La favola di Lua

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Le nuvole nere e gonfie di odio e pioggia riempivano il cielo. E lo facevano sia il giorno, sia la notte. Anzi, lì in quel regno pregno di cattiveria, non si capiva quale fosse il giorno e quale la notte, tanto l’Oscurità a essere sempre predominante. Un buio illuminato da poche fiammelle che fiancheggiavano la strada che portava al castello del generale Rett. Un generale famigerato per la sua cattiveria, il suo odio verso la vita e verso chi aveva occhi più belli dei suoi. E contro di loro scatenava una terribile maleficio.

Lua aveva occhi del colore di dove mare e cielo si incrociano. Lua aveva gli occhi più belli del reame, i pittori si ispiravano a loro per dipingere l’azzurro, e riempiva di orgoglio quelli della mamma, la coraggiosa Agnese. Che coraggiosa lo era, ma ancora non lo sapeva quando Lua venne alla luce. Se ne accorse quando, qualche mese dopo, al compimento del primo anno, Lua fu rapita dagli uomini dell’Oscurità.

Rett aveva saputo di una bambina speciale, dagli occhi emozionanti, diventata già leggenda nel regno della Luce. E lui, invidioso e brutale, aveva deciso interrompere quel sogno. E così mandò il suo esercito a rapirla per portarla nel suo castello. La strapparono dalle braccia di Agnese e la portarono via, nascondendola nella cella più alta, sulla torre del Buio.

Rett, la mezzanotte di una notte senza luna, salì sulla torre e mise in atto il suo maleficio. “I tuoi occhi daranno l’impressione del Vuoto e il mondo attorno a te non sarà il tuo mondo. Al compimento del sesto anno, quando tutti i bambini andranno a scuola, tu dovrai restare a casa perché non ci sarà Scuola che ti vorrà”. E la rimandò a casa. Con gli occhi spenti e un destino atroce scritto nel suo futuro.

Agnese piangeva giorno e notte senza la sua piccola tra le braccia. Smise solo quando la vide tornare accompagnata, si fa per dire, dagli sgherri di Rett, che sogghignarono quando gliela riconsegnarono. Agnese l’abbracciava forte ma si rese conto che Lua non rispondeva e i suoi occhi parevano vuoti. Uno degli sgherri di Rett, un austriaco dalla mente illuminata, però le spiegò cosa stava succedendo. Agnese a quel punto asciugò l’ultima lacrima e indossò quel coraggio che non sapeva di avere. “Andrai a scuola a sei anni disse a Lua”, che stranamente ricambiò lo sguardo come se avesse inteso.

Agnese cominciò la sua battaglia, chiamò a sé tutti coloro che potevano aiutarla. E scoprì che nel corso del tempo e nonostante gli ostacoli malvagi del generale Rett, di Buoni ce ne erano davvero tanti. Nessuno aveva mai tentato quell’impresa. Nessuno era riuscito a infrangere quel maleficio e le bambine rapite da Rett non erano mai andate a Scuola. Non solo Lua ma tante altre. Agnese combatteva anche per loro. Senza mai mollare. Neanche nei momenti di sconforto, neanche quando le barriere sembravano invalicabili. Quando Rett ci metteva lo zambino con burocrazia, cattiveria, togliendo soldi lì dove ce ne è bisogno.

“Andrai a scuola”, ripeteva Agnese a Lua che sembrava nel Vuoto ma che riempiva le giornate di chi la circondava. E fu così, dopo mille disavventure, che Agnese e i suoi aiutanti che si erano moltiplicati in un pomeriggio dipinto d’arcobaleno ingannarono Rett e lo sconfissero. Avevano lavorato nelle ore notturne, lontano da occhi indiscreti, e a un certo punto, portarono la piccola Lua davanti alla porta. Una porta magica. Lua guardò fisso quel varco dello stesso colore dei suoi occhi, la porta si aprì e…. si apri un mondo. Anche se era “solo” un’aula. Speciale. La musica usciva fuori come miele da ciambelle, i colori erano quelli dell’arcobaleno, e poi ogni cosa era magica, cuscini, materassi, oggetti di ogni specie. Era un’aula, l’aula della Scuola che avrebbe ospitato Lua e i suoi occhi che vuoti non sono mai ma sono semplicemente diversi. Speciali.

Così Agnese battè Rett e il suo governo del Male e così Lua con i suoi occhi insegnò a tutti che il Bene, alla fine, trionfa. Sempre. Anche a Sala Consilina, anche nel Sud Italia. Grazie al coraggio di Agnese, alla forza dei suoi aiutanti e agli occhi che oggi come nella favola ispirano pittori e poeti.

 

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Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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