Violenza sulle donne anche nel Vallo? Quattro domande a cinque donne

La giornata contro la violenza sulle donne era ieri. E’ oggi. Sarà Sempre.

Ma come è la situazione femminile nel nostro territorio? Ecco cosa pensano cinque donne del Vallo di Diano. Si tratta di:

Tiziana Bove Ferrigno, assessore di Padula, esponente di spicco del centro destra campano.

Luigia Martello, restauratrice.

Tiziana Medici, politica e ambientalista, esponente di spicco del centro sinistra. Di Polla.

Erminia Pinto, da Sala Consilina, punto di riferimento per Sel Vallo di Diano e campano

Rosvelia Ragone, giovane esponente dei Rinnovatori Democratici, di Teggiano.

LE INTERVISTE

– Quale è il ruolo delle donne nel Vallo di Diano?

BOVE FERRIGNO: “Molto relegato direi. In merito alle quote rosa poi, ancora molto lontani anche da quel ritardo che è tutto italiano. Andrebbe sostenuta con maggior forza la partecipazione delle donne nei consigli di amministrazioni comunali, delle aziende private o di quelle quotate e partecipate dallo Stato”.

MARTELLO: “Il ruolo delle donne nel Vallo dipende molto dal tipo di posizione che viene occupato. Solitamente la donna mamma-moglie ha un ruolo fondamentale per la famiglia. E’ lei che segue l’andamento a scuola, l’educazione e l’inserimento nella società dei proprio figli. Come moglie.casalinga è spesso sottomessa e non gestisce lei la parte finanziaria della famiglia. Come moglie-mamma lavoratrice assume un aspetto superiore ed è capace di gestire bene questi tre ruoli. Nel Vallo  purtroppo una buona percentuale di donne non lavora per cui devono vivere sottomesse e non possono sentirsi libere di scegliere se andare via o restare sia sposate o non. Sento spesso molte donne sposate che ripetono come un mantra ‘se avessi un lavoro lo lascerei’ ” .

MEDICI: “Un ruolo al margine in tutti i campi . Sempre dietro, quasi timorose di essere protagoniste. Abituate per cultura a essere al margine”.

PINTO: “Studentesse, medici, imprenditrici, avvocatesse, giornaliste, contadine, madri, lavoratrici in genere. Le donne non hanno un solo ruolo nel Vallo, piuttosto credo che la parte maschile non ne riconosce una presenza. In generale vince una subcultura primitiva di conservazione del potere, che non è lungimirante rispetto alla sopravvivenza della specie umana. Se poco meno di metà del mondo umano (leggi genere maschile) ritiene di poter migliorare le sorti della propria specie escludendo da tutti i processi decisionali l’altra metà del mondo (leggi genere femminile), come si può pensare di parlare di progresso?”.

RAGONE: “Il ruolo delle donne nel Vallo di Diano è ancora troppo limitato ad essere madri e mogli, ma a non ricoprire cariche pubbliche”.

– La violenza sulle donne è un problema che riguarda anche il nostro territorio?

BOVE FERRIGNO: “E’ un’emergenza che riguarda tutti i territori. Occorrerebbe impostare anche sul nostro territorio l’attività sulla necessità di una maggiore tutela delle donne così come una maggiore tutela dei bambini, dei più deboli e dei disabili. Le discriminazioni che ancora esistono, le barriere ancora da abbattere, le ingiustizie da eliminare sono davvero tante”.

MARTELLO. “Certo. Nel Vallo di diano non è una questione di omertà spesso le donne peccano di ipocrisia ma credo sia legato ad un fatto proprio di paura. Le violenze non sono solo fisiche ma soprattutto violenze psicologiche da parte degli uomini mariti o padri che siano. La donna deve ‘stare al posto suo’ ma sinceramente da donna ancora non ho capito qual’è ‘il mio posto’ o meglio che cosa intende l’uomo per posto”.

MEDICI: “Penso che la violenza sulle donne sia un problema reale. C’è poca conoscenza del fenomeno perché’ spesso questa si confonde con i ruoli e con la cultura che ancora vedono la donna come essere sottomesso e diverso”.

PINTO: La violenza sulle donne non è un problema. Credo che un problema sia la sicurezza stradale, il depuratore che non funziona, la strada provinciale disconnessa, l’ascensore comunale sempre guasto. La violenza sulle donne è ignoranza diffusa e cattiva educazione, è figlia del pregiudizio di genere e si presenta come un cazzotto su un occhio. Certo che esiste la violenza. Noi del Vallo non entriamo nelle statistiche nazionali, non finiamo spesso sui giornali, ma la violenza sulle donne nei racconti quotidiani esiste. Lo stalking esiste. Esiste l’esperienza raccontata di donne che si sentono violate dall’atteggiamento di medici e personale ospedaliero quando chiedono di effettuare un’ivg. O anche quando soffrono per il parto o quando perdono un bambino. Per me, violenza sulle donne è anche la impossibilità di essere accompagnate in un percorso complesso come quello per una maternità consapevole o per l’interruzione volontaria di gravidanza secondo la bellissima legge 194.(Per inciso, presso l’ospedale di Polla, pare non sia più possibile usufruire delle cure e del servizio previsto dalla 194)”.

