Trent’anni (e più) di giornalismo: Giuseppe “Geppino” D’Amico

Giuseppe La Padula innanzitutto, poi, Giuseppe D’Amico. E poi ancora Rocco Colombo e Aldo Bianchini. Sono loro – per età di tesserino e naturalmente non solo – i cosiddetti decani del giornalismo valdianese. Categoria discussa, amata, odiata, criticata, elogiata quella del giornalismo, ma per tanti versi essenziale. Una categoria che corre sul labile filo tra l’essere fondamentale e l’essere nociva se fatta male.

I quattro sopra citati rappresentano (forse loro malgrado) dei punti importanti per la categoria valdianese proprio per cercare di non sbagliare.

Giuseppe D’Amico, Geppino da sempre, domani compirà trent’anni di iscrizione all’albo. Un momento importante, un’occasione per volgersi alle spalle e studiare quanto fatto. Poi guardare il presente e magari sbirciare il futuro per il giornalista, scrittore, addetto stampa, storico e quant’altro collega pollese.

geppino_d'amico (*foto Williams Lamattina)

Trent’anni di giornalismo. Il primo pensiero guardando indietro..

“Naturalmente va al primo articolo se non altro perché quando l’ho scritto non pensavo che sarei diventato giornalista”.

Quale fu il primo articolo?

“Anche se il tesserino è datato 22 maggio 1985, il primo articolo risale alla metà degli anni ’70. Uscì sul periodico IL VALLO ed era il resoconto di una serata teatrale organizzata dal Circolo Culturale Tanager, animato da Vincenzo Curcio e Totonno Di Mauro. Se non ricordo male uscì senza firma perché anch’io ero tra gli “attori”. Poi ho continuato con IL VALLO e poco dopo il terremoto del 23 novembre 1980  ho cominciato a fare televisione. Sono entrato in un pomeriggio nella sede di TELEVALLO, a Sala Consilina, dove ho conosciuto una giovanissima  alunna liceale, Tiziana Tacelli, dotata di una dizione perfetta. Alle 20,30 di quella sera abbiamo letto, a due voci, il TG in diretta. Naturalmente, non avevamo a disposizione il montaggio elettronico e l’uso del  computer era di là da venire per cui non era facile. Considerando i pochi mezzi a disposizione, il nostro tecnico, Antonio Bruno, faceva miracoli”.

geppino 2

Da dove nasce questa passione?

“Dal desiderio di conoscere, di apprendere e di frequentare sempre nuovi ambienti. Spesso, ancora oggi ricordo a me stesso una frase del grande Federico Fellini: “è la curiosità che mi sveglia ogni mattina”. La curiosità non va considerata un elemento negativo: non a caso, già qualche secolo prima della nascita di Cristo, Marco Tullio Cicerone, teorico dell’eclettismo, sosteneva che bisogna cogliere il meglio dovunque si trovi. Io mi permetto di aggiungere che tutte le cose possono essere buone o cattive a seconda dell’uso che se ne fa”.

Cronista, opinionista, scrittore. Chi è Giuseppe “Geppino” D’Amico?

“Forse un po’ tutto questo, a volte per passione, qualche volta per necessità: ho cominciato con la cronaca su giornali provinciali (dopo IL VALLO ho scritto per La Voce del Meridione e per Il Lavoro Tirreno) poi per Televallo e per alcune emittenti salernitane (TV Oggi e Telecolore). Quindi, nel 1986 l’approdo al Giornale di Napoli, allora diretto da Giulio Mazzocchi. Nella redazione di Salerno ho ritrovato un amico, Eduardo Scotti, ed ho conosciuto giovani e validi Colleghi quali Mariano Ragusa, Gigi Casciello, Paolo Russo, guidati dal caposervizio Umberto Belpedio. Qualche articolo (cultura e gastronomia) è uscito anche su IL MATTINO alla fine degli anni ’90, ma fui costretto a declinare l’invito a collaborare con continuità propostomi dal responsabile della redazione salernitana, Luciano Pignataro, perché nel 1996 ero stato nominato Responsabile dell’Ufficio Stampa della ASL SA/3 di Vallo della Lucania e ritenevo  che ci fosse una incompatibilità quanto meno morale tra i due incarichi. E questo lo penso ancora oggi. L’opinionista l’ho fatto per le TV locali su invito dei Colleghi mentre sono diventato scrittore quasi per caso quando il 5 marzo del  1993 sono andato per la prima volta a visitare la tomba di Suor Teresina Calvino, presso il Tempio della Compagnia Regina dei Gigli a San Giorgio a Cremano. Rimasi colpito dalla grande devozione  che c’era per la nostra  suora che a Polla pochi ricordavano. Durante il viaggio di ritorno decisi che dovevo fare qualcosa per farla conoscere anche a Polla per cui scrissi quello che è stato il mio primo libro, quasi un instant book se si considera che fu presentato il 6 luglio dello stesso anno, quindi dopo soli quattro mesi,  presso il Santuario di Sant’Antonio. Fu un’emozione grandissima anche perché a presentare il libro furono il Vice Direttore dell’Osservatore Romano, Angelo Scelzo, e gli indimenticabili Vescovi, mons. Antonio Forte e mons. Bruno Schettino. Poi ho deciso di continuare occupandomi principalmente della storia del Vallo di Diano e del Cilento (Emigrazione, Risorgimento, Religiosità popolare, monografie su importanti personaggi di ieri ed altri argomenti sui quali ho tenuto oltre cento conferenze)”.  

