Un Vallo pieno di Cultura. Dimenticata

Vallo di Diano e Cilento sono candidati come capitale della cultura 2019. E lo fanno sotto l’etichetta di “Città diffusa”. L’idea e la candidatura arrivano da Giacinto Curcio, un cittadino di Polla. Curcio, ex radicale e ultimamente sostenitore di Oscar Giannino, da sempre impegnato in politica e spesso contro corrente  crede fermamente nella sua idea. La notizia, però, ha scosso un po’ tutti nel territorio. E anche provocato reazioni contrastanti e ironiche. Innanzitutto pochi Comuni sapevano della scelta di Curcio (anche se in qualche amministrazione è stato protocollato l’invito a partecipare) e così in molti, tra gli amministratori, si sono trovati spiazzati di fronte alle domande dei cronisti sull’argomento. Il titolo di “Capitale europea della cultura”, iniziativa nata del 1985, è assegnato alla città che “esemplifica la ricchezza e la diversità della cultura europea”” e rappresenta un evento culturale di grande prestigio in Europa. Numerose sono le candidature i tutta Italia. “Ho inviato plichi e plichi per spiegare il mio progetto e sperare che la scelta cada su di noi”, ha raccontato, in modo entusiastico Curcio.

Riuscirà, quindi, la ‘Città diffusa’ Vallo di Diano e Cilento a diventare capitale della Cultura? Appare quanto meno complicato. Al di là della sicura bontà del progetto di Curcio, sono diversi gli aspetti critici. Concentrandosi al solo Vallo di Diano, territorio di Curcio, i tesori culturali sono tanti e diffusi. Ma anche trascurati se non proprio abbandonati. Dalla Certosa di Padula ad alcuni aspetti del convento di Sant’Antonio, dai centri storici alle chiese e castelli. Nel santuario di Polla, da poco inserito tra le “Meraviglie Italiane”  gli affreschi sono fortemente danneggiati e il rischio di perdere un tesoro diventa ogni giorno più grande. Il Battistero di San Giovanni altra pietra miliare della cultura valdianese non vive momenti d’oro dopo una lunga disputa tra Comuni e amministratori. Della situazione della Certosa di Padula se ne è parlato ampiamente. C’è poi la città museo di Teggiano. Città delle cento chiese. Molte però chiuse a visitatori e turisti. Poi basta fare un giro nei vari centri storici dei paesi del territorio. In questi si ha la sensazione di avere a che fare con ricchezze artistiche e architettoniche sì, ma in degrado. In tanti esistevano castelli medievali, alcuni resistono, altri sono diventati parcheggi o piazzette. Tornando poi al concetto più ampio di “cultura” occorre evidenziare un aspetto del Vallo di Diano: trovare una libreria, un negozio di musica, una pinacoteca, un teatro o una struttura adeguata alla “cultura” o a “fare cultura” è impresa ardua se non impossibile. Fortuna che in tanti, artisti, studiosi e appassionati del luogo, non si arrendono e continuano a “fare cultura” con quanto a disposizione. Poco. Ultima chicca del Vallo di Diano. Polla è denominata “città del libro”. L’unica libreria del paese resiste con difficoltà e per l’amore del suo proprietario (Michele Gentile). Resiste ancora la biblioteca anche se l’affluenza è minore. E di fronte a questo scenario diventa quanto meno complicata sperare nella carica di Capitale della Cultura europea.  E anche “Città diffusa” mi pare un po’ complicato come concetto laddove il campanilismo regna sovrano.

Informazioni su La Mosca

Presunto(so) giornalista, in realtà disoccupato
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