La stanza dei giochi perduti

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C’è una infanzia perduta nel rosa di pareti tristi. Uno strappo invisibile squarcia i raggi di sole che penetrano malvolentieri nella persiana semichiusa. E ci sono lacrime che solcano visi di bambole e guance di pupazzi. Ci sono libri che rischiano di non essere mai letti, che temono che non saranno mai sfogliati dalle mani di chi avrebbe dovuto. Dalle mani di una bimba alla quale era stati regalati. Troppo piccola ancora per leggere, ma che un giorno avrebbe voluto viaggiare tra pagine e parole magiche. Avrebbe dovuto. I libri giacciono su tavoli minuti e sono polverosi sovramobili. Contronatura.

3

Ci sono vestitini abbandonati per sempre in un armadio lilla. Troppo piccoli, ora, pur se dovesse tornare. Vestiti divenuti inutili per colpe non loro.

Ci sono numeri che partono spediti ma che si fermano presto. Troppo presto. C’è il numero “1” appoggiato a un muro. Il “2” un po’ più distante, quasi si guardano. Manca il tre. Non è tra questa mura. Non sarà mai qui, smarrito nel correre del tempo e delle decisioni adulte che di adulto hanno poco.

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C’è un fiocco ancor ben legato, un fiocco che non è stato sciolto da mani delicate vogliose di prendere il manubrio e preparsi per tagliare il vento della primavera su una bici da piccina.

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E così i giocattoli sono tristi. Lo sono in questa stanza. Lo sono in troppe  altre. Non sono destinati alle lacrime ma a partecipare ai giochi, a essere vita e vitali. A loro manca la loro compagna. Manca per poter essere felici, per poter adempiere sorridendo al proprio destino. E invece, ancora, una volta nei giochi tra grandi, la vittima è chi a quel gioco non vorrebbe proprio partecipare. E quei giocattoli chiusi e rinchiusi da troppo tempo diventano monumento della cecità.

Degli adulti.

C’è una infanzia perduta. Ci sono lacrime che solcano visi di bambole e guance di pupazzi. Ci sono libri che non saranno mai letti. Ci sono disegni mai completati e chissà se mai un giorno Sofia li riuscirà a terminare.

C’è una stanza dei giochi perduti. E non è l’unica e non sarà l’ultima, nelle sempre più tristi storie di adulti.

 

*foto di Rossana Romano. 

 

 

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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