Più facile scrivere un articolo o un libro?

Se ti riferisci al tempo che occorre dico che è più facile scrivere un articolo. Un libro richiede maggiore impegno e più tempo se non altro per ricercare e studiare i documenti. La cosa più difficile, almeno per me, è la correzione delle bozze: è un lavoro molto delicato e ti fa stare sulle spine fino a quando non hai il libro tra le mani e puoi verificare che non ci siano stati molti errori di battitura. Come diceva Benedetto Croce “l’unica pagina senza errori è una pagina bianca”.

L’articolo o l’argomento più spinoso che ha mai trattato?

“Alcuni episodi di cronaca giudiziaria. Trent’anni fa non c’era la consapevolezza che c’è oggi: se scrivevi che un sindaco aveva realizzato un’importante opera pubblica ricevevi un elogio; se poi su quella opera pubblica interveniva la Procura, e per dovere di cronaca dovevi scriverlo, ti mandavano a quel paese e ti invitavano a farti i fatti tuoi in un modo non proprio british che sarebbe eufemistico definire …elegante!

Ha mai avuto paura?

“Paura proprio no; qualche timore si”?

Il suo rapporto tra giornalismo e politica?

“Pur avendo le mie idee politiche, che peraltro non ho mai nascosto, ho cercato di applicare il metodo del giornalismo inglese che si può sintetizzare nella frase che ogni giorno il direttore del quotidiano The Guardian ripeteva ai suoi redattori: “Il commento è libero; i fatti vanno spiegati prima”. I fatti li ho commentati ma li ho sempre spiegati prima”.

geppino 1

Cosa non rifarebbe nella tua carriera?

“Se ti riferisci all’attività giornalistica, forse non rimarrei nel Vallo di Diano, pur amandolo molto al punto da non lasciarlo quando ne ho avuto la possibilità. Possibilità che quando mi è stata offerta non ho potuto cogliere per una serie di motivi”.
Le maggiori soddisfazioni?

“I libri e la considerazione che mi riservano ancora oggi i Colleghi che frequento e che mi contattano per la mia attività di addetto stampa dell’Asl Salerno”.

Si può vivere di solo giornalismo?

“Non sempre, almeno nel Vallo. Un illustre Collega diceva che il sole è a Milano e Roma; io aggiungevo che a Napoli arrivava solo qualche raggio ogni tanto. Bisogna essere onesti: spero di non offendere o deludere qualcuno ma non ho alcun problema nell’affermare che attualmente nel Vallo di Diano (e non solo nel Vallo) è molto difficile vivere di solo giornalismo”.


Come vede il giornalismo locale?

“Bravi giornalisti non mancano così come non manca qualche possessore di tesserino. A volte, però, essendo io (come dire?) fuori della mischia, non posso fare a meno di chiedermi se non siamo in troppi, proprio in considerazione delle possibilità occupazionali in questo periodo di crisi. Al tempo stesso, però, devo dire che quando c’è la passione c’è tutto e non bisogna arrendersi. E’ importante, però, esserne consapevoli”.

Un consiglio alle nuove generazioni che vogliono intraprendere questo mestiere?

“Riflettere prima di scrivere e poi leggere, leggere e ancora leggere. Per comunicare occorrono curiosità, intuito, capacità di raccontare, preparazione, formazione, studio e aggiornamento, meno arroganza, meno presunzione e meno egoismo. Le ragioni del successo consistono nella conoscenza di cose che altri non conoscono. Non lo dico io: lo sosteneva Aristotele tre secoli prima della nascita di Cristo”.

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Il tesserino fa il giornalista?

“Assolutamente no. E lo dico anche in considerazione delle difficoltà che ho incontrato per ottenerlo: pensa che negli anni ’80 l’attività radiotelevisiva non veniva presa in considerazione dall’Ordine per cui dico, scherzando ma non troppo, che oggi gli anni di iscrizione avrebbero potuto essere 35. Ma questo non mi toglie il sonno. Ora, visto che siamo all’ultima domanda, consentimi di aggiungere una precisazione: ti ho risposto con sincerità per cui spero di non avere urtato la suscettibilità dei Colleghi che avranno la bontà di leggere queste mie riflessioni.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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