Nell’inferno della Norman: la storia di Antonio

prima mattino

L’odore acre del fumo inizia a entrare nell’area passeggeri del quinto piano. Antonio Vallo, pollese di 58 anni, riposa su una poltroncina. E’ notte, sono circa le quattro. Sta tornando dalla Grecia dove ha trascorso alcuni giorni per una breve vacanza. Sente il puzzo di bruciato iniziare a entrare nelle narici. Si sveglia. Sente urla e poi il suono dell’allarme. Alza il capo, le fiamme sono già vicine.  Il calore annuncia il fuoco. Ecco brillare paurosamente il rogo. L’inferno della Norman Atlantic è attorno a sé. Attorno a un uomo del Vallo di Diano di ritorno dalla Grecia. Antonio Vallo fa il camionista. E’ in ferie. Il destino ha voluto che si imbarcasse su quel traghetto. Non doveva essere il suo mezzo di trasporto. Antonio è un uomo grande e grosso. E’ coraggioso. Cerca di mantenere la calma. Ma ha un problema: è cardiopatico e soffre di diabete. Deve combattere con le fiamme che avvolgono la nave e con l’ansia che cresce in sé. Il suo corpo rischia di arrendersi a una situazione del genere. La gente comincia a correre verso il ponte della nave in difficoltà. L’equipaggio – stando al racconto di Antonio Vallo ma anche di altri testimoni – non riesce a tenere in ogni occasione il polso della situazione. Si sentono urla e pianti. Imprecazioni e preghiere. Si sentono diverse lingue che urlano per il panico: greco, italiano e inglese si mescolano in un boato terrificante. La paura avvolge tutti. La gente corre: il caldo rovente delle fiamme alle spalle, il gelo paralizzante davanti, verso l’aria fredda della notte adriatica. Alcune porte taglia fiamme sono bloccate. E’ vano tentare di aprirle. Le imprecazioni aumentano. Vallo guarda ciò che lo circonda. Cercano di isolarsi. Uomini picchiano donne, mamme stringono figli in lacrime. E’ il caos. Il camionista pollese respira a fatica. Si muove al rallentatore. Un uomo di un metro e ottanta, e anche più, travolto dal panico della folla e dal corpo che non risponde come non dovrebbe. Come lui vorrebbe. Il respiro si fa sempre più affannoso. Il cuore accelera. Troppo. Antonio Vallo capisce che per salvarsi ha solo un modo: allontanarsi dalla folle. Quando il torace viene compresso dalla calca, il rischio che il corpo s’arrendi cresce. Il camionista allora cerca di allontanarsi da urla e spintoni. Si defila. Il respiro resta forte, la testa pulsa, il cuore non decelera. Stanno arrivando i primi soccorsi. Vallo non riesce a tenere sempre l’equilibrio: la Norman è inclinata, in balia delle onde. “Sto male”, urla. L’equipaggio non reagisce, arrivano i soccorsi. Bambini e donne sono i primi a essere  portati in salvo. Il pollese sta male, ma si defila, prima loro, poi lui. Ma il suo turno non sembra arrivare mai. Il fumo continua ad avvolgere i passeggeri, le fiamme rallentano ma restano incombenti e minacciose. Sulla nave ecco sbarcare i militari della Marina Militare italiana. Prendono in mano la situazione. Con successo, a quanto pare. Antonio Vallo cerca conforto in alcuni di loro. Spiega che il suo cuore sembra essere impazzito, la testa non smette di far male e il respiro manca. Si piega su stesso. Poggia le mani sulle ginocchia. Il suo corpo lo sta per abbandonare. Troppe le pressioni, eccessivo il tempo di attesa. Sono trascorse quasi quindici ore da quando l’inferno è cominciato. Antonio si accascia a terra. Disteso in cerca di aria. Aria che non arriva. I militari capiscono la gravità del caso. Imbracano il camionista e lo portano su un elicottero con il verricello, l’inferno resta sotto, in un Adriatico che schiuma rabbia. Non c’è più tempo da perdere. In volo viene raggiunto Grottaglie. Per il pollese iniziano le prime cure. Il respiro migliora leggermente, ma occorre il trasferimento immediato in un ospedale. Arriva il 118, il camionista viene caricato sull’ambulanza, direzione Taranto, l’ospedale adatto per curare Antonio Vallo. Ed è lì che ancora è ricoverato per gravi problemi respiratori dovuti al fumo inalato e ai suoi problemi cardiocircolatori. Ora sta meglio, la paura è un ricordo, la rabbia per quanto accaduto però resta, così come le immagini di un inferno che ha rischiato di ucciderlo. Ma Antonio Vallo non ha mollato e può scrivere: “Con ironia nato per la seconda volta. Il leone è ferito ma non morto”.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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