Un Vallo di talenti: “Ciak si gira” con il maestro Giuseppe Bonito

Barba incolta, sale e pepe come i capelli, sguardo sicuro celato sotto gli occhiali. Sorriso leggero, quasi sornione. Una sedia pronta. Su c’è scritto “regista”. Le telecamere lo circondano. Gli attori lo aspettano. Le luci irrompono, il rumore si arresta, l’emozione sale. C’è una storia da immortalare. Lui,  il regista, si siede. Guarda. Anzi no, osserva. Concentrato. Si morde le labbra leggermente. In modo impercettibile. Dà il via. Ciak, si gira. E la sua sensibilità si immortala in dialoghi e movimenti altrui. In inquadrature e ombre, in luci e musica. In un film. Un gran bel film.

Giuseppe Bonito da Sala Consilina, ha questo come talento. Ha questa come magia. E questa sera, in prima serata su Rai Tre, toccherà al suo film “Pulce non c’è”, rapire i telespettatori.

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Chi è Giuseppe Bonito?

“Sono un regista”.

Da dove nasce la passione per il Cinema?

“La passione per il cinema nasce in maniera confusa e da ragazzo. Come più o meno tutti anche io ho sempre subito il fascino delle immagini, in particolare quelle che vedevo al cinema. Guardavo quello che passava, spesso erano film commerciali e di scarso valore artistico ma quelle immagini così grandi e intense mi ammaliavano lo stesso. La fascinazione è diventata passione consapevole solo dopo i diciott’anni”.

Quale è il suo percorso lavorativo? Gli studi? Il tuo primo lavoro?

“Ho studiato cinema alla facoltà di Lettere all’Università ma ho imparato più in tre settimane del mio primo set (ero un assistente volontario alla regia che non prendeva una lira e portava caffè a destra e manca per il set) che in quattro anni d’università. Del resto per mia fortuna il primo film che ho fatto come assistente era “Vipera” di Sergio Citti e i primi due attori con cui ho avuto a che fare il mio primo giorno di ripresa erano Harvey Keitel e Giancarlo Giannini”.

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La cosa più bella e la più brutta di questo lavoro?

“Col tempo ho solo ricordi belli e più vado avanti più diventano struggenti. Anche se alla fine del primo giorno di set provavo un irrefrenabile bisogno di piangere, mi sentivo completamente un pesce fuor d’acqua. In definitiva oggi penso che fare il mio lavoro, seppur faticosissimo, molto più di quanto si possa immaginare, sia un grandissimo privilegio”.

Come vede il rapporto tra il Vallo di Diano e la Cultura?

“Penso che da parte soprattutto delle nuove generazioni ci sia una grande richiesta di cultura, che nulla ha da invidiare a quella del resto del paese. Ad altri livelli (quello istituzionale per esempio) la situazione è decisamente mediocre, in certi casi persino sconfortante. Ad ogni modo trovo interessanti molte cose che partono ‘dal basso’ perché autentiche, sostenute da vera passione e necessità”.

E’ legato a questi territori?

“Sì, molto. Sono legato però, non incatenato”.

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Da dove nasce l’idea “Pulce non c’è”?

“L’idea di Pulce non c’è nasce dall’incontro col romanzo omonimo di Gaia Rayneri. Ho sentito forte che aveva tante qualitá e caratteristiche che volevo permeassero il mio primo film. Prima di tutto volevo concedermi il ‘lusso’ di rischiare, visto che se ripenso a tutti i film e ai registi che ho amato mi viene da pensare che sono tutte opere in cui chi le ha realizzate ha corso dei rischi di vario genere. Anche realizzando il film mi metto continuamente in discussione, per me è essenziale”.

Cosa prova pensando a questa sera e alla prima serata di Rai Tre?

“Sono molto contento perché è rarissimo che un’opera prima approdi in prima serata Rai. Avere un pubblico così vasto sarebbe impensabile col solo passaggio nelle sale. Inoltre mi inorgoglisce molto che il film sia stato indicato pressoché all’unanimità dalle associazioni e dagli esperti che si occupano di autismo. Per me poi, a un anno dall’uscita nelle sale, dopo due anni in cui il film è stato in più di 50 festival, visto in 18 paesi dal Portogallo alla Cina, è il modo migliore per me per chiudere il cerchio e cominciare a pensare ad altro”.

Prossimo lavoro?

“La consuetudine vuole che, se non altro per ragioni puramente scaramantiche (ma non solo) dei propri lavori si parli sempre e solo quando sono realizzati. E io non trovo ragioni per contravvenire a questa regola”.

Sogno nel cassetto?

“Non ho cassetti. Giuro”.

 

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https://passorrentino.wordpress.com/2014/04/04/un-vallo-di-talenti-marina-massironi-bonito-fara-strada-vi-racconto-pulce-non-ce/

 

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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