Cosa resta dell’otto marzo? La risposta delle donne del Vallo di Diano

Politica, scuola, sociale e imprenditoria. Claudia Colitti (membro del Pd nazionale), Tania Esposito (presidente della consulta delle amministratrice), Giusy Salerno (consigliera comunale e operatrice sociale), Liliana Ferzola (dirigente scolastica) e Micaela Spinelli (imprenditrice con la Cervati Vivai) rispondono a sei domande sulla situazione delle donne nel Vallo di Diano.

nilde lotti

Qual è la sua opinione sul ruolo della donna nel Vallo di Diano, dal punto di vista politico, lavorativo e sociale?

CLAUDIA COLITTI: “Le donne nel Vallo di Diano stanno dimostrando di non essere solo una quota stanno dimostrando che tutte insieme unite in maniera sinergica possono raggiungere grandi risultati. La consulta delle amministratrici del vallo di diano e alburni ha dato prova di impegno e serietà col documento redatto per la questione del punto nascite di polla. Ci stiamo facendo apprezzare per impegno e tenacia i primi frutti tangibili della nostra dedizione sono tangibili con le primarie Pd 2019 con oltre me, Gaetana Esposito, Carmen Costa, Concetta Pinto originaria del Vallo”.

TANIA ESPOSITO. A” mio avviso purtroppo nel nostro territorio la donna occupa in ambito politico, lavorativo e sociale un ruolo ancora troppo marginale, si parla tanto di parità di genere ma a mio modesto parere tutto ciò non viene messo in atto concretamente, siamo tenute sempre a dimostrare quando valiamo quello che sappiamo fare e questo non è assolutamente giusto, noi non dobbiamo dimostrare niente a nessuno proprio come fanno gli uomini, dobbiamo solo impegnarci e lavorare bene per svolgere al meglio il nostro mandato amministrativo, dobbiamo essere portavoce dei nostri elettori e sostenitori per cercare soluzioni alle varie problematiche che ci vengono sottoposte e soprattutto dobbiamo interfacciarci in modo continuo e costante con la nostra gente, questo vuol dire fare una buona Politica, sono però convinta di una cosa, le donne con la loro sensibilità e caparbietà riusciranno a ritagliarsi dei ruoli importanti sia politicamente che lavorativamente, noi siamo molto pazienti sappiamo aspettare e sono sicura che tra non molto tempo tantissime poltrone saranno occupate da Donne e questo accadrà anche nel nostro territorio”.

LILIANA FERZOLA. “Parlare della donna è una semplificazione ma necessaria. Tranne poche eccezioni ancora oggi chi svolge ruoli non convenzionali è guardata con una lieve diffidenza- Malgrado la presenza di più donne nei consigli comunali continuano a svolgere ruoli gregari rispetto a quelli svolti dagli uomini Di solito: servizi sociali scuola assistenza ecc… Cioè i ruoli di cura tradizionalmente svolti dalle donne in ambito familiare. Sono solo una estensione dei ruoli svolti in famiglia. Temo una regressione di natura culturale, non legata ai casi eclatanti ‘ maltrattamenti fisici o ricatti sull’uso del denaro ecc…’ ma decisamente peggiore perché attiene alla quotidianità. Ci sono donne dirigenti scolastici ma in proporzione decisamente inferiore al numero di presenze femminili nel mondo scolastico. Anche per questo le retribuzioni non sono equiparate alle altre dirigente pubbliche di pari livello”.

GIUSY SALERNO: “Sono tante le donne che, sul territorio, esprimono talento, potenziale e competenze a più livelli e in più settori. Se sul piano formale esiste un riconoscimento perché imposto dalla legge, sul piano sostanziale non sempre è cosi. Penso che il vallo di Diano sia culturalmente impreparato ad esprimersi in merito al riconoscimento del ruolo della donna in termini di diritti e di opportunità e a prescindere dall’impegno pubblico o sociale che questa riveste. Siamo ancora lontani dal principio civico e civile della parità di genere”.

MICAELA SPINELLI: “Da donna ritengo che la figura femminile nel Vallo di Diano abbia avuto un’evoluzione nel corso degli ultimi anni. Sono sempre più le figure imprenditoriali femminili, attive e capaci, che non hanno niente da invidiare a quelle maschili”.

