Gerardo

Come si permettono di buttare le lattine vuote sotto il cespuglio. C’è il cestino qui, non lo vedono? Che gentaglia che c’è. Ah se non ci fossi io. Questa cosa qui, questa con il nome così difficile con alberi e fiori, sarebbe uno schifo. Sono il giardiniere di questo posto. E poi il mio zampillo. Lo trattano sempre male, lo fanno schizzare. Ma un po’ di rispetto non potrebbero averlo. E’ mio certo, ma loro lo possono usare. Basta avere accortezza.

Meno male che ci sono io, controllo e metto a posto. Hanno paura di me. Prendo il foglio e la penna. Ieri me l’hanno data un’altra penna, solo quella con il pulsante. Altrimenti non la prendo. Deve fare click sennò non la voglio. Vado a fare il mio giro di perlustrazione. Il fischietto lo tengo, sono il comandante dei vigili urbani e devo controllare il mio paese. Parcheggiano come selvaggi, sono incivili e poi guardano me come se fossi io il diverso. Fiuuuuuu. Senti come fischia questo fischio, e vedi come spostano le auto. Mi temono. Sono il comandante dei vigili urbani.

Guarda qua, urlano e litigano tra di loro. Sembrano pazzi. Ora lo scrivo però, ho l’agenda con me. Me l’hanno regalata, o forse era mia e l’hanno ritrovata. Non ricordo. Prendo la penna dal taschino e scrivo. Sono giornalista. Mica come quelli che non scrivono nulla, io scrivo la verità. Guarda, guarda come mi guardano che scrivono. E ora vi faccio finire in tv. Voi litigate mica io. Io racconto di quanto siete barbari e animaleschi che manco ve ne accorgete.

Ora entro da Carlo, quanto è grosso Carlo e taglia la barba. La taglia anche a me. Senza farmi pagare. Sarà perché sono un comico. Entro, dico qualcosa e tutti ridono. Ridono di quello che dicono, non di me, sia chiaro. E io la ripeto sempre quella cosa, così ridono, perché io sono un comico, da Carlo sono felice e poi mi taglia la barba senza farmi pagare. Mica devo pagare. Sono un attore famoso e tutti mi salutano e scattano le foto. Non mi piacciono tanto le foto.

Fammi andare a mangiare, dovunque vada mi offrono qualcosa di buono. Sanno che sono un famoso chef e capisco bene di mangiare, basta che allungo il dito e me lo danno. A volte mi chiedono di ripetere le cose, sono tutti un po’ sordi non perché parlo male, ma poi mi capiscono. Buono questo cornetto alla crema, secondo me li fanno buoni per me. Sono sempre un vigile giornalista che sa fare il giardiniere e ha un passato da chef.

Beh è tardi. Vado a casa. Ho freddo. Sì, mi dicono che è ancora estate e io ho il giubbotto e il maglione e il cappello, ma io ho freddo perché gli altri mi devono dire che non devo aver freddo? Qualcuno fa uno strano gesto con il naso, come se sentisse un cattivo odore. Sono io? Io non sento nulla. Allora è lui e manco mi interessa. Ognuno può fare ciò che vuole, basta che non tocchino il mio giardino e parcheggino bene.

Entro a casa, è buio. Vado a letto ed eccoli, lì sento urlare. Anche stavolta. Ragazzini che mi insultano da anni. Passano gli anni ma i ragazzini sono sempre della stessa età. “Scemo, scemo, Gerardo è scemo”, gridano. Ma perché mi trattano male, mi buttano le cose, mi insultano. Esco dalla casa, urlo anche io. Loro fuggono. Perché fuggite. Vi sto solo dicendo che anche io sono bambino.

Lo sono sempre stato.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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