Il mistero del cadavere scalzo (tratto da una storia vera)

Sono le 5 del mattino. Una donna guida verso casa. Ha lavorato a pochi chilometri di distanza e non vede l’ora di mettersi a letto. I fari sono alti, supera le curve di Campostrino e scende verso Auletta dopo aver superato le prime case di Pertosa. C’è un rettilineo. La casa è vicina, così come il meritato riposo. Il rettilineo, il fascio di luce e un oggetto al centro della strada. Una carcassa. Forse un animale investito. La donna rallenta, guarda bene. E’ un corpo. Senza vita. Si ferma. Si convince di quello che sta vedendo: una donna, minuta, cadavere. Una macchia di sangue si allarga, lentamente, sotto il corpo, la sorgente di quel liquido rosso è la nuca. L’automobilista, sotto choc, chiama i carabinieri.

Pochi minuti dopo arriva sul posto il maresciallo di Auletta, non ha avuto neanche il tempo di indossare la divisa di ordinanza. Un cadavere di donna lungo la strada in piena notte non permette alcuna perdita di tempo. Parcheggia a qualche decina di metri dal cadavere. Con lui la donna e un altro testimone. Pochi minuti e arriva sul posto anche un’altra persona. Mette l’auto di traverso – come consigliato dal militare – per evitare che altre auto possano investite il corpo.

Le luci del giorno si accendono sul luogo della tragedia.

La donna ha il volto verso il cielo, il sangue scivola piano lungo l’asfalto, ha la maglia alzata fino al seno. E soprattutto è scalza. Indossa solo calzini bianchi. Candidi. In pochi minuti la zona della tragedia viene isolata, i carabinieri arrivano numerosi. Arrivano in tuta bianca, cominciano i rilievi. Si attende il magistrato, impiega un po’ di tempo, deve arrivare da Lagonegro. Ancor più tempo impiega il medico legale. Il corpo, nel frattempo viene coperto da un lenzuolo bianco. Si impregna presto di sangue.

Il corpo – si scoprirà in pochissimo tempo – è di Isabella Panzella. Ha circa 60 anni, abita a Pertosa, una donna litigiosa, maniaca della pulizia, vedova e madre di due figli che però vivono all’estero. Forse ha un nuovo compagno, di sicuro ha una serie di liti con vicini e compaesani. E’ un soggetto borderline, abita vicino alla chiesa ed è sempre pronta a lamentarsi per ogni cosa. Dispettosa e bisognosa, allo stesso tempo. Il magistrato, una donna, avvia le indagini. Ascolta alcuni parenti, i vicini, gli abitanti di Pertosa. Un paese di 800 anime. La prima ipotesi è quella di un pirata della strada. Un camionista che ha preso in pieno la donna e l’ha fatta sbattere a terra. Uccidendola e poi fuggendo. Una ipotesi che sembra davvero essere presa in considerazione.

Facciamo un passo indietro. Isabella Panzella vive nella parte alta del paese, a pochi metri dalla chiesa. Viene trovata cadavere a circa cinque chilometri di distanza, nella zona a valle. Scalza. Solo con dei calzini. Candidi.

Resta in piedi lo stesso l’ipotesi del pirata della strada, ma qualcosa non torna. Alle 5 del mattino cosa ci fa una pensionata, scalza, in giro per una strada provinciale? Gli inquirenti ascoltano, interrogano, perquisiscono. Parlano anche con il fratellastro, Benedetto. Dice che con la sorella non si vedono da tempo.

Nel giorno dell’omicidio, un anno fa, sono poche le cose chiare. Una donna di circa 60 anni morta in strada, una ferita sulla nuca e i vestiti completamenti zuppi di acqua. Come se qualcuno l’avesse voluta lavare. Sì, qualcosa non torna. Ma si procede su diverse piste. L’omicidio non è quella principale nelle prime ore dopo il ritrovamento.

Solo 48 ore viene disposta l’autopsia. Isabella è stata uccisa: strozzata.

Viene nuovamente perquisita l’abitazione della donna. Viene controllato di nuovo l’alibi del compagno. E’ un cilentano e il suo alibi regge. Non è stato lui. Le attenzioni si pongono sul fratellastro. E’ un addestratore di cani, ha circa 80 anni, ha un passato quanto meno torbido ma afferma di non aver visto la sorellastra da tempo. Il giorno dopo l’omicidio cammina con una stampella, zoppica. Stranamente. Stava bene fino al giorno prima. Solo una coincidenza. Dopo qualche giorno, però, vengono sequestrate le sue due autovetture. Scattano le analisi, gli accertamenti sulle due vetture. L’ipotesi pare poter essere che il corpo di Isabella sia stato gettato lungo la strada dopo l’assassinio. Ecco perché i calzini bianchi sono candidi. Qualcuno ha anche lavato il corpo per cancellare le tracce. Ecco perché è impregnata d’acqua. Cosa è stato trovato sulle auto di Benedetto? Impossibile dirlo. A distanza di un anno ancora non sono noti i risultati delle analisi.

Benedetto, il fratellastro, nega ogni addebito. E non viene mai formalmente indagato. Altro particolare quanto meno strano. Qualche settimana dopo scompare. Non dà sue notizie per giorni. E’ sospettato non indagato. Non ha limiti di libertà, ma il fatto appare comunque strano. Riappare ricoverato qualche giorno dopo. Poi – trascorrono altre poche settimane – e muore. Per cause naturali. E, forse, porta con sé segreti e risposte. Porta con sé le eventuali diatribe su un appartamento in comune con la sorellastra o le ragioni delle liti che spesso avevano tra loro.

L’attenzione sul cadavere scalzo scema, cala. Anche al paese stesso sembra interessare poco. Quel paese che la notte del 29 maggio del 2016 stava tornando in massa, proprio in quelle ore, da una festa al mare (l’inaugurazione di un bar) e che nulla ha visto.

Benedetto, il fratellastro, è stato sospettato e mai indagato. E non si è mai capito se l’assassino possa aver agito da solo o con dei complici.

Un anno è passato, il mistero del cadavere scalzo resta tale. Interessa poco, forse per disinteresse o perché, dimenticando quanto successo, nessuno si possa sentire colpevole di non aver fatto nulla per aiutare Isabella in vita. O durante quella notte.

 

 

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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