Un Vallo di eroi: Mimmo Beneventano, ammazzato dalla Camorra per amore della propria terra

mimmo beneventanoE’ il 7 novembre, ma di oltre 30 anni fa. Lui, il medico buono, è sotto casa. Deve andare al lavoro.  E’ un attimo. I sicari esplodono sette colpi, lo ammazzano. Non lo uccidono. Domenico “Mimmo” Beneventano, muore a 32 anni, a Ottaviano, nel Napoletano, assassinato dalla Camorra perché amava troppo il suo territorio e voleva difenderlo da speculazioni e corruzione.

Perché oggi scrivo di Mimmo Beneventano, consigliere del Partito comunista italiano ammazzato nel Napoletano? Mimmo Beneventano è stato assassinato a Ottaviano ma aveva radici nel nostro territorio e il suo rispetto della legalità e il suo amore per la propria terra rappresentano un esempio che deve essere ricordato ogni giorno. Per questo quel maledetto 7 novembre del 1980 i sicari inviati da Raffaele Cutolo ammazzarono il medico, ma non lo uccisero. E’ il destino degli eroi.

Mimmo Beneventano nacque a Petina, nel 1948, suo padre era un forestale e quindi si trasferiva spesso. Mimmo così crebbe tra Petina, Teggiano e la Basilicata. Rimase sempre legato al Vallo di Diano e al suo comprensorio. Una delle sorelle vive a Polla, con lei due dei nipoti del medico buono.  Già, medico buono; lo chiamavano così, a quel dottore sempre disponibile coi pazienti e i concittadini. Io l’ho conosciuto grazie al racconto dei suoi parenti, ai documenti dell’epoca, alle sue poesie raccolte nel libro “Rabbia e destino“. E siccome l’ho conosciuto e l’ho ammirato dopo che è stato ammazzato, ribadisco il concetto. La Camorra ammazza, non uccide, gli eroi.

Il “compagno” Mimmo viene eletto per due volte come consigliere di opposizione del Comune di Ottaviano. E’ un osso duro, Mimmo, non molla mai quando si tratta di tutela dell’ambiente, quando si tratta di tutela della legalità. “Resta sempre un nostro esempio di vita. E’ il nostro angelo“, racconta la nipote Antonella che all’epoca dell’assassinio aveva 7 mesi. Un esempio di vita. Un monumento alla legalità.

A Ottaviano, raccontano le cronache dell’epoca, si costruisce. Ovunque. Il cemento spadroneggia. Speculazioni edilizie, stupro del territorio, affari d’oro per politici corrotti, camorristi, assassini del nostro futuro. Ma Mimmo non ci sta. Lotta, denuncia, si ribella al “Sistema”. Con lui gli altri consiglieri Pasquale Cappuccio e Raffaele La Pietra. Il primo ammazzato due anni prima di Mimmo, il secondo salvo per miracolo. Mimmo, il medico buono, il compagno coraggioso, il consigliere ambientalista, continua a denunciare nonostante minacce e avvisaglie. Continua a ribellarsi fino al 7 novembre del 1980 quando i killer (mai scoperti) lo raggiungono sotto casa e lo trucidano. Lo ammazzano ma non  lo uccidono. Non lo uccidono perché continuare a ribellarsi a corruzione e criminalità nel nome Mimmo è un dovere. Per tutti. Cercano di ucciderlo anche dopo la morte. Gettano fango sul suo nome. “E’ stato ammazzato per cose di donne”, dicono le malelingue. Un attacco codardo che viene spazzato via. Fu la Camorra ad ammazzare quel consigliere fastidioso che pretendeva un territorio più giusto. Più legale.

Il Comune di Petina ricorda quel suo figlio eroe che si batté contro la Camorra. Il Vallo di Diano, terra sempre cara a Mimmo, ha l’obbligo di continuare a ricordare il medico buono e lottare per difendere il proprio ambiente. Soprattutto perché  il nostro Vallo è sotto attacco continuo di assassini di futuro.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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