L’odio

È l’odio che non pensavo di provare che mi fa paura. L’odio che mi prende dallo stomaco, che sale e mi rende torbido il sangue. Odio verso chi ha deciso che deve andare così. Verso chi ha imposto che deve essere un tuo caro a dover soffrire. E l’odio si alimenta di se stesso perché non si sa verso chi vomitarlo quell’odio. Odio questa terra avvelenata, odio il dio che non credo. Mi riscopro ad avere pensieri odiosi, pregni di cattiveria. “Perché lui e non un altro?”. Mi mordo le labbra, me ne pento. Ma quell’odio striscia tra le vene come un serpente subdolo. Non pensavo di poterlo provare. È rabbia. Pura. E l’odio nasce dal sentirsi impotenti, dal non trovare le parole giuste, dal non trovare il contatto giusto. Mi sembra tutto superfluo. Tutto inutile. “Cazzo ride quello?”, Mi trovo a pensare mentre passeggio per strada, mentre spingo il passeggino dei miei figli. Rabbia e odio mentre guido. Mentre lo accompagno all’ospedale, mentre deglutisco le lacrime per non far vedere che oltre all’odio e alla rabbia è la paura che mi fotte. La paura di perdere. Lui la battaglia, io…lui. Odio tutti, anche chi pensavo fosse amico. “Andiamo a mangiare una pizza?”, ma ti rendi conto che mi chiede, io sono qui che odio tutti e questi pensano alla pizza. Egoista. Questo pensiero mi attraversa la mente mentre parcheggio sotto questo ospedale che odio. Lo odio con tutto il mio cuore. “Prega e spera”, qualcuno mi ha detto. Non voglio pregare e la speranza è un’illusione che mi fa salire la rabbia. Saliamo le scale, questi hanno anche l’ascensore rotto e dobbiamo fare tre piani a piedi. Li odio. Ci sediamo, ho portato un libro nell’attesa che la medicina tenti di aiutarlo. Non ci spero. Non l’ho neanche guardato gli occhi prima che entrasse. Vedrebbe odio e paura e forse lo deluderei. Pensa che sia una persona che sappia amare, ma non voglio più farlo. Porta sofferenza. E questo lo odio. Abbasso gli occhi sul libro, non so neanche cosa sia, non mi va di leggere. Ma ho gli occhi bassi e non noto due persone che entrano dopo di noi. Una entra nella stanza a fianco a quella dove prima è entrato lui. L’altra si siede davanti a me. Vedo i suoi piedi da sotto il libro. Alzo gli occhi, almeno guarderò un’altra persona che come me, odia. Odia il mondo, questo schifo di mondo. E invece nei suoi occhi, nei suoi occhi c’è qualcosa di diverso. Sono lucidi, sì ha paura come me. Ma non odia. Non mi sembra che odi. È l’amore che continua a far trasparire. Ha circa 70 anni, capelli bianchi e capo chino, mi guarda alzando le palpebre. Una borsa di donna è poggiata ai suoi piedi. Nei suoi occhi ci sono lacrime che girano vorticosamente. Non odia, lo sento. E sento che l’odio che scorre nelle mie vene per un attimo ha un moto di ribellione. Viene attaccato da quel sentimento che ha riempito le mie giornate prima della Notizia. Odio e amore combattono in quel momento. Quando vedo quel signore che potrebbe essere mio padre e che ha voglia di piangere. Non è pena, non è compassione. Forse invidia, perché mentre io odio il mondo, lui pare continuare ad amarlo. Non capisco il perché. Incrocia il mio sguardo, in modo sorprendente mi sorride. Un lieve movimento di bocca. Mi dà serenità. Dove è finito il mio odio, quello che mi dà l’energia di continuare? Mi alzo e non so neanche io perché, mi avvicino, poggio la mano destra sulla spalla e gli chiedo. Ha accompagnato sua moglie? Lui alza la testa e mi guarda. Sospira.

“Mia figlia, è dentro da 2 ore”.

Parliamo per ore, senza fermarci. L’odio è scacciato, non so spiegarvi come. La paura è con me. Sempre. Ma l’odio no. L’amore che ho visto negli occhi di quel padre mi ha confuso, come fa ad amare ancora? Glielo volevo chiedere, poi ho capito. Il suo amore per sua figlia è forte dell’odio per il cancro. Il suo amore non so se aiuterà a vincere le battaglie ma servirà per affrontare il futuro. Forse meglio.

Continuo ad aver paura, sono arrabbiata, ma amo. Amo chi sta con me, chi lo è stato e chi lo sarà sempre.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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