Caso Angelo Rosciano: l’intervista a Carmela, la figlia

L’intervista di Carmela Rosciano pubblicata su “Il Mattino” qualche giorno fa.

Qualche minuto prima delle 13.30 di sabato . In casa la tensione emotiva è lancinante. Il sussulto di Irene e delle figlie Carmela e Maria Francesca (l’altra figlia Angelica lavora al nord) al suono del campanello è qualcosa che prende alla gola. Al cuore. Angelo, il marito, il padre, è tornato a casa, l’ambulanza che lo ha accompagnato ha parcheggiato sotto l’abitazione. Si è conclusa così dopo circa tre mesi la vicenda relativa ad Angelo Rosciano, il detenuto di Polla con gravi problemi di salute rinchiuso nel carcere di Poggioreale pur se privo di una gamba e con un gravissimo diabete. La famiglia di Rosciano dal momento del trasferimento di Angelo dai domiciliari al carcere ha iniziato una battaglia assieme all’avvocato Pierluigi Spadafora, per far tornare il congiunto a casa. La figlia Carmela, 30 anni, racconta le sue emozioni

Cosa ha provato sabato?

“Abbiamo saputo dal nostro legale ,venerdì in tarda serata, che avevano concesso i domiciliari a mio padre. Ma fino a quando non l’abbiamo visto arrivare a casa non ci credevamo. Da sabato mattina abbiamo fatto i turni davanti alle finestre per vedere quando arrivava l’ambulanza. Siamo corse giù e lo abbiamo abbracciato”.

Cosa ha detto Angelo Rosciano?

“Rideva, era contentissimo. E’ contentissimo”.

Come sta suo padre?

“Ora potrà cominciare le cure del caso. Abbiamo subito intrapreso la dieta che deve seguire affinché le sue condizioni di salute migliorino”.

Ora potrà anche camminare…

“In carcere non poteva avere la protesi alla gamba. Deambulare per lui è essenziale in quanto se non lo fa – come avveniva in carcere – rischia di avere altre serissime conseguenze”.

E’ stata una dura battaglia?

“Abbiamo combattuto per un nostro diritto, per il diritto di mio padre di non morire in carcere”.

Può ricordare la storia di Angelo Rosciano?

“Mio padre è stato condannato per reati comuni per un processo iniziato quindici anni fa. E’ stato quindi trasferito al carcere di Sala Consilina ma per le gravi condizioni di salute in cui versa (un grave diabete, è privo di un arto inferiore e ha altre problematiche – ndr) gli sono stati concessi i domiciliari. Purtroppo per diverse cause, non ultima i ritardi burocratici dovuti al trasferimento del Tribunale di Sala Consilina, è stato deciso che doveva ritornare in carcere. E’ stato quindi portato al carcere di Poggioreale”.

E qui ha avuto inizia la sua battaglia e quella della sua famiglia.  Qual è stato il momento più difficile?

“Quando hanno riportato mio padre in carcere a Poggioreale. Facile, naturalmente immaginare quale sia stato il più bello: rivedere papà a casa è qualcosa che ci rende estremamente felici”.

Cosa pensa del sistema carcerario italiano?

“Credo che non esistano strutture all’altezza della situazione. Forse sono pochi i casi di prigioni che possano davvero avere gli standard adatti. Aver vissuto la realtà di Poggioreale è stato davvero toccante. Dalle lunghe file all’esterno con gli altri visitatori, alle continue tensioni prima e dopo l’ingresso della struttura. E poi sapere che un detenuto malato, come il caso di mio padre, non possa ricevere le cure adeguate al caso, questo, da cittadino italiano, mi fa tanta rabbia”.

Quindi continuerà a tenere sotto osservazione i vari casi simili in Italia?

“Certo. Se la mia testimonianza dovesse servire in casi come quello di mio padre sarò pronta per intervenire e raccontare la mia storia. Io credo che pian piano le cose stiano migliorando, anche perché c’è più confronto. Ma servirà parecchio tempo”.

Deve ringraziare qualcuno?

“La lista è lunga. Dal momento dell’arrivo di mio padre a casa in tanti ci hanno scritto. Non ho ancora potuto rispondere. Ringrazio innanzitutto l’avvocato Spadafora che ha sentito ‘suo’ il caso e ha fatto di tutto per portare papà a casa. Poi ringrazio il Comitato, i Radicali, il vescovo Antonio de Luca, tutte le persone che hanno firmato in nostro favore (oltre duemila persone), le associazioni che si sono schierate al nostro fianco, i miei concittadini e tutti quei cittadini che hanno esternato un pensiero nei nostri confronti”.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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