Volevamo solo raccontare favole

Gli occhi. Sono gli occhi a raccontare il dolore. E lo raccontano i piccoli tic. Movimenti inconsapevoli che tentano di esorcizzare lo strazio. O forse semplicemente affrontarlo sapendo di star combattendo una partita da sconfitti.

Gerardo, infermiere da 25 anni, molti dei quali trascorsi al Pronto soccorso si morde nervosamente il labbro inferiore. Ha occhi bassi. E’ una delle sue peggiori notti.

Fabio è una guarda giurata. Decenni di carriera alla spalle. La pistola nella fondina. Dovrebbe dargli forza. Gli occhi guardano nel vuoto. Piange e non vede l’ora di finire il turno, quel maledetto turno. Vuole abbracciare qualcuno nell’intimità di una luce soffusa.

Michele è il suo sostituto. Cammina velocemente e guarda la foto della nipote. Sente lo stomaco ribellarsi al dolore.

Davide è un capitano dei carabinieri. E’ sul posto. La testa la muove leggermente come se volesse dire di no a ciò che è accaduto. Deve restare lucido, solo il cuore può ricoprirsi di dolore. Ma quello che nessuno può e deve vedere.

Marzia è una consigliera comunale. E’ al telefono per capire, per sostenere chi gli è vicino. Respira a fatica. Guarda la famiglia, il lutto della comunità è nei suoi occhi.

Giuseppe è un sindaco. Incrocia le braccia dopo aver guardato la foto del figlio. Andava a scuola con Luigi. Muove leggermente la bocca verso il basso, così come lo sguardo e la testa.

Due carabinieri dell’Aliquota radiomobile si guardano negli occhi tutto il tempo. Cercano nel lavoro di scacciare il dolore. Ma lo sentono risalire senza scampo.

Roberto è … è colui che fa compagnia alle salme. Ne ha viste tante. Quella di Luigi non l’avrebbe mai voluta vedere. Luccicano i suoi occhi.

Di loro non ho scritto in questa tragedia. Sono cornice del dramma. Hanno, abbiamo, solo sentito il senso di quel dolore provato dai genitori. Dai familiari. Dagli amici. Lo abbiamo sentito come se fosse l’onda d’urto di una esplosione deflagrata nel cuore di chi abbracciava ogni giorno Luigi.

Gli occhi. I loro occhi raccontano il dolore e il dispiacere di ciò che hanno visto. Che abbiamo visto.

Tutti noi, ieri sera, avremmo voluto soltanto raccontare favole felici. Favole per Luigi e per noi stessi. Favole con lieti fine e principesse e cavalieri.

Favole senza lacrime. Favole che ogni bambino dovrebbe ascoltare, senza provare alcun dolore.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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