Le lacrime di Sant’Antonio e i miracoli di Polla

“Gli occhi erano rossi. Vivi. La lacrima scendeva lenta lungo la guancia destra. Gli occhi sembravano che emanassero energia da dietro una maschera di legno. Volevano dire qualcosa. Io mi sono sentito sereno come mai prima. E’ difficile spiegarlo a parole quanto è successo tre anni fa”.

Frate Domenico Marcigliano, Fra’ Mimmo, ritorna a quel 12 giugno di circa tre anni fa quando vide, lui per primo, la statua di Sant’Antonio piangere all’interno del convento di Polla. Un miracolo? Un fenomeno inspiegabile? Una reazione chimica? O cosa? A Polla, e non solo, la discussione è tuttora aperta. Ma a tre anni dal fenomeno altri tasselli si inseriscono nella vicenda. Oltre alla sempre più grande devozione verso il Santo, emerge anche il possibile quarto miracolo avvenuto dopo le preghiere all’effige. Una donna di Roma malata di tumore alla gola si è, infatti, trovata per caso a Polla qualche mese fa. E’ andata al santuario e pur non conoscendo la storia della statua piangente ha deciso di pregare Sant’Antonio. Un mese dopo, secondo la testimonianza della donna, la malattia è scomparsa. E’, almeno per quanto si sa, il quarto fenomeno inspiegabile collegato a Sant’Antonio dopo la lacrimazione. Un argomento, questo, che verrà affrontato dopo. Torniamo, ora, al 12 giugno del 2010. Erano le 15,15 circa. Fra’ Mimmo è nel chiostro adibito a museo nel santuario di Sant’Antonio di Polla. Con lui c’è Arturo, un giovane pollese che spesso aiuta i frati. Stanno pulendo gli scaffali e anche un effige sacra. Il giorno dopo si festeggerà il Santo e la statua verrà portata in processione tra le vie del paese del Vallo di Diano. Fra’ Mimmo vive fuori Polla, ma nei giorni della festa torna sempre. La sua casa nativa è all’imbocco del viale che porta al santuario. Neanche cento metri di distanza. A un certo punto nota un luccichio provenire dalla teca dove è conservata la statua. Non ci fa caso. Ma c’è qualcosa che lo spinge a voltarsi di nuovo.

“Mi sono sentito attratto – racconta con voce calma e allegra -. Allora mi avvicino alla statua e rimango basito. C’è la lacrima. Arturo mi chiede ‘Che succede?’. Gli faccio vedere la statua, lui si gela, dice ‘mamma mia’ e sta per scappare. Lo fermo, gli dico di stare calmo. Mi blocco per dieci minuti davanti alla statua. Non ho la forza di parlare o di muovermi. Tradurre in parola cosa mi è passato per la mente è impossibile”. E’ un momento impresso nello sguardo di Fra’ Mimmo. Quando lo racconta pare si isoli dal resto del mondo. Sembra che parli a se stesso. I suoi occhi si bagnano, diventano rossi. Si emoziona ed emoziona. Si perde un po’ nel vuoto e poi riprende quei ricordi. Sembra riviverli nel momento del racconto. La voce cerca di restare calma, ma il suo sorriso si apre quando si rituffa in quel pomeriggio del 12 giugno di tre anni fa. Per Polla è il giorno di Sant’Antuniello.

