Ciro il guerriero e capitan Ultimo

Ieri alle “Iene” hanno trasmesso un servizio su Cris Brave, un diversamente abile che lotta quotidianamente per riuscire a superare le barriere architettoniche fisiche e soprattutto mentali. Lo fa inseguendo il suo sogno di diventare rapper. Non è il solo. Ho avuto la fortuna di conoscere un altro guerriero come Cris. Si chiama Ciro. E anche lui insegue i sogni. Sempre. E spesso li realizza. La storia del sogno che ha realizzato è vera. E’ di cinque anni fa, e ora si può raccontare perché andato in “prescrizione”.

Ciro è un ragazzo del Vallo di Diano. Studia all’università, ha come compagni di vita una carrozzella, una famiglia strepitosa, molti amici e soprattutto tanta forza. Fisica e mentale. E ha tanti sogni che insegue con la veemenza che Allan usa per andare caccia di avversari in campo.

Il nostro Ciro ha sogni e valori. L’Italia e le forze dell’ordine innanzitutto. I carabinieri ancor meglio. Ha contattato generali e procuratori, magistrati e investigatori. Li ha conosciuti e apprezzati. E si è fatto apprezzare. Ma c’era e c’è una persona che Ciro ama più di tutti: Sergio De Caprio. Capitan Ultimo. Colui che ha arrestato Totò Riina, tanto per intenderci.

Ciro di Ultimo ha studiato tutto. Non solo il film con Raoul Bova, ovviamente, ma libri, articoli, citazioni. Tutto. “L’esempio di Ultimo mi aiuta a vincere le mie battaglie”, ha sempre detto.

Torniamo quindi a cinque anni fa. Al comando generale dei carabinieri vengono inviate due mail da parte di un’associazione cittadina su Ciro e il suo sogno. L’Arma si informa su Ciro, sull’associazione e capisce – anche grazie alla stazione locale dei carabinieri – che ci si può fidare. La sorpresa può essere allestita. La famiglia di Ciro, i suoi amici e i ragazzi dell’associazione a pochi giorni dal giorno dell’appuntamento dicono a Ciro che la domenica successiva, è invitato a Roma. C’è una persona che lo attende. Ma Ciro ama troppo gli investigatori e capisce subito cosa sta per accadere. Quella domenica incontrerà il suo eroe.

Si parte presto quella domenica mattina di cinque anni fa. L’auto è subito composta. Alfonso alla guida, Giuseppe al supporto logistico, Alessandro al divertimento, Strazzer alle comunicazioni, Ciro all’inseguimento del sogno. C’è il sole, c’è gioia. La strada è lunga ma tra soste, caffè e sorrisi si arriva presto a Roma. L’auto è nota alle forze dell’ordine. Infatti la scorta di Ultimo ha voluto essere informata su targa e modello. Su Ultimo c’è la condanna della Mafia. Condanna a morte. Quindi le precauzioni su un’auto che arriva da Salerno, dalla Campania, non sono mai poche.

Dopo circa quattro ore si arriva al centro gestito da Ultimo e dal suo amico Bova per ragazzi …ultimi. Ciro è stato quasi sempre in silenzio durante il viaggio. Come non mai. Concentrato come se stesse pensando a cosa dire o fare. Un maresciallo di scorta accoglie l’auto e fa scendere i passeggeri. Si accomodano in un ampio giardino. Al centro circondati da ampio spazio verde. C’è il silenzio attorno. Si sente solo la voce del maresciallo. Parla del più e del meno. Ma scruta e studia i cinque ragazzi della campagna valdianese, lo si capisce. I sei sono lì, nel centro del giardino. Circondati dalla natura. Le strutture a diverse decine di metri. Il silenzio e un fruscio. Leggero. Impercettibile. Ed ecco apparire Ultimo. Da dove sia arrivato non si riesce a comprendere. Cattura con lo sguardo. Sprigiona carisma. Ciro si alza dalla carrozzella con la forza delle braccia. Sembra avere una energia mai avuta. “Combatto grazie a te”, dice d’un fiato. L’imperturbabile capitano sembra tentennare un po’. Poi riprende il controllo di se stesso e della situazione. E chiede ai quattro accompagnatori di andare via, diretti dal maresciallo in angolo bar. “Voglio restare solo con Ciro”, voce calma. Ma tanto ferma.

Ciro e Ultimo restano soli per oltre mezz’ora. Cosa si sono detti non lo si sa e non lo si saprà mai. Ciro è un guerriero silenzioso e riservato. Le cose top secret devono restare tali. Torna con un sorriso luminoso e un guanto nero alla mano. Quello di Ultimo, quello che Bova ha reso famoso nel film, quello con le dita libere.

Nessuna foto o selfie. Nessun racconto di quanto detto. Nessuna confessione. Solo uno scatto davanti al quadro di Falcone e Borsellino e poi il ritorno a casa. Ciro stavolta parla. Ma non di Ultimo. Parla di donne, di università, di famiglia. Quanto detto con Ultimo lo tiene dentro. Ancora oggi a cinque anni di distanza. Combatte con lui, con Ultimo, le sue battaglie. E le vince. Nonostante le barriere mentali e fisiche che ancora oggi si trova a dover abbattere ogni momento. “Combatto grazie a te”, è il suo mantra. Il mantra di chi ha realizzato il suo sogno. Ma più che altro da parte di chi ha dei valori ben precisi e li rispetta ogni giorno dalle sua vita. Un esempio.

Ciro. Il guerriero.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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