Il cane Giorgio e la Mafia ai tempi del giornalismo online

Considerazioni giornalistiche. La domanda sospesa che caratterizza il giornalismo nell’epoca del lettore online.

L’otto maggio scorso ho avuto il battesimo come relatore in un seminario. E chi se lo sarebbe aspettato. Devo ringraziare la cooperativa Iskra e Giusy Salerno. Un seminario sulla comunicazione etica e gli haters. In realtà non sapevo cosa dire e su cosa intervenire. Ho pensato di parlare di fatti concreti, di episodi che mi sono capitati e dei miei dubbi da “giornalista di marciapiede” quale penso di essere.

E ho parlato di Giorgio e della Mafia. E del ruolo del giornalista.

Giorgio, il cane Giorgio, è un dolcissimo meticcio bianco dal pelo lungo che è stato adottato da un paese intero. Passeggia per il paese e viene anche salutato. Come se fosse una persona, insomma. Un giorno si è sentito male, un cittadino lo ha accolto in casa e accudito. E mi ha chiamato per avvertirmi che Giorgio era a casa sua e se i cittadini erano preoccupati dovevano sapere dove fosse. Così ho scritto un articolo con tanto di foto. Pochi minuti per scrivere tutto.

Allo stesso tempo, nello stesso giorno, esce la notizia che nello stesso territorio a causa dell’assenza del Tribunale Camorra e ‘Ndrangheta stavano dilagando con persone affiliate e clan amici che facevano i loro sporchi affari sul Vallo di Diano. Cavolo questa è grossa, penso. Conosco le inchieste che ci sono sulla criminalità organizzata nel territorio, conosco che operano nei settori più variegati, dallo spaccio di droga passando al cancro dello smaltimento illecito di rifiuti, senza dimenticare l’amata usura. Mi concentro. Ci lavoro con attenzione e voglia. Impiego diverso tempo per realizzare il tutto e pubblico.

Entrambi gli articoli vengono pubblicati sulla stessa piattaforma e a distanza di poco tempo. Entrambi vengono condivisi sui medesimi gruppi e profili. C’è solo una, sostanziale, differenza. Il primo supera le 50mila letture singole in poco tempo, il secondo arranca a duemila. Da qui il dubbio: il giornalista deve inseguire i like e il contatore o scrivere per la valenza sociale.

Due considerazioni: il giornalismo online ha di fatto perso l’importanza delle notizie. Ovvero il posto della notizia nella foliazione di un giornale cartaceo o nella scaletta di un giornale teleradiofonico. Il giornalista così non può dare importanza (in base al vecchio valore-notizia) preliminare al pezzo che scrive. Seconda considerazione. Con l’online l’utente finale non acquista quasi più le notizie e quindi si campa ancor di più con le mere pubblicità. Cosa fare quindi?

Scrivere per farsi leggere o scrivere per informare. Essere educatori, nel senso di educare a vedere un certo tipo di notizie e non certo inculcare le proprie idee, o essere venditori di notizie.

Un confine labile che accompagna le giornate dei giornalisti, credo. Almeno le mie. E che da una parte mi fa tifare per il cane Giorgio, ma dall’altra mi farà continuare a voler scrivere notizie per spiegare che il cane Giorgio non vive in una isola felice.

 

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Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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