 

Secondo Lei perché non c’è nessun sindaco donna?

CLAUDIA COLITTI: “Il sindaco donna il Vallo di Diano lo ha già avuto a San Rufo con l’avvocato Gianna Pina Benvenga che ha dato prova di grande capacità impegno e dedizione. A Padula poi Caterina di Bianco alle ultime elezioni è stata candidata a sindaco”.

TANIA ESPOSITO: “Non c’è nessun Sindaco donna perché fino a due anni fa, soprattutto nei nostri territori si è sempre vista la figura maschile come rappresentante politico, quindi anche nell’immaginario collettivo vedere una Donna Sindaco era alquanto impensabile. Oggi le cose stanno iniziando a cambiare e sono sicura che se noi Amministratrici continuiamo a svolgere e portare avanti il nostro lavoro così come abbiamo fatto finora ben presto anche nel Vallo di Diano ci saranno Sindaci Donna”.

LILIANA FERZOLA: “Non ci sono sindaci donne perché si propongono meno le donne stesse: in parte perché non possiedono totale autonomia rispetto alla famiglia di cui devono continuare a prendersi cura ma anche perché nei giochi di potere sono ancora meno attrezzate a non farsi fregare nelle strategie. Le donne che si occupano di ruoli tipicamente maschili conservano sensi di colpa che ne inibiscono l’espressione piena, questo perché anche i compagni più emancipati non contribuiscono spontaneamente , sostituendosi alla donna quando il bambino ha la febbre o manca il lane o la nonna deve andare dal medico ecc…”.

GIUSY SALERNO: “Credo sia sempre legato ai condizionamenti culturali e stereotipati del contesto di appartenenza. Ma sono abbastanza fiduciosa in un’inversione di tendenza. Spero di vedere presto un sindaco donna. Più di uno”.

MICAELA SPINELLI: “Dal punto di vista politico forse siamo ancora indietro, essere sindaco vuol dire mettersi continuamente a disposizione della comunità e viverla pienamente, una donna che decide di realizzarsi come madre e lavoratrice non credo possa riuscire pienamente in questa missione”.

 

Cosa pensa delle quote rosa?

CLAUDIA COLITTI: “L’introduzione delle quote rosa inizialmente non vista di buon occhio perché imposta, si è rilevata una felice intuizione del legislatore la donna abituata all’impegno su più fronti lavoro casa famiglia può dare un valore aggiunto alla politica e con impegno e sensibilità può sicuramente concorrere al ben amministrare portando equilibrio”.

TANIA ESPOSITO: “Partiamo dal concetto che non mi sento assolutamente una quota rosa, ma una donna capace di affrontare con la propria testa e le proprie capacità il mio mandato amministrativo, devo però precisare che dobbiamo ringraziare il Ministro Delrio perché grazie a lui tante Donne hanno iniziato a muovere i loro primi passi nel mondo della politica, ora tocca a noi conquistare ruoli sempre più importanti”.

LILIANA FERZOLA: “Delle quote rose penso ancora oggi bene, mi rammarica il fatto che non siano effettivamente rispettate: le donne partono da una condizione di svantaggio culturale che può essere parzialmente recuperato offrendo loro qualche chance. È vero che con.le quote molte i che hanno avuto spazio ma è altrettanto vero che di cretini che ricoprono ruoli importanti ce ne sono tanti. Che vi sia qualche donna , anche cretina, sarebbe indice di parità.  Chiaramente sto generalizzando”.

GIUSY SALERNO: “Il principio delle quote rosa, sempre sul piano formale, rappresenta lo strumento normativo finalizzato a tutelare la parità di genere all’interno degli organi rappresentativi. Quando è stato concepito, certamente ha avviato un processo di cambiamento necessario. Ma nella sua attuazione pratica mi impone qualche riserva. Mi viene da pensare ad un principio che rischia di diventare paradossalmente e ulteriormente discriminatorio”.

MICAELA SPINELLI: “Il Vallo è pieno di donne preparate, tenaci e volenterose che non necessitano di privilegi per trovare un occupazione lavorativa”.

