hai incontrato, pensi se quella persona con cui hai parlato al supermercato possa aver avuto contatti con altre persone che magari potessero essere stati colpiti dal mostro. Sono giorni troppo lunghi e le ore cadono piano mentre rimugini, mentre ti perdi negli occhi dell’amata cercando le parole per tranquillizzarla. Non ce ne sono. E la guardi e la ami. Non puoi fare altro. E allora i minuti non passano, perché attendi qualcosa che non sai se e come arriverà. E poi pensi, se arriva, se tocca a me, ho fatto del male anche ai miei genitori, ai miei parenti, ai miei amici. A lei.

E così non terminano mai i giorni, pensi che ne debbano finire quindici, almeno, pensi che possano essere anche venti. Sono eterni ma servono per guadagnarsi una vita intera. Per salvare chi ci sta intorno. Ma poi tossisci, un piccolo colpo di tosse, il petto che brucia un attimo e il mondo ti crolla addosso. Il mostro ti tortura senza esserci, solo con la minaccia della sua presenza. Poi non vedi i tuoi genitori, tuo fratello, la tua famiglia da giorni e quel mondo pare non abbia senso. I giorni sono infiniti e più passano e più sembrano allungarsi. Una tortura subdola che si insinua tra i secondi, che distorce i minuti e ti fa odiare l’orologio perché non sai se quel giorno che è appena finito è uno in meno verso la fine dell’incubo oppure uno in meno per l’arrivo del mostro.

I giorni sono infiniti, si riempiono di ansie, di paure, di riflessione, di passeggiate tra mura che si stringono senza che te ne accorgi.

Sono giorni che non dimenticheremo mai, ma che vorremmo dimenticare al più presto.

*foto Gianluigi Loco Casella (archivio)

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Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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