Tredici

tredici

Tredici è il numero degli scommettitori. Numero di antica memoria, di schedine al Totocalcio e domeniche di serie A. Di radio, del calcio minuto per minuto. Di Ciotti e Ameri. Tredici per vincere un futuro o almeno sognarlo per novanta minuti. Tredici: il numero degli scommettitori. E di chi forse, come loro (o noi), scommette, ancora e per sempre sull’Amore.

Abbiamo bisogno di scommesse e di amore. Del brivido dell’imprevedibile. Di un futuro da costruire e ricostruire. Di una emozione improvvisa, di un gol al novantesimo, fuori casa, che sblocchi il risultato. Di adrenalina. Di amore e adrenalina. Abbiamo bisogno anche di Dalila e – pur se meno – di Michele. Di un amore e di un futuro da disegnare insieme. E loro così fanno. Di una sopravvivenza universitaria, tra libri, amori, liti e mani che vogliono creare. Mani divine. E di una officina che prende forma e viaggia nel mondo reale. Ma è qualcosa da sogno.

Un tredici che nasce nella città. Anche se i nostri eroi sono eroi nostrani. Eroi come tutti coloro che resistono alle intemperie. Alle paure.

Il mare di Salerno, ottobre, il tramonto e un romanticismo che non ti aspetti. Un pezzo di legno che traspare vita.  “Può diventare qualcosa”. Dice uno dei due. 

E allora la schedina per il tredici comincia a essere compilata durante la passeggiata, mano per la mano. Forse. Ma di certo cuore nel cuore. Come chi sa di essere amato e di amare.

“Iniziamo ad intrecciare il filo di ferro”. E allo stesso tempo intrecciare le vite. Imparano l’uno dall’altra. Dallo stappare la birra con un accendino, all’unire dei pezzi di stoffa con ago e filo. Chi insegna cosa a chi, è facilmente deducibile.

“Lo scatolone si riempie, l’officina prende forma. È ora di uscire allo scoperto”. Lo urlano a loro stessi. Poi agli altri.

Febbraio dell’anno scorso, tredici ovviamente, ecco “OFFICINATREDICI”. Il lavoro che diventa amore. O viceversa, i confini sono labili. Indefiniti.

“Tredici perché è la maglietta che indossavo quando riscaldavo le panchine”, lo dice lui. Tredici perché è una scommessa ma loro, troppo giovani e troppo innamorati non lo possono sapere. Ancora.

Officina perché si usano le mani e “poi perché suonava molto bene. E nel caso fortunato è meraviglioso che voi incontraste un nostro lavoro, un nostro progetto, non avrete di certo difficoltà a riconoscerlo. Sarà quello brevilineo, grezzo, poco arrogante, che assomiglia ad una cosa fatta con amore, amore inteso come un mazzo di poesie non ancora scritte e una discreta predisposizione ai baci, insieme. Mal che vada, e a conti fatti, ci saremo divertiti, sul serio”.

Come è giusto quando si compila una schedina del Totocalcio, la guardi ancor prima che inizino le partite e ti sembra talmente buona da essere già vincente, tanto che vorresti ritirare il montepremi sin da subito. E sogni per quella scommessa che potrà cambiarti la vita.

La scommessa dell’Amore.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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