“Mio fratello Giosi ha donato il suo amore per la vita”. La lettera di Antonella

Antonella Caggiano in occasione del convegno “Donare è vita – l’esempio di Giuseppe e Giosi” ha scritto una lettera per ricordare suo fratello Giosi, chi era e perché si è deciso di donare gli organi. Eccola.

Quando mi si chiede di Giosi, mio fratello, la prova di resistenza per me diventa ardua e poi, senza rimedio, la ferita riprende a sanguinare. Così accade anche ogni volta che qualche giovane si ritrova nelle braccia del Signore, per un evento precipitoso e drammatico. Come è accaduto a Giuseppe. Lui avrebbe compiuto cinquant’anni il 17 novembre. Mio fratello avrebbe spento quaranta candeline a giugno, il 21.

Quante coincidenze li accomuna: il nome, dieci anni di differenza ed ora il ricordo di loro che vive fisicamente in tante persone.

Giosi… è con lui che mi sveglio al mattino e mi riaddormento, talvolta  sognandolo. Dal 26 febbraio 1999 ad oggi sono trascorsi molti anni senza potergli stringere il viso, senza poter alzare la cornetta per urlargli: “Auguri  ‘o  fra” eppure lui è stato più presente di tanti altri,  è stato sempre con me: in ogni decisione importante lui mi ha indicato la strada da scegliere,  così come  ogni attesa mi è stata rivelata, prima del tempo,  da lui stesso.  Non è la morte fisica che potrà mai spezzare un legame profondo e di amore prepotente come era il nostro.

Giosi  non si può dire: lo si può vivere; non lo si può descrivere: bisogna cercarlo nelle emozioni che provi solo ascoltando la tua musica preferita, quella che ti entra dentro e ti trasforma; oppure attraverso il primo vagito di tuo figlio, quando assapori nuovamente la vita. Lui è libertà: mi sono convinta solo col tempo che non poteva restare con noi. La libertà la intuivi e la respiravi standogli accanto, sentendolo parlare, fare, camminare. Tutto in lui odorava di libertà. Lui è allegria: ti risucchiava la sua risata frizzante che, a poco a poco, ti sentivi scendere nell’anima. L’allegria la vedevi, concreta, in ogni azione della sua vita, breve, ma vissuta con un’intensità e accumulando così tante esperienze che neppure una persona a tarda età sarebbe mai riuscito a vivere.

E poi quella maledetta notte….. non potrò dimenticarla. Non si può cancellare quell’attimo in cui i dottori ci hanno detto :” È  finita” e, giusto un attimo dopo, quando ancora non eravamo riusciti a realizzare, a capire il significato di quelle parole, perché respinte, allontanate da noi,  dai suoi abbracci, dalla nostra famiglia… sempre i dottori ci hanno chiesto: “Volete fare la donazione degli organi?”: Le reazioni sono state due: innanzitutto ho pensato: “Allora è vero? È vero che è finita”…. Tutti gli anni trascorsi assieme, il nostro primo salvadanaio di legno fatto da papà, lui a Napoli, la musica che preferiva, le nostre litigate,  il nostro ballo alle mie nozze, le passeggiate con Shiva……. Niente. Più niente.  E poi, incattivita col mondo e con Dio, mi sono detta: “Ma perché devo pensare al bene degli altri in questo momento in cui il mio bene non c’è e non ci sarà mai più…..”. Donare significa non credere nella possibilità del miracolo. Donare, dire sì, è non sperare più.  È innaturale dire sì in questi momenti, quando a te la vita è stata negata. Non biasimo chi non riesce a dire sì.

Allora mi sono sentita precipitare in un vortice tumultuoso e ho rivolto la mente  al Signore che era stato sordo alle nostre preghiere e alle lacrime dei miei genitori. Lui ci aveva visti chini nell’abisso del Dolore come mai avevamo conosciuto, eppure, non ha avuto pietà di noi. Non ha guardato i nostri volti pietrificati, il vuoto che ormai eravamo diventati.

Ma in quella disperazione, in mezzo al fango dove eravamo immersi, all’improvviso è emersa una luce immensa: Giosi.  Non era lui che si toglieva i maglioni  appena comprati se solo piacevano all’amico di turno e glieli donava? Non era lui che ti regalava quello che aveva, se solo sapeva che ne avevi bisogno?

Non noi abbiamo donato i suoi organi, ma il suo amore immenso per la vita.

Solo un grande Amore può partorire la Vita. Così, schiacciati dalla nostra indicibile sofferenza abbiamo detto sì: è stato un sì che avrebbe detto lui stesso e che quella terribile notte ci ha sussurrato all’orecchio. Un sì alla vita degli altri, un sì malgrado tutto.

“Anima sei, anima credi” è la massima cara a mio padre e che mi  è rimasta incollata in testa.  La nostra società più che mai ha bisogno di “anima” e di credere che ognuno di noi è “anima”. Siamo legati da un comune destino di esseri umani. Non siamo isole scollegate fra noi, in cui ognuno di noi è attento al proprio piccolo recinto, alla propria dimensione familiare e che importa se a un centimetro dal nostro naso fratelli, come noi, muoiono per un sì o per un no….Nonostante l’età, rimango ancora colpita dalla totale indifferenza di molti alla sofferenza altrui.

Non siamo isole: tutti apparteniamo ad un unico continente.

Il dono arriva da lì: dalla possibilità di dare la vita al fratello, quando la tua,sai, ormai non c’è più. Il dono si fa, non si dice. L’amore non si dice, si dimostra.

Antonella Caggiano

 

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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3 risposte a “Mio fratello Giosi ha donato il suo amore per la vita”. La lettera di Antonella

  1. mimmo masino ha detto:

    Ciao, Antonella. Non sapevo che tu ancora hai un fratello di nome Giosi. Pensavo che fossi figlia unica. Ma la lettera e’ chiara. Tragedia familiare, donazione di organi, insomma ti sono piu’ che vicino. Hai una figlia ancora piccola che devi guidare nella crescita. Non mollare che non avrebbe alcun senso. Giosi e’ alla destra o alla sinistra di Dio. E’ da subito diventato unavrebbe angelo che veglia su di voi. Bellissima eavrebbe commovente la lettera in

  2. Luciano ha detto:

    Ho superato molte primavere tanto da avere bianchi i pochi capelli rimastimi, ma non mi era ancora capitato di leggere una lettera così bella!
    Antonella e Giosi, due splendide persone …Lei, vera e presente, realista e amorevole; Lui innamorato della vita e del prossimo. Io li ho letti così e mi sembra una splendida realtà.

    Scorrendo il Blog vedo una quasi totale denuncia di negatività. Ma se anche solo questa lettera e l’episodio del salvataggio in piscina, fossero le sole cose positive di codesta Terra, credo che tornerò a visitarla presto.

    • La Mosca ha detto:

      cerco di raccontare anche storie positive, anche perché grazie a loro trovo anche io energia…se scorri un altro po’ troverai altre storie positive. Certo racconto tante negatività ma con spirito di denuncia e rivalsa

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