Il buio di Natale

Lontano da casa, sperduto chissà dove. Mi perdo nel mio mondo, perché il vostro mondo mi ha emarginato ben prima. Sì, anche il mondo di un paesello sperduto tra monti e una immensa vallata. Ovunque ci possiamo perdere, pur se circondati da un migliaio di abitanti e pur dove diciamo di conoscerci tutti. Ma mi perdo, mi perdo lo stesso. Il mio Natale è buio, l’albero non ha luminarie ma rami rotti.

Lontana da casa. Mi chiamo Giovanna, ho 16 anni. Lavoro in questo sottoscala e faccio materassi. Li faccio per un po’ di soldi e per affrontare meglio la vita. Il mio Natale non c’è più da oltre dieci anni. A casa mia il posto me lo conservano, sempre, nel cuore e forse a tavola, ma non sarà mai un Natale felice. Per un lavoro sottopagato e un datore di lavoro senza scrupoli. Come tanti.

Dove è la mia casa? Mi sento perso tra alberi e oscurità. Non ricordo come ho cominciato. Mi annoiavo forse tra piazze tutte uguali e paesi troppo piccoli. Lo facevo con gli amici, lo facevo per l’indifferenza che mi circondava e ora non riesco più a smettere. Ne ho bisogno. Sono perso e ho solo un modo per ritrovarmi e il mio Natale lo trascorro tra una bottiglietta di acqua e un acido di felicità.

Lontano da casa, portata via da mia mamma fino in Russia e mio padre non so dove sia. Vorrei stare con entrambi, sono i miei genitori e invece litigano per me. Si, lo fanno per me, è colpa mia. E piango. Abbraccio mio padre solo in un Tribunale. Abbraccio mia mamma di nascosta. Mi chiamo Sofia e mi manca Teggiano.

Lontano da casa. Ho superato il mare e sono arrivato qui da solo. Mamma non la vedo da anni e papà è stato ucciso in una guerra che non ha motivo. Almeno per me. Vivo tra occhi che mi guardano di sbieco, anche se in un paesino dove in tanti sono andati via. Hanno fatto come me, non hanno superato il Mediterraneo ma le Alpi o forse l’Oceano, eppure sembriano alieni. Il mio Natale è vissuto da solo. Senza un sorriso a riscaldarmi.

No, quest’anno non è Natale. Hanno rubato gli attrezzi di lavoro di mio marito e mia figlia deve lottare ogni giorno per arrivare a vedere quello successivo. Ha bisogno di cure, ha bisogno di umanità. Voi non lo siete stati.

Mi sfruttano, da due anni non mi pagano e hanno licenziato tutti gli altri. Non so che ci faccio qui. Quando mi pagavano dovevo anche restituire parte dello stipendio. E’ il Vallo e così funziona dicono. Poi nella vita che mostrano dicono di essere pure lottatori di diritti. I vostri. Maledetti.

L’ombra attraversa i miei occhi e in questi giorni che per gli altri sono di festa, torna sempre più minacciosa. Vai via, puttana. Non voglio smetterla e tu però insisti, ombra. Smettila, voglio resistere, voglio vivere. Ombra, cazzo, se fai così mi affascini.

Il Natale buio è attorno a noi, è nel Vallo di Diano, tra storie da favole e lumiarie scintillose, tra tavole imbandite e vestiti profumati. Il buio è tra noi e noi non lo vediamo solo perché ci fa comodo così.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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