 

Ha incontrato particolari difficoltà nella sua vita lavorativa e politica legate all’essere donna?

CLAUDIA COLITTI: “Personalmente non ho mai avuto difficoltà derivanti dall’essere donna. in qualunque ambito mi sono approcciata con umiltà coerenza e dedizione caratteristiche che mi hanno portato a raggiungere buoni risultati”.

TANIA ESPOSITO: “Sinceramente non ho incontrato particolari difficoltà nella mia vita politica e lavorativa per il solo fatto di essere Donna, devo dire che avendo un carattere molto forte e ben delineato è davvero difficile che mi possa trovare in determinate situazioni anche perché se devo far valere quelli che sono i miei diritti lo faccio con la forza e la determinazione di una guerriera”.

LILIANA FERZOLA: “Si ho incontrato serie difficoltà non per il lavoro Ma quando svolgeva dei ruoli amministrativi e politici , sinceramente non perché fossi percepita bene o male o con pregiudizi, semplicemente perché non avevo riferimenti reali, esempi al femminile. Ero io a dover superare i pregiudizi nei miei confronti in quanto donna. Poi , se ricopri incarichi di grande potere non ti vedono donna ma come persona che può esercitare il proprio potere a vantaggio di chi ti sta accanto. Un altro problema consiste nel fatto che da donna non puoi sbagliare. Se sbagli ti giochi tutto. Un uomo può fare il galante se è al potere, anzi sembrerebbe essere una caratteristica che rende più suggestivo il ruolo. Se lo fa una donna può essere anche brava e competente ma tutto quanto c’è di buono viene offuscato dallo pseudo controllo sociale.  Di questi problemi non ne ho avuti quando sto abbastanza avvenente, un po’ facevo paura, nessuno voleva rischiare. Ma devo confessare che mi sono sentita molto più a mio agio man mano che con gli anni ero meno avvenente”.

GIUSY SALERNO: “In ambito lavorativo no. Piuttosto il contrario. D’altra parte lavoro in un contesto on cui l’ 80% dei lavoratori è donna. In ambito politico devo ammettere che, a fasi alterne, ho incontrato delle difficoltà. Ricoprire un ruolo istituzionale non è condizione sufficiente per vedere garantito il proprio diritto alla partecipazione. È il discorso delle quote rosa. Se rimane un principio imposto da una legge e non viene accompagnato dal riconoscimento pratico e concreto del diritto a determinarsi dal punto di vista decisionale, rimane una funzione solo strumentale e, dunque, oltremodo discriminante. Ho vissuto esperienze in cui ho dovuto fare molta fatica a trovare una collocazione e a dare il mio contributo”.

MICAELA SPINELLI: “Minime sono state le difficoltà riscontrate all’inizio della mia attività lavorativa legate all’essere donna”.

 

Cosa rappresenta per lei l’otto marzo? 

CLAUDIA COLITTI: “L’8 marzo è la.giornata dedicata alle donne che meritano rispetto tutto l’anno questa giornata deve essere una giornata di riflessione sul ruolo.e le capacità della donna”.

TANIA ESPOSITO. “Per me l’8 marzo rappresentanza la forza delle donne, la donna non ha bisogno di essere festeggiata ma di essere celebrata per le numerose battaglie portate avanti negli anni per conquistare i propri diritti e la propria libertà e lo sta’ continuando a fare con la stessa grinta e la stessa sensibilità che da sempre contraddistingue il fatto di essere Donna”,

LILIANA FERZOLA: “L’otto marzo mi infastidisce. Da adolescente e da donna impegnata per le donne lo vivevo come un impegno emotivo e fisico , mi sentivo responsabile , di dare esempio, di favorire li freddo di altre donne nella vita politica ecc. Tanti ideali sono serviti ma tanti altri mi hanno generato una grande sofferenza. Preferisco ignorarlo”.

GIUSY SALERNO “Una commemorazione. E come tutte le commemorazioni rimanda al ricordo di eventi drammatici. Ovviamente a episodi gravi di violenza, discriminazioni e abusi sulle donne. Da tempo il concetto di commemorazione è stato reinterpretato con l’attribuzione di un significato diverso. Si parla di festa e si scambiano gli auguri. Un po’ come con voler dimenticare. E questo un po’ mi spaventa. Il tema della violenza di genere è più che mai al centro dell’attenzione e va affrontato. Dimenticare, divenire omertosi, silenti, ci rende solo complici”.

