Un mazzo di Primule d’oro per ringraziare tutti

*istruzione per l’uso. Questo è un post che parla solo di me, quindi potrebbe annoiare. Non leggere eventualmente. 

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“Mi scusi mi dà le classifiche?”

“Le leggerai domani sul giornale”

“Beh, sarei io il giornale. Almeno credo”.

Così ha avuto inizio la mia “carriera” giornalistica, scrivendo di una corsa podistica a Perugia, che arrivava lungo corso Vannucci e della quale dovevo scrivere 15 righe e poi mettere tutti i nomi. “Perché i nomi vendono”, diceva il mio primo capo, Roberto Sabatini. Era il 2002.

Il premio Primula d’oro oltre a darmi gioia e felicità è anche una “scusa” per ringraziare. Mi piace dire grazie perché le persone aiutano a essere ciò che siamo e ciò che facciamo. E siccome mi piace quello che sto facendo e ciò che sono, senza queste persone non lo avrei mai potuto fare e non sarei potuto essere quello che sono.

Da Roberto Sabatini e Mauro Barzagna, da quella squadra magnifica della redazione sportiva del Corriere dell’Umbria ho rubato ogni cosa. E non come pensavano Maurizio Muccini e Lorenzo Fiorucci perché meridionale.  Ovviamente scherzavano e mi facevano sentire un giornalista anche dal primo giorno di lavoro. Dentro e fuori la redazione. Dandomi consigli e urlandomi ogni cosa. Con Biagio e Carmen abbiamo combattuto per anni in questa palestra giornalistica che apriva ogni giorno ma soprattutto la domenica dalle 14 a mezzanotte inoltrata, fino a quando la magia della rotativa inebriava. Il primo grazie va a loro.

Poi il viaggio verso la Maremma, la lavatrice nella Micra e Mattia davanti a tracciare la strada. Al lavoro dal primo giorno, tra quelle sconosciute cronache della nera e della giudiziaria. Senza zia Cristina Rufini sarei annegato in quel nuovo mondo giornalistico. Lei di un giornale concorrente mi ha spiegato più di chi era nella “mia” squadra. Grazie zia.

Quasi due anni in  Maremma e poi il ritorno verso casa. Falliscono le aziende. Pagano i precari.

Tornare a casa dal punto di vista professionale è stato un problema. Che fare? A distanza di nove anni però devo dire che è stata una fortuna. Le mie doti professionali non mi permettono di essere un giornalista da Espresso o da Report ma sono felice di essere sentinella di un territorio che amo. I giornalisti locali hanno il compito di vigilare su territori, che il giornalismo nazionale non ha interesse mediatico. Almeno me ne convinco per sembrare più importante di quello che sono. Una citazione della collega Sara Manisera, si occupa di inchieste internazionale e disse che il mio lavoro era importante quanto il suo. Se non di più. Parole sue.

Qui, a casa mia, i ringraziamenti sono molti di più. Sono per Gianni Molinari che fidandosi di un colloquio e di un curriculum mi ha affidato il Vallo di Diano realizzando il mio sogno da bambino, scrivere su “Il Mattino” . Qui, a casa mia ho potuto godere della piena libertà professionale. Una fortuna non per tutti e ho dato vita allo sfogatoio personale che il blog “La Mosca del Mattino”. Un’avventura che va a gonfie vele e spesso a dare il vento è quel genio del mio amico, Williams Antonio Lamattina. Grazie a lui. Tanto.

Nel tempo ho avuto la fortuna di poter entrare a far parte della grande famiglia di Italia2tv e qui ho trovato “la Carmen” che mi ha accompagnato per dieci anni a Perugia: Federica. Collega e amica. Supporti necessari per il mio essere caratterialmente e professionalmente non proprio perfetto.  Nell’ultimo anno con quell’altro genio del mio amico, Gianluigi Loco Casella ho avuto la fortuna di girare “Il Vallo perduto”. Ed è stata adrenalina pura. Grazie a loro.

Poi lo sbarco a Radio Alfa, altra grande novità nella mia vita professionale dopo un approccio amatoriale ma bellissimo. Io che leggo e parlo veloce, che ho dovuto faticare per capire l’importanza del respiro. Per fortuna quella palestra amatoriale di Radio Movida con Carlo, Nicolangelo e Nicola mi ha dato i primi supporti. Poi Alfa. E un approccio più professionale tra i consigli di Pier e la co-conduzione soprattutto con Annavelia. Italia2tv e Radio Alfa hanno un tratto in comune. L’essere famiglia professionale. Stupendo. Grazie a loro, senza queste due redazioni sabato non avrei potuto provare la felicità di quel premio.

Ecco al di là di tutto, al di là del peso di ogni premio c’è l’emozione. E io ho provato felicità. Pura.

Grazie ai migliaia di voti e di commenti successi. Non per il premio. Ma perché mi avete fatto felice.

 

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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