RAGONE: “La violenza sulle donne ci riguarda perché il fatto che non emergano casi di violenza non vuol dire che nel nostro territorio non ve ne siano, ma che l’omertà ed il silenzio la fanno ancora da padroni”.

– Il prossimo passo concreto da fare nel Vallo?

BOVE FERRIGNO: “Una cura shock per aiutare i talenti femminili a farsi largo nel mondo delle imprese ma anche nella politica. Promuovere e divulgare la cultura della partecipazione e dell’integrazione della donna per permettere a tutte di divenire fibra attiva del nostro tessuto sociale, economico e politico, nella certezza che ognuna di noi vive un lato di eccellenza da valorizzare a dispetto di ogni barriera, imposta o reale, o di ogni criticità.  Altra cosa importante da fare aiutare tutti coloro che hanno subito sul lavoro o fra le pareti domestiche discriminazioni, violenze e abusi ma non hanno il coraggio, o le capacità, di intraprendere un percorso di denuncia. Si dovrebbe svolgere un’attività di sostegno e assistenza attraverso un percorso non convenzionale, con l’aiuto di persone credibili, per sensibilizzare l’opinione pubblica e portare alla ribalta le problematiche che spesso queste donne-vittime si trovano ad affrontare da sole, in un clima di isolamento ideologico e sociale”.

MARTELLO: “Il Vallo di Diano necessita di un centro d’ascolto dove la donna che subisce violenza possa rivolgersi anche solo per un consiglio o uno sfogo al di là della denuncia. Un centro d’ascolto capace di captare il pericolo, capace di incoraggiare e spingere la donna a uscire allo scoperto senza vergogna e soprattutto senza sensi di colpa”.

MEDICI: “Non ci sono centri di accolto, non ci sono luoghi di aggregazione”.

PINTO: “23 novembre 2012, legge 215. Questo era il primo passo da fare. Non il prossimo, ma il primo in un paese in cui la parità di genere è una scocciatura. La 215 del 2012 imponeva una garanzia di rappresentanza di genere negli organi del Comune e di amministrazione e controllo di società controllate da pubbliche amministrazioni, e il conseguente adeguamento degli Statuti comunali. Tale adeguamento andava fatto entro il 26 giugno 2013. Sono passati 5 mesi dal termine”.

RAGONE: “Il prossimo passo da fare nel Vallo è quello di istituire uno sportello comprensoriale al quale le donne vittime di violenza e/o discriminazione possano rivolgersi per avere aiuto materiale e psicologico”.

– Per Lei, essere donna, vuol dire?

BOVE FERRIGNO: “Ho una visione moderna della ‘donna’, nel senso che per la donna  di oggi, sarebbe sacrosanto e giusto, oltre che un tributo alla sua innata capacità di destreggiarsi in mille ruoli diversi, lasciare la libertà che le spetta di diritto, al lume dell’intelletto che già possiede, poiché ella non tenta di aumentare il senso di competizione, ma di influenzare positivamente il suo atteggiamento di compatibilità nei confronti del mondo intero, senza sfidarlo ad armi pari. In questa visione ritengo opportuno, quindi, che ognuno dia la giusta rappresentanza alla donna, ovvero particolare attenzione alla sua crescita sociale, ai suoi diritti costituzionali, al suo ruolo nella famiglia, nella società civile, nelle istituzioni e nel mondo del lavoro“.

MARTELLO: “Essere donna non vuol dire parità di diritti. Io voglio i miei diritti di donna, l’uomo può tenersi i suoi, come può tenersi i suoi attributi e non voglio sentire più dire ‘quella donna ha le palle!’ è brutto da dire e da vedere. Io porto i pantaloni ma non voglio e non pretendo che l’uomo porti la gonna. ognuno i proprio ruoli, in parallelo con rispetto e dignità. La donna deve essere coraggiosa e forte anche se sola, per questo deve imparare ad essere indipendente perché in caso di necessità non deve perdere la dignità e la bellezza che la differenzia. Voglio che ci sia più occupazione femminile perché al di là del lato economico la donna possa sentirsi libera di decidere e organizzare la propria vita”.

MEDICI: “Per me essere donna significa batterai ancora più’ degli altri per favorire una reale integrazione ma è’ anche una grande ricchezza”.

PINTO: “Io occupo un posto nel mondo e ho relazioni e mi prendo cura di chi amo e del mio posto. E cerco di esserci dove credo sia necessario. E spesso sbaglio (quanto ho sbagliato camminando!) e a volte riesco a vedere qualche cosa buona. Ecco, questo credo sia il concetto che mi descrive e a rileggerlo, è un concetto che va bene addosso a ognuno, al di là del genere. Per me essere donna vuol dire essere un essere umano”.

RAGONE: “Per me essere donna vuol dire dover alzare ancora la voce per farmi ascoltare dai miei colleghi uomini, ma anche possedere le unghie e i denti per combattere delle battaglie che pochi vogliono accollarsi”.

 

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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