“Il maestro Olmi, Claudio Santamaria ed io. Vi racconto il mio film”

di maria torneranno i pratiIl maestro si siede. Poggia i gomiti sulle ginocchia, la testa sulle mani. Stringe gli occhi. Ciak si gira. Il freddo, le telecamere, la Grande Guerra, un ritorno nel passato. Cento secoli fa. Esatti. “Torneranno i prati” sta nascendo. Il maestro, Ermanno Olmi, 83 anni, è leggermente curvo accomodato sulla sedia del regista. Concentrato. Guarda uno dei suoi attori. Sta cantando in napoletano. E recita. Olmi ha un brivido, l’attore gli piace. Lo emoziona. Andrea di Maria ancora una volta sorprende. E dal 6 novembre, data dell’uscita del film, potrà emozionare anche chi vuol ammirarlo al cinema.

“Torneranno i prati”. Ovvero?

“E’ un film ambientato durante la Prima guerra mondiale. Il racconto si svolge nell’arco di una notte, il momento in cui tutto è più indefinito. Parla dell’ umanità dei soldati a quei tempi, poiché è stata l’ultima guerra con tracce di umanità”.

Cosa significa lavorare con un maestro come Olmi?

Quando mi dissero che avrei lavorato con Ermanno Olmi fui contento, di una contentezza inconsapevole. Cosa volesse significare realmente lo capii quando, in un teatro di Asiago, adibito a sartoria lo vidi per la prima volta e il mio respiro andò in ferie per qualche secondo. Mi accorsi che qualcosa di indimenticabile stava accadendo nella mia vita”.

Quale è la sua lezione cinematografica?

Olmi riesce magicamente a sfrondare il grasso, i fronzoli, a distillare l’idea di un personaggio, il sentimento che sta provando in una data scena ,con una semplicità disarmante. Ci ha condotti per mano tenendoci in equilibrio emotivo”.

Tra i protagonisti c’è anche Claudio Santamaria…

“Nel film è un ufficiale territoriale, mandato in trincea per far eseguire un ordine di morte. Credo che sia uno degli attori più bravi e preparati che abbiamo in Italia, un perfezionista. Abbiamo vissuto due mesi intensi, a stretto contatto. Per noi è stato un fratello maggiore, ci ha guidato e ha cercato di infonderci sicurezza. Ci salutavamo e ci abbracciavamo la mattina a colazione e la sera prima di andare a dormire, come si fosse sempre l ultima. Di solito sul set di un film o in una compagnia teatrale capita di legare con una persona piuttosto che cn un’altra, in questa occasione invece eravamo sei fratelli bisognosi di raccontare l’emozione di tanta gente morta su quelle montagne. Credo che Ermanno abbia scelto le persone, prima degli attori, ovvero, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Camillo Grassi, Niccolò Senni”

.torneranno i prati

Quale sono i ruoli nel film?

“I personaggi del film non hanno un nome. C’è l ufficiale territoriale, il tenentino, il capitano. Io sono il conducente di mulo, soldato canterino, una leggenda secondo la quale un napoletano che portava il rancio alle trincee, cantava così bene che nessuno gli aveva mai sparato, un modello di cessazione di guerra, poiché tutti condividevano il canto e la bellezza della voce. La guerra ‘umana’, appunto”.

Perché Andrea di Maria in questo ruolo?

“Il perché Olmi abbia scelto me ancora l’aggia capì”…

Un aneddoto di questa avventura?

“Quello che è successo ai provini è straordinario. La mia agente mi aveva proposto per questo ruolo, contemporaneamente Elisabetta Olmi ,figlia di Ermanno e produttrice del film, vide il video della sigaretta elettronica di Tony Cotina (l’alter ego di Di Maria) e subito chiamò l’ufficio casting dicendo ‘dobbiamo assolutamente fare un provino a questo personaggio’. Alla fine io avevo appuntamento a Roma alle 10,30 come Andrea e alle 11 come Tony”.

L’emozione più grande?

“Sono tante le emozioni che conservo di questa esperienza, ma una in particolare non la dimenticherò mai. Nel film io canto due canzoni classiche napoletane “Tu ca nun chiagne” e “Fenesta ca lucive” di una bellezza sconvolgente. Questi capolavori li ho registrati di notte, a duemila metri, nella neve, da solo, con le stelle in bocca, la luna in mano ed Ermanno in macchina che ascoltava dalle cuffie. Alla fine delle registrazioni, sento una voce che mi dice: ‘vieni qua’, mi abbraccia e sussurra: ‘Se il mondo ricominciasse a cantare canzoni napoletane, tutto tornerebbe a funzionare’.

 

Sapeva che avrebbero scelto la sua voce per il trailer?

“Non sapevo nulla. Una sorpresa incredibile”.

Che film sogna di interpretare?

“Non c è un film in particolare che vorrei girare, anche perché nel lavoro come nella vita mi ‘iace essere sorpreso dagli eventi. Se proprio avessi il potere di decidere, mi piacerebbe fare un film sulla figura di Tony Cotina: un musicarello. Il musicarello è un genere nato negli anni ’50 e ha due caratteristiche fondamentali: la prima è supportare un cantante, la seconda è il riferimento alla moda e alla gioventù, all’attualità come nello stile di Gianni Morandi, Little Tony o Nino D’angelo ma in chiave moderna”.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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