“La cosa che mi ha colpito subito è stato lo sguardo della statua. Gli occhi erano vivi. L’impressione era come se ci fosse una stata una persona viva dietro la statua di legno. Gli occhi erano gonfi, rossi. Sembrava volessero comunicare qualcosa. Dopo dieci minuti chiedo ad Arturo di andare a chiamare padre Ippolito. Padre Ippolito scende in biblioteca e di fronte alle lacrime si blocca. Decidiamo di chiudere le porte. Chiamiamo padre Tommaso, l’altro frate del convento, per avvisarlo. Dopo di che chiamiamo il vescovo. Il monsignore ci dice di mantenere il riserbo e così abbiamo fatto. Abbiamo iniziato a pregare e dopo con un panno abbiamo asciugato gli occhi”. Si tratta del panno che ora è sigillato nel santuario. A questo punto i frati, naturalmente scossi, decidono di chiamare un’amica. Si tratta della dottoressa Pascale, lavora all’ospedale di Polla. La dottoressa li raggiunge in convento. Porta una siringa per prelevare il liquido. Ma i frati avevano già asciugato le lacrime. Allora la donna lascia la siringa e se ne va. Scocca la mezzanotte, Fra’ Mimmo in compagnia di un altro frate scende di nuovo nel museo. La statua lacrima. Ma neanche stavolta preleva le lacrime. E’ troppo grande l’emozione. La notte passa insonne. I pensieri si inseguono. Lo spirito è in pace. “Alle 6 del mattino sono sceso nel museo, la statua piangeva di nuovo, ho preso la siringa e ho prelevato il liquido. L’ho congelato. Sono andato dai fratelli e ho annunciato prima della Messa cosa era accaduto. A questo punto è arrivato il vescovo che ha visto la statua, ha di nuovo asciugato gli occhi che erano rimasti umidi”. Arriva il momento della processione. I frati hanno il dubbio se portare o meno l’effige in giro per il paese. Alla fine decidono di non cambiare nulla nel programma per non creare dubbi nei fedeli. “Avevamo diverse titubanze – ricorda ancora il giovane frate – ma come i portatori hanno preso il santo, il viso è tornato normale. Il giorno dopo è cominciato a trapelare qualcosa. All’inizio abbiamo smentito. Poi la notizia si è diffusa. Nel frattempo si era istituita la commissione laica e religiosa per capire cosa fosse successo. Ho dato loro anche le foto che avevo scattato. Anche la macchinetta è un tassello. L’avevo con me per puro caso. Arrivano anche i Ris di Roma che hanno prelevato la siringa, che purtroppo ancora non ci è stata restituita. Tutti hanno confermato che non si tratta di un liquido artificiale o chimico. Questo è stato confermato anche dall’analisi scientifica del chimico che ha fatto gli esami sulla statua. Un fenomeno scientificamente inspiegabile, ha scritto”. E non è l’unico. Sono almeno quattro i miracoli o presunti tali, avvenuti dopo il 12 giugno del 2010. Almeno stando alle testimonianze dei fedeli. Il primo è datato 17 giugno, cinque giorni dopo. Una mamma di Sala Consilina sogna il Santo. E’ il giorno prima di una visita per la figlia, Simona, affetta da una grave malattia. Il Santo in sogno le dice “Andrà tutto bene”. La figlia guarisce senza una spiegazione medica. Poi, qualche mese dopo, una coppia di Caserta che non può avere figli si trova per caso a Polla e visita il santuario. Hanno avuto una bambina, si chiama Antonia. E’ stata battezzata da Fra’ Mimmo. Nel convento, naturalmente. E poi la guarigione di una donna di Monte San Giacomo anche lei con una grave malattia. “Le fu regalata il santino e lei decisi di venire a Polla. E’ guarita”””, ricorda sempre più commosso Mimmo. E infine, qualche settimana fa la guarigione della signora romana. Ma dopo la lacrimazione i fari si sono un po’ spenti sul caso. In molti pollesi prevedevamo una ondata di turismo religioso. Così non è stato. I frati, invece, hanno sempre avuto fede nel disegno divino. “Tutto quello che è accaduto – analizza il frate – fa parte del progetto di Dio attraverso, in questo caso, Sant’Antonio. Bisogna evitare clamore attorno a fenomeni sui quali si deve agire con cautela, ma seguiamo costantemente il fenomeno. A livello organizzativo, poi si potrebbe fare molto di più. Ma manca la ‘manodopera’. Manca anche la sensibilità di alcune persone che potrebbero dare di più. Bisogna creare le condizioni permanenti affinché si possa visitare al meglio questo santuario. I cartelli di indicazioni, ad esempio, li abbiamo fatti mettere noi frati. Chi amministra la cosa pubblica dovrebbe avere la sensibilità per casi del genere”. Il turismo seppur minimo c’è, ma soprattutto per la bellezza del convento. La lacrimazione, infatti, non è nota ai più. Prima di terminare l’intervista fra’ Mimmo cerca di spiegare a se stesso e a chi lo ascolta il messaggio che voleva dare il Santo piangente.

“Dopo aver visto la lacrimazione ho avuto un senso di leggerezza e di pace indescrivibile. Mi sono chiesto cosa volesse dire. Non ho avuto timore, quindi non credo possa essere un messaggio negativo, ma di speranza”. Dal primo giugno avrà inizio la classica “tredicina”, ovvero 13 giorni di preghiera che portano i fedeli fino alla festa di Sant’Antonio. “L’11 giugno – ricorda il frate – è in programma la giornata di ringraziamento l’11. Saranno presenti tutte quelle persone che hanno ricevuto un segno dal Santo”. Il racconto di Fra’ Mimmo termina. Il frate accompagna i visitatori verso l’uscita. I suoi occhi sono bagnati ma gioiosi, sembra non abbia perso quella pace interiore che gli ha donato questa esperienza. Cammina per la chiesa, incrocia la statua del Santo. Si fa il segno del cristiano, ha leggero un sorriso. Si respira serenità.

Informazioni su La Mosca

Presunto giornalista, in realtà disoccupato
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