Lettera nella bottiglia di… Corona

corona*

Vi scrivo, cari amici, da un luogo isolato. Sono fuggito via, sono stato un codardo, lo so, ma sono fuggito via per la paura. Vi scrivo una lettera nella bottiglia perché qui dove sono io, non c’è linea, i cellulari non sono utilizzabili e non riesco ad accedere a internet  o ad altre fonti di informazioni e comunicazione. Ho una penna, un foglio e una bottiglia e mi sento un po’ nel Medioevo, non come voi che siete già nel futuro.

Sono fuggito e sono stato un codardo. Ho avuto paura, lo ammetto. Non me l’aspettavo che potessi fare una scelta del genere. A un certo punto ho visto il baratro e sono scappato a gambe levate senza salutare alcuno. E’ bastato un virus, un Coronavirus, e il terrore ha scavato il mio cuore. Forse è il re dei virus, con quella corona in testa, altro che la peste e mi ha paralizzato, mi ha sconvolto. E sono fuggito, sono arrivato qui, in questo posto isolato e il mio cuore ha cominciato a battere un po’ meno forte.  Mi sono tranquillizzato e ora vi scrivo, con questa bottiglia, che scherzo del destino è proprio di una corona. La birra,  intendo.

Ora sono solo e non ho paura. Non ho paura. Finalmente. Mi sono tolto quel magone che  ha conquistato giorno dopo giorno, post dopo post, il mio animo. Mi sento libero.

Non ho più paura del mio vicino di casa, mi ha detto che ha attraversato in auto il Veneto, non si è fermato, ma aveva il riscaldamento acceso. E l’aria da dove l’ha aspirata l’auto? Dall’esterno, ovvio. E che ci vuole che un coronino sia entrato nell’impianto e lo abbia infestato e poi lui lo abbia respirato. Mi ha detto che è andato all’ospedale  pur se non aveva febbre o tosse per farsi fare il tampone e quelli, quei pazzi scriteriati, non avevano il tampone. Secondo me è la mafia dell’Asl che ha sequestrato i tamponi per farsi soldi facili. E al mio vicino intanto lo hanno rimandato a casa. I classici medici e infermieri che non vogliono lavorare. Ora non ho più paura della collega. Federica, la folle, ha continuato ad andare in palestra, eppure glielo avevo detto. ‘Ma ‘ndo vai, hai un bimbo piccolo”. Niente ha continuato ad andare e a un certo punto l’ho sentita tossire da dietro al computer. Folle e insensibile. Meno male che sono fuggita anche da lei. Ora, in questo posto isolato, non ho più paura di andare a prendere un caffè al bar. La barista mi ha detto che un suo cugino è stato al nord, credo nelle Marche o nel Molise, e che si sono sentiti per telefono. Sto coronavirus è bastardo, è dilaga anche virtualmente. Metti caso che …, non ci voglio neanche pensare. Certo, qui, in questo posto isolato, non ci sono né bar né caffè e un po’ mi mancano, ma è un sacrificio che faccio volentieri. Comunque è un bastardo virtuale sto Coronavirus, fa venire la febbre e la psicosi. Più la psicosi che la febbre, ma vabbè. Nessuno si fida più di nessuno. Quando ho incontrato quel tipo che mi chiedeva chi fosse in isolamento per insultarlo e per evitarlo, ho pensato anche io ad evitarlo e insultarlo. No, non al tipo in quarantena, al tipo che mi ha chiesto chi fosse. Ecco, ho paura di diventare un disumano. Ne ho visti tanti, troppi in quei giorni apocalittici, di aggressione al diverso. E il diverso è diventato chiunque non sia io. Brutta gente quella che non sono io. E per questo sono scappato via. Non ce la facevo più. Ho avuto paura della gente in maschera, no, non quella che ha acquistato la mascherina pur se sana come un pesce (beati i pesci, pare che nelle acque il coronavirus non va. Non è  una fake news come quella dei giornalisti pagati dai padroni), ma quelli che vestiti da politici hanno cavalcato senza vergogna questa situazione. Solo per un voto o un clic in più. La cosa peggiore è che li ho invidiati, perché mi è venuta voglia di scrivere sul virus per avere una risposta dal web. Web, cazzo, rispondimi, dammi una visualizzazione in più. E l’ho scritta qualcosa sul web, mi sono sentito un po’ meglio, altro che ascoltare i medici e gli esperti. Tanto litigano anche loro sul web e poi scrivono libri per farsi i soldi. Meglio il web. Tanto sulla tastiera ho versato litri di amuchina rigorosamente fatta in casa, l’altra quella che dicono sia originale creta dalla mafia dell’Amuchina (china guarda un po’) non l’ho trovata. Ma la ricetta l’ho trovata su internet e non può essere sbagliata. Per ogni evenienza ho comunque usato anche l’acqua di quella boccetta a forma di donna con la corona blu in testa, nonna me la buttava sempre addosso. Non può che fare bene.

Insomma ora non ho più paura.  Sono solo e sto bene. Vi scrivo questa lettera per dirvi che se stiamo tutti soli è meglio. Ogni tanto ho un po’ di timore perché mi chiedo chi possa aver bevuto la bottiglia di corona nella quale vi ho inviato il messaggio e se la birra e il virus possano essere collegati, ma non ho sintomi e quindi credo di stare bene, anzi sto bene, perché sono solo. E di voi, cari amici, che siete rimasti lì, mi manca poco. Anzi nulla. Soprattutto non mi manca la vostra disumanità dalla quale sono fuggito.

P.S. Certo, mi sorge un dubbio, se gli umani non li sopporto e sono fuggito per non aiutarli e non stare insieme per affrontare un problema,  non è che il disumano sia io?

Nooo, non credo, sono sempre io dalla parte del  giusto. L’ho letto da qualche parte, forse il web o forse era Libero. Ecco, sì, mi sento proprio Libero. Nel mio mondo solitario e disumano.

Ciao amici.

 

 

*la bottiglia pare sia stata trovata dal mago Williams Antonio Lamattina…la foto è sua, corre sul web e non può che essere vera.  Non può mica aver fatto un fotomontaggio così bello.

 

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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