Un Vallo di eroi: Joe Petrosino

Il 12 marzo del 1909 veniva assassinato un eroe del Vallo di Diano: Joe Petrosino. Uno dei primi agenti di polizia ammazzati dalla Mafia. Era un figlio del Vallo di Diano, padulese di nascita e di infanzia.

Per ricordare un meglio Giuseppe “Joe” Petrosino, chi meglio di uno storico del Vallo di Diano: Giuseppe “Geppino” D’Amico.

Ecco un suo articolo scritto qualche anno fa che racconta la storia di Petrosino.

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Figlio di emigranti, visse da protagonista il sogno americano ma pagò con la vita il suo impegno contro le mafie.

Si può sintetizzare così la storia di Joe Petrosino, mitico tenente della polizia americana, che partito da Padula, nel Vallo di Diano, fu uno dei più famosi protagonisti della lotta alla criminalità organizzata. La sua fama non ha conosciuto alcun appannamento e ancora oggi, a 91 anni dalla morte, è un mito sia in Italia che negli Stati Uniti.

 Giuseppe Michele Pasquale Petrosino nasce a Padula il 30 agosto 1860. All’età di 13 anni emigra negli Stati Uniti con il padre Prospero (che esercitava il mestiere di sarto), la madre, due sorelle e tre fratelli. Dopo avere fatto i mestieri più umili, nel 1883 Giuseppe (ormai diventato Joe) indossa, primo italiano ad avere tale privilegio, la divisa di agente della polizia di New York. Promosso detective, passa al servizio investigativo e nel 1895 il presidente Rooswelt in persona lo nomina sergente. Nel 1905, con la promozione a tenente, gli viene affidato il comando dell’Italian Branh e, successivamente, dell’Italian Legion, un gruppo di agenti italiani a suo giudizio indispensabili per combattere la Mano Nera (questo il nome con il quale veniva chiamata allora la mafia d’oltreoceano). Il suo merito maggiore è quello di avere intuito che per sconfiggere la mafia è necessario recidere i legami tra la criminalità americana e quella italiana. A questa intuizione, però, sono in pochi a dare credito per cui nel 1909 decide di venire da solo in Italia per indagare in Sicilia. A Roma viene ricevuto dal presidente del consiglio Giovanni Giolitti che gli regala anche un orologio d’oro. Prima di portarsi in Sicilia decide in gran segreto di fare una breve tappa a Padula, il paese natale che certamente non aveva dimenticato; nonostante la notizia del suo arrivo dovesse rimanere segreta, Joe trova ad attenderlo circa duemila persone. Il 28 febbraio arriva a Palermo dove inizia subito il suo lavoro investigativo che, purtroppo, terminerà il 12 marzo successivo allorquando quattro colpi di pistola esplosi in piazza Marina, a Palermo, pongono fine all’esistenza del coraggioso poliziotto. Aveva 49 anni. Dopo lunghe indagini vengono arrestati quindici mafiosi che, però, saranno clamorosamente assolti al termine del processo.

 Le cronache dell’epoca parlano di funerali imponenti sia in Italia che negli Stati Uniti dove una folla eccezionale (si parlò di trecentomila persone) volle rendere l’estremo omaggio  al grande detective. All’evento la stampa americana diede lo stesso risalto riservato alla morte del presidente McKinley.

Da allora, come già ricordato, il mito di Joe Petrosino non si è mai affievolito e la stampa si è sempre occupata (e continua a farlo) di lui: le sue avventure sono state pubblicate a fumetti nel 1923 dalla casa editrice Nerbini di Firenze in dispense settimanali; dischi, films (Pagare o morire con Ernest Brognine negli anni ’60 e Joe Petrosino), uno sceneggiato Rai interpretato nel 1972 da Adolfo Celi, e soprattutto il libro inchiesta di Arrigo Petacco (la prima edizione è del 1972) ne hanno reso leggendaria la figura. Ancora oggi per i poliziotti americani Petrosino è un simbolo tanto che uno dei suoi successori, il luogotenente della polizia di New York, Mario Biaggi, venne a Padula “per rendere omaggio alla terra che aveva dato i natali a Joe”. Ma, soprattutto, Joe Petrosino è il simbolo non solo della emigrazione pulita espressa dal nostro Sud ma anche quello della integrazione della nostra emigrazione con le istituzioni americane. Negli Stati Uniti, quindi, il ricordo di Petrosino è particolarmente vivo tanto che, nel 1985, in occasione del 125° anniversario della nascita, il Governatore dello Stato di New York, Mario Cuomo, proclamava il 19 ottobre (giorno in cui il famoso detective aveva indossato la prima divisa di agente) Petrosino Day. Presenti alla manifestazione la figlia Adelina Petrosino Burke, la nipote, Susan Anne Burke e altri due nipoti, Prospero e Giuseppe Petrosino. Sempre a New York c’è anche una scuola che porta il suo nome.

In Italia il Dizionario storico della mafia, curato da Gino Pallotta, gli dedica un intero capitolo. Addirittura, dal 1911 un comune in provincia di Trapani porta il suo nome. Sia pure con un po’ di ritardo, anche Padula ha voluto ricordare Joe Petrosino dedicandogli un busto (realizzato nel 1975 da Enzo Gallo) ed una strada; quindi, nel 1986, nei locali antistanti la monumentale Certosa di San Lorenzo, una bellissima mostra che  successivamente è stata trasferita nella casa natale, all’ingresso del paese, trasformata in museo (il pezzo forte è la divisa di Joe con il distintivo numero 285). Da allora, specialmente nel periodo estivo, la casa-museo di Joe Petrosino è stata visitata da migliaia di persone ma, c’è da scommettere, in futuro saranno molte di più. 

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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