MICAELA SPINELLI: “Trovo banale l’otto marzo riempire le donne di mimose quando ogni giorno in tante vengono maltrattate se non uccise”.

 

Cosa propone per rendere il Vallo di Diano maggiormente rappresentato da donne?

CLAUDIA COLITTI: “Il legislatore ci ha consentito di essere presenti, sta a noi dimostrare sul campo le nostre capacità affrontando le problematiche con impegno e trovando soluzioni condivise che nascano da un confronto quotidiano serio e costruttivo .Invito quindi le donne a proporsi e farsi avanti con coraggio e convinzione e a non arrendersi mai”.

TANIA ESPOSITO: “Io sono la Presidente della Consulta delle Amministratrici del Vallo di Diano e Tanagro un organo istituzionale composto da 54 Amministratrici nato proprio per tutelare a 360 gradi la figura della donna, Noi stiamo portando avanti varie battaglia e la nostra soddisfazione sta’ nel fatto che tante persone stanno iniziando a prendere coscienza del nostro operato, dobbiamo continuare su questa strada perché solo in questo modo i nostri elettori inizieranno a capire che la politica fatta da Donne porterà una svolta positiva al nostro territorio. Un piccola vittoria l’abbiamo conseguita il 3 Marzo con le primarie del Partito Democratico infatti sono due le donne Amministratrici che sono state elette rispettivamente al nazionale e al regionale, una delle due sono Io e ne sono particolarmente fiera, cercherò di rappresentare al meglio le esigenze del mio territorio cercando con un lavoro onesto e duro di ridare un nuovo volto al PD”.

LILIANA FERZOLA. “Dipende da quello che le donne vogliono per sé e come impegno sociale e politico. Ne vedo tante che passano il tempo propendendo le labbra nei selfie…Ma fortunatamente ne vedo tante altre che perseguono obiettivi nobili- Penso ancora che la nostra società e il nostro pil possono migliorare con una maggiore presenza femminile nei luoghi di potere. È l’unica rivoluzione non ancora tentata. A provare non ci sarebbe nulla da perdere. Comunque una riflessione sulla mia vita . Le esperienze non convenzionali mi hanno consentito di crescere ed hanno rappresentato una possibilità per altre donne ma ho pagato un prezzo”.

GIUSY SALERNO: “Altra domanda difficile. Sarebbe facile rispondere con un invito alle donne ad una maggiore partecipazione. Ma, come ho già detto, non basta. E sarebbe retorica. Non ha senso sedere su una poltrona se non si matura prima la consapevolezza dei propri diritti e della responsabilità ad essi legata. Se gli uomini, con le dovute eccezioni ovviamente, non sono culturalmente preparati a concepire una visione della donna diversa dai propri stereotipi mentali, molto spesso e’ la donna stessa a rimanere imbrigliata in meccanismi stereotipati che non le consentono di autodeterminarsi .
Penso ci sia tanto da fare. Sarebbe utile promuovere momenti di sensibilizzazione, di apertura ai confronti. Io credo molto nel principio della sorellanza, della cooperazione. Credo che sia questa la strada giusta. È nato di recente nel vallo di Diano un comitato di libere cittadine che ha avviato le prime riflessioni sul tema della donna e del ruolo che riveste nella società in cui viviamo. Penso possa partire da lì una nuova rivoluzione culturale che spinga alla consapevolezza dell’uguaglianza di diritti senza scadere nelle lotte di supremazia. Questo è bene sottolinearlo. L’idea che le donne vogliano usurpare diritti o poteri all’uomo, in qualsiasi contesto, è una favola senza fondamenta, tirata fuori all’occorrenza nel misero tentativo di inibire processi di cambiamento. Il cambiamento spaventa. Ma tali processi vanno favoriti. Percorsi di crescita sociale e istituzionale vanno favoriti con il contributo di tutti, insieme, camminando affiancati e seguendo lo stesso passo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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