Marco

2379773-49494230-2560-1440Primavera 1994. Italia, Polla. Sono sul divano di casa, pausa studio. C’è il Giro e chi se lo perde. Ho 13 anni. Ha pochi capelli, la divisa bianca credo della Carrera, sta mettendo alle corde il mio mito Claudio El Diablo Chiappucci. Ma chi si crede di essere? Dovrebbe essere un suo gregario. E’ semplicemente un rivoluzionario dello sport. Diventerà mito. Per ora è solo Marco.

Francia. 1998. Estate umida. Il gruppo Tanager di Polla è a Bourg en Bresse per delle esibizioni folk. Si balla alle 20. Prove alle 18. Trenta italiani, io avevo 17 anni, con camicie bianche, gilet rossi, pantaloni corti e foulard al collo, saremmo pronti per ballare. Saremmo. Ci chiamano quei francesi tutta precisione e spocchia. “Tocca a voi”. E chi si muove? Siamo davanti al televisore. C’è un italiano che a quei francesi li sta facendo impazzire. La telecronaca è in francese, De Zan lo ascolterò anni dopo su YouTube. Le emozioni sono italiane. Marco stacca tutti. Siamo trenta italiani in Francia e stiamo urlando per lui. Vincere in casa dei francesi mi è rimasto nel cuore. Marco ha fatto vincere tutti noi.

Giugno dell’anno successivo. Italia. Divano di casa. Ho detto di no a una partita di calcetto con gli amici. C’è lui da guardare. Marco viene bloccato per presunto doping. Ho la morte nel cuore. Lui comincia a morire in quel momento.

Perugia. San Valentino 2004. Il turno alla redazione sportiva del Corriere dell’Umbria sta finendo. Ci occupiamo di sport locale e “passiamo” le pagine nazionali senza troppi sforzi. Il capo Roberto però dà un’occhiata alle notizie Ansa. Ha gli occhi lucidi e gira la testa verso destra per richiamarci. “Tornate qui, dobbiamo scrivere di Marco”.

Chi lascia il segno nella Storia fa ricordare dove si era nei momenti più intensi. Così ha fatto Marco Pantani. Ha lasciato il segno.

Anche la sua fiction (che fa schifo) ha lasciato il segno, con un solo merito: il finale. Quell’ombra che corre veloce e che mi fa pensare che corra ancora.

Gli “eroi” sportivi non cambiano il mondo, ma di certo lo possono rendere migliore.

 

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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