Le donne viste dalle donne: il pensiero della giornalista Angela Freda

L’otto marzo come giorno di riflessione sulla donna.

angela freda2Angela Freda è una giornalista del Vallo di Diano con esperienza sia a Italia2 che a Unotv, una delle giornaliste di punta del territorio. E’ di Sala Consilina. Ecco il suo pensiero.

Come vede il rapporto il Vallo di Diano e le donne?

“Il Vallo di Diano è la mia terra, la mia casa, il posto dove ho scelto di vivere. Il Vallo di Diano è una terra che racchiude in sé i pregi ed i difetti di una donna: è un luogo affascinante, che conquista, che cattura, un posto in cui trovar pace e serenità, ma anche una terra capricciosa, troppo spesso preda di “cacciatori “ senza scrupoli. E’ una realtà storicamente votata all’agricoltura, di cui proprio le donne sono il perno principale, è una comunità in cui si lotta contro le trivellazioni ed in prima fila ci sono proprio delle donne… insomma credo di poter affermare che il Vallo di Diano, l’anima ce l’abbia rosa”.

Neanche un sindaco rosa. Colpa di chi? E con quale conseguenza?

“Il risvolto della medaglia invece è poi questo: poche, pochissime donne, sugli scranni dei parlamentini comunali. Un dato decisamente negativo che non lascia dubbi ad interpretazioni, credo. La politica valdianese è ancora troppo diffidente nei confronti del gentil sesso che però in ogni occasione non esita a dare il proprio contributo nelle scelte e nelle battaglie importanti per la comunità.In alcuni consigli comunali non è stata nemmeno rispettata la legge per il riequilibrio delle rappresentanze di genere. Ma voglio guardare il bicchiere mezzo pieno e pensare che forse la politica locale, le pubbliche amministrazioni, sono cosa troppo “distante” dal variopinto ed esplosivo universo femminile che ne prende le debite distanze…. Scherzi a parte, un plauso va a quelle “poche” donne che siedono nei consigli comunali, in maggioranza o opposizione non conta, e che portano avanti il loro compito con caparbietà e dedizione; e questo in ogni ambito: dalla cultura, all’ambiente, alla promozione turistica etc…”.

Poche donne al potere nel Vallo…

“No. Che siano poche in politica si, ma in altri ambiti le donne valdianesi sono le più operative. Basti pensare a quante si occupano della diffusione della cultura , al mondo dell’associazionismo, alle campagne di sensibilizzazione che coinvolgono i più giovani. Tante ricoprono anche ruoli importanti nelle aziende, costruiscono piccoli imperi… insomma, io ne ho incontrate tante per lavoro e tante ne incontro quotidianamente nella mia vita che il potere che esercitano il loro “potere” nel migliore dei modi”.

Sarà possibile un futuro rosa per il Vallo?

“Personalmente mi accontenterei di non dover più leggere ed ascoltare storie di donne private della loro libertà. Non è necessario che il mondo sia rosa, e tantomeno che lo sia il Vallo di Diano… i colori e le sfumature della natura sono molte di più ed ancor più meravigliose. Ma i diritti , quelli sono sacrosanti, e le mentalità devono cambiare. Spero di non dover più sentire storie di donne sottoposte a violenze fisiche o psicologiche, ma solo di donne libere di scegliere”.

Per una donna nel Vallo di Diano quali sono le difficoltà maggiori?

“Sicuramente quelle della piccola realtà. A partire dalla ricerca di un lavoro laddove lavoro non ce n’è per nessuno. Il lavoro è una difficoltà oggettiva e non ha sesso o genere. E quando il lavoro ce l’ha, una donna deve fare i salti mortali per poterselo tenere. Troppe volte manca un contratto e dunque il rispetto di diritti fondamentali. Per molte donne, davvero tante, la difficoltà maggiore sta nell’uscire dal proprio guscio, dalle mura domestiche, da una condizione di sopraffazione che le porta a tacere e ad accettare una non-vita”.

Nel giornalismo c’è un po’ più rosa. Perché?ù

“Sì, è vero, le donne giornaliste sono davvero tante. Probabilmente perché per fare questo mestiere ci vuole tenacia, ostinazione, pazienza, acume, curiosità, intuito … insomma, tutti sinonimi di DONNA”.

Cosa è per Lei l’otto marzo?

“Certamente non una festa come comunemente viene definita questa giornata, bensì un’occasione, una in più, per ribadire quanta strada ancora c’è da fare per vedere rispettati i diritti di tante donne che non hanno voce. Ogni giorno la cronaca ci regala storie di donne costrette a subire ogni genere di violenza, e purtroppo questi tristi fatti non risparmiano le bambine. Quotidianamente ci interroghiamo su cosa fare affinchè episodi tragici non si ripetano più, e l’8 marzo è per me esattamente un giorno come tutti questi altri, una giornata contro la violenza sulle donne, una giornata in cui, esattamente come gli altri giorni, battersi per vedere rispettati i diritti di tutti gli esseri umani, e tra essi, ovviamente le donne. Come possiamo rendere il giusto omaggio ed onore alle 129 operaie che morirono nella fabbrica tessile nel 1908, se a distanza di un secolo ancora si muore nelle fabbriche, sui posti di lavoro, nelle proprie abitazioni. Ecco…. Insomma, c’è poco da festeggiare”.

Conciliare lavoro e famiglia. Come fare?

“Esistono lavori , come il mio, in cui il connubio è abbastanza gestibile, altri in cui, ahimè, è molto più difficile. La famiglia, i figli, sono certamente al primo posto nella scala di valori di ognuno di noi, eppure troppo spesso si è costretti a “sacrificarli” in nome del lavoro. Dirò un’ovvietà, ma è proprio così:a differenza di un uomo, una donna deve fare i salti mortali per poter conciliare il proprio lavoro con quello di madre, di moglie, di casalinga, etc… E non sempre le istituzioni aiutano mettendo a disposizione asili nido o orari di lavoro un po più flessibili. Conosco donne della mia età, mamme, che si alzano al mattino alle 6 per andare a lavoro, e tornano a casa (con mezz’ora di pausa pranzo, dunque panino mangiato sul posto di lavoro) alle 7 la sera. La cosa più triste e sconcertante di tutto cio, oltre a doversi privare di tanti momenti importanti da vivere con i propri figli o comunque con la propria famiglia, è che nel 99% dei casi non hanno alcuna alternativa”.

Cosa pensa del giornalismo locale?

“E’ un ambito davvero particolare e variegato. Un mondo in cui la molteplicità dei protagonisti a volte è garanzia di una informazione chiara e obiettiva, altre genera confusione. Detto ciò, è il mio mondo, il mio lavoro, e lo amo. Ma soprattutto mi piace sottolineare che, probabilmente in controtendenza rispetto ad altri ambiti lavorativi, nei vari ambienti di lavoro che ho frequentato ho instaurato profondi e sinceri rapporti di amicizia proprio con colleghe donne, rapporti che durano nel tempo. Tra noi nessuna rivalità, nessuno sgambetto, nessuna sgomitata, ma solo tanto rispetto, solidarietà ed affetto”.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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3 risposte a Le donne viste dalle donne: il pensiero della giornalista Angela Freda

  1. Ferdinando ha detto:

    Posso sapere gentilmente per quale testata lavora Angela Freda?

  2. geppinodamico ha detto:

    Ma non si chiama Angela Freda Cafaro? Comumunque congratulazioni ed un caro saluto alla brava Collega

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